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Dazi, Busi (Chianti) “Felici per esclusione Italia, possiamo guardare ai prossimi mesi con più serenità”

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Per la seconda giornata della settimana delle anteprime dei vini toscani oggi, domenica 16 febbraio, gli appassionati di vino potranno partecipare a Chianti Lovers, l’anteprima promossa dal Consorzio Vino Chianti e dal Consorzio Tutela Morellino di Scansano.

L’appuntamento all’interno del padiglione Cavaniglia, è dalle 16 alle 21, mentre dalle 9.30 fino alle 16 potranno accedere solo operatori di settore accreditati.  Si potranno degustare le nuove annate Chianti DOCG 2019 e Riserva 2017 e Morellino di Scansano DOCG Annata 2019 e Riserva 2017, in uscita quest’anno. Protagonisti saranno dunque, sul fronte del Chianti, i vini delle aziende del Consorzio e dei Consorzi di Sottozona: Rufina, Colli Fiorentini, Colli Senesi, Colli Aretini, Montalbano, Colline Pisane, Montespertoli, oltre alle etichette di 24 cantine maremmane per il Morellino di Scansano.

La manifestazione si apre con la buona notizia di ieri, ovvero che l’Italia rimane fuori dalla disputa aerea tra Stati Uniti e Unione Europea. I prodotti enogastronimici del nostro Paese, olio e vino in particolare, rischiavano infatti di finire al centro della querelle che ha coinvolto Boeing e Airbus, accusatesi vicendevolmente di aver ricevuto aiuti di stato – per miliardi di euro – rispettivamente da Stati Uniti e Unione Europea.

“La notizia più bella che potesse arrivare alla vigilia della nostra anteprima Chianti Lovers. Possiamo tirare un sospiro di sollievo dopo mesi di apprensione. Siamo grati al governo americano e alle nostre istituzioni per il gioco di squadra che ha permesso di escludere l’Italia dai Paesi colpiti dai dazi.”, ha commentato ieri Giovanni Busi, presidente Consorzio Vino Chianti – Il mercato americano resta per noi punto di riferimento e asset fondamentale per il nostro export. Un Paese che negli ultimi decenni ha incrementato l’interesse e l’apprezzamento verso i nostri prodotti. Questa notizia ci fa riprendere la nostra attività con maggiore serenità, pronti a investire ancora di più.”

Infatti il Chianti Docg archivia il 2019 con un deciso segno più: le bottiglie vendute sul mercato italiano sono cresciute del 6,3%, mentre sul mercato globale la crescita è stata dell’1% equivalente ad un milione di bottiglie in più. Numeri positivi, soprattutto se paragonati all’andamento commerciale delle bottiglie da 0,75 che sono cresciute in Italia solo dell’1,5%. Bene anche i mercati esteri che crescono di un punto percentuale, nonostante il calo della Germania (dove si è registrato un -10%) e la sostanziale stagnazione degli Usa.

“Questi numeri mostrano che la strada imboccata ormai da anni dal Consorzio Chianti è quella giusta – commenta il presidente Giovanni Busi -. Una strada fatta di innalzamento della qualità del prodotto e di promozione dell’immagine sui mercati strategici, vecchi e nuovi: il mercato riconosce e apprezza, causando tra l’altro un effetto secondario di grande rilevanza sociale, ovvero la tenuta del prezzo anche per i vini sfusi”.

Infatti, la buona performance del 2019 acquista un valore ulteriore se paragonata all’andamento dei vini Chianti Docg dal 2013 ad oggi: negli ultimi 7 anni si evidenzia un incremento del 23% delle bottiglie vendute, con una crescita a valore del 33%, segno di un recupero dei prezzi a scaffale e perciò di una maggiore valorizzazione della denominazione. Nello stesso periodo, il segmento in bottiglia da 0,75 è cresciuto del 7% in volume e del 22% a valore.

“Il saldo positivo – prosegue Busi – indica che il mercato di riferimento, quello italiano, ha un apprezzamento crescente per la qualità dei nostri vini e che i nuovi consumatori, principalmente asiatici e sudamericani, compensano il calo dei tedeschi e lo stallo degli statunitensi”.

“Per il 2020 guardiamo con attenzione alla Cina e all’evoluzione nel medio periodo dell’epidemia di coronavirus: nel terzo trimestre 2019 abbiamo venduto molto perché è il periodo in cui i buyers cinesi riempiono i magazzini in vista delle Feste. Adesso, con l’annullamento dei festeggiamenti per il Capodanno cinese e la chiusura di gran parte dei ristoranti c’è il rischio che quelle scorte non vengano smaltite: con febbraio si perde un mese importante in termini commerciali. Secondo le nostre stime, se l’allarme rientrerà a breve, potremmo avere una perdita stimata tra il 5 e il 10% che però potremo ammortizzare senza grossi problemi perché quello cinese è un mercato che cresce molto anno su anno”.

 

 

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