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Andremo al voto? Quasi certo. Sembra di essere a un gioco da ragazzi non un serio dibattito politico UMBERTO CECCHI

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di Umberto Cecchi

Questo governo farraginoso che è infilato in una crisi labirintica che da mesi va alla ricerca di uno sbocco qualsiasi, sembra essere arrivato a destinazione, anche se a tutta prima sembra più un gioco fra ragazzi non un serio dibattito politico: esemplare di Maio che dice che prima d’andare a casa bisogna fare la legge sulla diminuizione dei parlamentari. Come se questo fosse il problema più serio dell’Italia,  e non il blocco dell’aumento dell’Iva,  mentre  in mare seguita a imperversare l’anarchia delle Ong che hanno ormai trovato il loro mestiere per campare: andare e venire sulle nostre coste  con sempre nuovi sciagurati scaricati in mare da ‘schiavisti’, che qualcuno corre sempre ad aiutare per consegnare i profughi ad altri schiavisti nostrani, nei campi del sud. Il ministro degli interni blocca, la magistratura sblocca e denuncia il ministro, raramente i coltivatori. Non basta: ora ci si mette pure Richard Gere che avrebbe da guardare il ‘suo’ muro fra Usa e Messico, e invece è qui, nel Paese di Acchiappacitrulli dove tutti organizzano  il loro show.  Con applausi europei.

Insomma voto o non voto? E quando? Anche qui c’è l’impasse burocratico: votare in autunno? Non è uso. E allora quando, si chiedono i crisantemi per vocazione, perché ogni crisi di governo è una miniera di scommesse e sorprese. Figuriamoci, si potrebbe tornare anche a un bel governo Monti per far felice l’Europa sfiancata e finire di distruggere l’italia, coi suoi ‘nuovi poveri’, con le sue tasse inique, con la sua burocrazia inabile e vergognosamente conservatrice, che impedisce la nascita di industrie, qualsiasi sviluppo o recupero del patrimonio nazionale che non c’è più: cominciammo a  svenderlo, negli anni Ottanta nel porto di Civitavecchia, sul vecchio ‘Britannia’, la nave reale inglese, a bordo del quale potenti personaggi  europei  e italiani chiusero le trattative per spogliare l’Italia dei suoi gioielli, cominciando dall’Iri con tutto ciò che rappresentava, e ogni nostra impresa pubblica diventò europea non più italiana. Ovviamente gli italiani a bordo del ‘Britannia’ , furono poi abbondantemente premiati- e lo sono tutt’oggi –  con cariche di prestigio. Venduta l’Italia, infatti,  si trattò di sistemare i venditori, che oggi sono stelle di primo piano.

Se Salvini appare un po’ troppo decisionista, e propositore, e attira preferenze, è stupefacente vedere come i 5Stelle tolgano dal loro cilindro sequele di idiozie inutili che deludono il loro elettorato e distruggono il paese che ha bisogno di rilancio dell’economia e del lavoro. Nel 1929, negli Stati Uniti, Roosevelt affrontò la grande crisi, scatenando i lavori pubblici: strade autostrade, dighe, laghi,  miniere, ospedali, caserme e carceri spuntarono come funghi.  Qui da noi si blocca anche la Tav, cosa che ci costerà un patrimonio.

Andremo al voto? Ormai è quasi certo, spetterà alla fine al Capo dello Stato decidere il caotico futuro del nostro paese. Nel passato in casi come questo, le scelte del Quirinale non sono sempre state le più azzeccate, ricordo solo quelle che hanno dato vita alla grande disavventura del paese: il governo Monti e il governo Renzi con la cacciata di Letta. A noi manca solo un nuovo governo tecnico, prima di salire su un gommone e migrare in altri mondi, che tuttavia non ci accoglierebbero.

Ultima notazione: tutto questo avviene in un’Italia dilaniata dalla necessità, e in un’Europa, dove la macchina economica, a patire dalla Germania, comincia a perdere colpi.  Potevamo essere l’ago della bilancia della politica e dell’economia del mondo, e siamo invece l’ultima e screditata ruota del carro.  Dilettanti allo sbaraglio mossi dall’antagonismo, dall’odio, dalla smania di potere, incapaci, quasi tutti, di far politica, di generare economia. Privi ormai di libertà d’azione. La nostra liberà è gestita da un aborto d’Europa basata su assurdi nazionalismi là dove ormai impera il globalismo più immondo, infilati di nuovo in una guerra fredda a tre: Usa, Russia, Cina. Guerra economica.

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