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‘Vini Migranti’, il giro del mondo in un bicchiere

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di Elisabetta Failla

Un vino bianco prodotto da vignaioli palestinesi e israeliani a Betlemme, un viticoltore. Eddie, scappato in Libano dalla Siria che coltiva Cabernet in un terreno espropriato agli Hezbollah, o un ‘vino sciamanico’ ottenuto da un vigneto di 120 anni della Baja California al confine tra Messico e Stati Uniti. Sono alcuni dei protagonisti di ‘Vini migranti’, la prima rassegna enologica che avrà luogo il 19 e 20 gennaio prossimi a Montelupo Fiorentino in provincia di Firenze presso gli spazi di ‘Facto‘. Grazie alla presenza di oltre cinquanta vignaioli provenienti da molte parti del mondo. Saranno presenti anche produttori della zona dello Champagne, dal Cava e dall’Ungheria, oltre che da varie zone d’Italia.

La rassegna è nata da un’idea di un gruppo formato da Andrea Rubbi di Enoteca “Lortica” di Bologna , Teseo Geri di “Spezie Rare”, Stefano Secci,sommelier  efood-blogge), Lorenzo Macinati di “Solo Vino Enoteca Naturale” di Roma e dal giornalista e critico enogastronomico Leonardo Romanelli.

Alla base di Vini Migranti c’è soprattutto la loro voglia di riunire una serie di produttori di vino provenienti un po’ da tutto il mondo con l’obiettivo di allargare la visione enoica in tutto il parallelo mondiale dando spazio a piccole ed uniche realtà vitivinicole. Non mancheranno naturalmente alcuni produttori italiani, circa quaranta, provenienti da diverse zone del Paese. In occasione della manifestazione verrà presentato per la prima volta in Europa il progetto www.borderless.wine realizzato in collaborazione con Peter Welton.

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