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L’operazione Renzi, chiamiamola così, è stata un’opera d’arte machiavellica, di un cinismo politico da far invidia a Diogene e Antistene

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A Renzi si possono fare tutte le critiche che vogliamo, tanto sono più o meno azzeccate, ma non gli si possono negare due grandi doti utili a un politico: la dialettica dirompente, convincente, disinvoltamente creativa, e un cinismo che Diogene e Antistene gli inventori di questo stile di vita e di pensiero, gli invidierebbero.

di  Umberto Cecchi

Ascoltandolo da Vespa, martedi sera, per chi come me e altri avesse una memoria storica della politica italiana del nostro tempo a avrebbe pensato a Cincinnato: il condottriero romano che, vista la patria in pericolo, lascia i campi dove s’era ritirato e torna a difenderla dai barbari invasori. Di Cincinnati in Italia, da Roma in poi ce ne son stati a bizzeffe, Dante, un po’ d’anni fa, dice una cosa santa: ‘un Marcel diventa ogni villan che guerreggiando viene’. Si vede che anche ai suoi tempi i miti nascevano facili. Devo dire che io, mai stato comunista né di conseguenza pidiessino, ha provato simpatia per il PD e per il povero Zingaretti che il compagno di partito ha infilato in un cul de sac, in una nassa dalla quale è impossibile uscire. E c’è infilato felice, fiducioso come un ragazzino alle prime armi.

L’operazione Renzi, chiamiamola così, è stata un’opera d’arte machiavellica, come ammette lui stesso: pensata con intelligenza creativa e con una voglia di vendetta estrema, fredda. Ha lanciato l’impossibile idea di un’alleanza PD Grillini, assurda nella mente della gente comune, il PD c’è cascato, affascinato dall’idea di passare dal nulla al governo, e affascinato dalla medesima idea ha accettato in gran parte tutte le richieste di Di Maio, e perfino la presidenza del consiglio di Conte, dopo il penoso show alle Camere, con piroetta politica. Lui Renzi guarda, si rimangia critiche e denunce ai 5 stelle, loda Conte, inneggia al suo ex diffamatore Di Maio, accusa zolianamente Salvini  di sete smodata di potere e annuncia che non entrerà al governo per non turbare gli spiriti.

Eccezionale. E il PD crede a tutto questo, non parliamo poi dei 5 stelle, in agonia. Chi mi meraviglia è il Capo dello Stato, che insomma, non nasce proprio ieri come politico, ma tutti parlano così bene di lui, in quel momento, da far passare in secondo piano qualsiasi sospetto. A governo appena fatto, quando tutti tirano un sospiro di sollievo per la desalvinizzazione, del Paese ecco il colpo di scena. Renzi annuncia che lascia il partito ma non la linea, e che con lui vanno un bel numero di parlamentari, quelli che insomma, più o meno servirebbero al governo, specialmente in Senato, per non ‘andare sotto’.  E’ un ricamo a punto in croce. Pur ammettendo che Renzi e i suoi appoggeranno il governo, tutti sanno questo è più o meno nella mani dell’ex segretario del Pd, a cominciare da Conte per finire con Zingaretti. O si fa come dico – dirà Renzi parlando ovviamente in difesa dell’Italia e del suo futuro o tutti a casa – anzi non lo dirà neppure, è cosa implicita-

Un capolavoro di cinismo e dialettica.

Di fronte agli italiani vespisti, martedi sera Renzi  ha detto verità sacrosante.” Non mi è mai piaciuta la canzone ‘Bandiera rossa’ , sono strettanente legato al Pci-Pd  all’interno dei quali sono cresciuto “, dimenticandosi che in realtà è cresciuto all’oratorio, coi Boy scout. Ma la performance migliore è stata dopo aver ascoltato una vecchia registrazione nella quale giurava che mai sarebbe andato coi 5 stelle, neppure pena la morte, non nega, ovviamente  non potendolo fare come fa di solito, ma spiega: ‘Per forza a quel tempo non era il momento giusto avrei fatto del male al Paese. E le querele?E le offese di Di Maio? Io ha detto serio, compunto, convinto, non faccio una politica personale, io non guardo al passato, ma al futuro. E chi conosce Renzi sa bene una cosa di lui: il passato l’ha tutto dentro, come gli elefanti non dimentica mai gli sgarbi ricevuti, né li perdona. E infatti eccolo qui a presentare i conti a tutti. Oggi, in politica, lui è di nuovo l’uomo del giorno. L’uomo che conta e che tiene sul filo governo e Paese. La Leopolda ricomincia i fasti, lui sa che c’è chi lo ama e chi lo disprezza, ma è un politico vero, su questo non c’è dubbio, cade e si rialza. Anzi mi piacerebbe sapere chi è il consigliori che l’ha aiutato in questo ultimo colpo di mano da manuale. Se c’è, e credo di si, dev’essere un cinico par suo. Vedremo.  Certo che l’operazione merita un posto chiave nel manuale dei fatti politici, per la determinazione e il freddo calcolo il quale è stata fatta e giustificata: l’Italia dei giovani di domani.

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