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Palazzo Madama ha concesso l’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini con i voti di Pd, MS5 e Iv

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La votazione  di Palazzo Madama ha concesso l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro dell’Interno per il caso della nave Gregoretti, l’imbarcazione della Guardia costiera bloccata nel luglio scorso per 5 giorni al largo di Lampedusa con a bordo 131 migranti. La Giunta delle immunità parlamentari al Senato lo scorso 12 febbraio aveva dato voto favorevole al processo, per volere dello stesso Salvini che aveva chiesto ai suoi di votare sì, mentre la maggioranza si era astenuta.

“A testa alta e con la coscienza pulita di chi ha difeso la sua terra e la sua gente”, con queste parole ha anticipato sui social Salvini il suo intervento al Senato. Ai cronisti che gli chiedevano un commento fuori dall’Aula di Palazzo Madama il leader leghista ha poi detto: “Spiace che qualcuno a sinistra, in Italia e nel mondo, cerchi di eliminare il suo avversario per via giudiziaria. Voglio andare a processo per raccontare al mondo e ai miei figli che queste politiche sull’immigrazione condivise dalla Lega e dal M5s hanno salvato decine di migliaia di vite umane”, ha detto durante il suo intervento in Aula a Palazzo Madama. Poi, difendendo le sue decisioni, ha aggiunto: “Anche Lamorgese [il nuovo ministro dell’Interno, ndr] ha protratto di uno, due, diversi giorni alcuni sbarchi in attesa delle redistribuzioni”.

I fatti

Il 26 luglio del 2019, quando il leader della Lega era ancora ministro dell’Interno, la nave Gregoretti ha ricevuto l’ordine di trasbordare 131 persone salvate in mare da un pattugliatore della Guardia di finanza e da una motovedetta della Guardia costiera italiana e di dirigersi verso Catania. Il giorno successivo il comandante ha fatto richiesta di un porto di sbarco, ricevendo l’autorizzazione ad approdare nel porto militare di Augusta. Il ministero dell’Interno, che era a conoscenza della richiesta della Gregoretti, ha negato l’autorizzazione fino al 31 del stesso mese. Matteo Salvini, sostengono i giudici del tribunale dei ministri di Catania, in qualità di capo del dicastero avrebbe abusato del suo potere di ministro bloccando la nave. L’accusa nei suoi confronti è di sequestro di persona aggravato, in violazione dell’articolo 605 del codice penale, comma 1, punto 2 del comma 2 e comma 3.

La difesa

Davanti a giudici, scriveva qualche giorno fa l’Agenzia Ansa riportando alcune indiscrezioni della strategia dei legali del leader del Caroccio, Salvini si difenderà sostenendo di aver ritardato lo sbarco perché riteneva che la nave Gregoretti fosse un porto sicuro e perché avrebbe ricevuto dal governo tedesco la notizia che a bordo dell’imbarcazione militare erano presenti soggetti in grado di mettere a rischio la sicurezza nazionale. Dovrebbe poi fare appello alle norme contenute nei decreti Sicurezza approvati dal governo gialloverde.

Il presidente della Giunta Maurizio Gasparri nella sua relazione chiedeva di respingere l’autorizzazione a procedere e sosteneva che il primo ministro fosse coinvolto a livello politico e governativo. In un’intervista al Corriere, Conte aveva però risposto: “Tutta la fase decisionale riguardante lo sbarco è stata gestita dall’allora ministro dell’Interno, che l’ha anche rivendicata, come attestano le dichiarazioni pubbliche dell’epoca”. Il premier aveva ribadito anche l’interesse di Salvini di rafforzare la competenza del Viminale attraverso i decreti Sicurezza approvati lo scorso anno.

 

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