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Attenzione alle cittadine industriali. Pontedera e Piombino hanno abbandonato la politica del governatore Rossi

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di Umberto Cecchi

Scorrendo vittorie e sconfitte nella elezioni amministrative, appena conclusesi coi ballottaggi, viene da chiedersi non tanto quanto solo quanti sia  volubile il pensiero politico degli italiani, ma anche , a volte, quanto si nostri irriconoscente. Un discorso a parte merita la Toscana, oggi imperterritamente  di sinistra perché: ‘i’ che tu voi, voto Pd perché i mì nonno votava comunista, i’ mì babbo anche, e io devo rispettarne le memorie’. Come se il voto fosse una eredità ricevuta e non una presa di posizione politica legata al proprio tempo, e non a quello del nonno. Anche se a dire il vero qualche ‘nipotino’ anche in Toscana comincia a capire la differenza fra esprimere una propria convinzione e  conservare quella di altri in un   nostalgico conservatorismo. Eppure in certi casi, qua e là sono emerse in queste ultime consultazioni, vere e proprie rotture di chi si è improvvisamente destato nel suo tempo interrompendo, con moderna consapevolezza, la catena mistica con il nonno e il babbo.

Due città su tutte. Pontedera e Piombino due realtà industriali che si sono rivoltati alla sinistra. Cosa da mettere in rilievo entrambe legate in modo diretto con il presidente della regione Rossi. Per due anni sindaco di Pontedera poi impegnato con la ricerca togliere dagli impicci Piombino. Sarà un caso?

Prendiamo Piombino, clamorosamente diventata di destra senza che nessuno se lo immaginasse. In fondo, il presidente della Regione Enrico Rossi aveva fatto di tutto per questa città con una storia che più rossa non si può. Lui e il sindaco avevano  mosso mezzo mondo per rilanciare le acciaierie, si erano impegnati a offrite più possibilità di ripresa a una città industriale sull’orlo della crisi, senza riuscirci, è vero, ma si erano dati da fare e infine la Regione aveva varato il nuovo porto, opera gigantesca che dovrebbe servire a interventi pesanti su navi in disfacimento o in costruzione. E’ vero che il porto non è finito, è vero che i rallentamenti sono stati non pochi, è vero che forse ci sarebbe voluto un maggior impegno per portare a termine in tempo elettorale i lavori, ma è anche vero che la buona volontà c’era stata. E meritava un premio. E invece.  E invece no: la sinistra piombinese, quella soprattutto che votava a sinistra per fatti atavici, o timori del presente, ha vacillato, e in cabina elettorale ha detto no.

Vattelo a spiegare l’elettorato! Soprattutto l’elettorato italiano, che per sessant’anni ha votato Pci e Dc con una fermezza stoica, poi si fa convincere da Berlusconi che sarebbe l’ora di cambiare rotta e ha sconfitto la ‘gioiosa macchina da guerra’ di Occhetto, infrangendone i sogni, ma anche arricchendola con tutti quei Dc di sinistra che evidentemente si sono dimenticati che in cabina Dio li vede, il segretario del Pd, no, dando poi vita all’ultimo fenomeno nazionale dell’’Italiano in politica’ il Matteo Renzi rottamatore, che si è autorottamato assieme al partito. Riuscirà il germano del commissario Montesano a recuperare voti e fiducia perduti? Chi sa, forse pensa di farlo grazie a un’alleanza coi 5stelle, ma questo è troppo: da partito strettamente conservatore, portare il Pd alle volubilità dei grillini in crisi è un passo lungo. E pericoloso. Anche perché ho l’impressione che Conte,  da presidente del consiglio, si sia convinto di essere un possibile leader e se lo fanno arrabbiare potrebbe anche pensare a un partito nuovo tutto suo, salutando Di Maio.

Ma il punto è proprio questo nella nostra povera Italia scassata  ognuno pensa d’essere un Leader,  molti puntano a apparire buoni e prendono tempo a litigare sugli immigrati  e far fiorire cooperative nate ad hoc, e a chiedere una casa per i rom, che una volta erano nomadi, e nessuno che si preoccupi di dare una casa o una semplice mano alla nostra gente, anzi, tenta ogni giorno, con una trovata o con un’altra di diminuirne la pensione per coprire debiti da miliardari e vessare la massa con  mille tassazioni assurde. Ladresche. Una volta questa massa poteva contare sul Partito Comunista come difensore d’ufficio, ma oggi?  Oggi nessuno muove un dito per immigrati clandestini ridotti a schiavi a sfacchinare dodici ore al giorno nei frutteti del sud per una paga da fame. L’importante è far sapere che uno vuol bene agli immigrati. Quanto poi ad aiutarli è un’altra cosa. Chi sarà il leader del vero partito del nostro tempo, quello dell’ipocrisia?

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