Home News Fase 2. “Lei quale congiunto va a trovare?” La domanda di un...

Fase 2. “Lei quale congiunto va a trovare?” La domanda di un tutore dell’ordine. Un parente di 1°, 2°, 3° grado? E se fosse l’amante? chiedere al governo

648
0
di Massimo Sandrelli
Dopo oltre quaranta giorni di “clausura” satolli di Jessica Fletcher e Ncis Los Angeles, disgustati dai dibattiti tra politici di secondo piano e una pletora di virologi di cui, francamente si ignorava l’esistenza, o di “one man show” a squarcia gola, eravamo ansiosi di procedere verso la famosa Fase 2. Invece, con il solito videomessaggio, siamo stati informati che la riapertura sarà lieve, lenta ma soprattutto confusa.
Quando si impongono delle norme è buona consuetudine pensare che devono essere condivise nell’interesse collettivo, quindi devono apparire sagge e eque. Bisogna considerare quanto deprimeranno le legittime attese della gente, dopo di che bisogna anche mettersi nei panni di tutti coloro che le dovranno fa rispettare: i tutori dell’ordine, dai vigili ai carabinieri, alla polizia. Soprattutto bisogna insistere per rendere chiaro come si argina una possibile recrudescenza della pandemia. A oggi mi sembra che le uniche certezze, al proposito, siano la distanza interpersonale e l’igiene.
L’ennesimo d.P.C.m. (decreto del presidente del consiglio dei ministri) contiene, oltre a tutta una serie di “visto…” e “considerato…” al primo punto il divieto di spostamento immotivato. Ci si può muovere per motivi di salute, di lavoro, per il rientro al proprio domicilio e per andare a trovare “congiunti”, sempre con le mascherine (vi consiglio a proposito l’ultima trasmissione di Report) ma non si possono fare cene o assembramenti…Ma se il problema è la distanza e l’igiene, che cosa c’entra chi vado a incontrare? O cosa c’entra se resto a cena oppure no? Vi rendete conto in quali difficoltà vengono messi coloro che devono fare i controlli. “Lei da quale congiunto sta andando?” E qui può scoppiare il finimondo. Secondo la Treccani, congiunto è un parente, per il Wikizionario è un consanguineo, un amico e simili. Qualcuno ha detto: bisogna confortare gli affetti. E chi stabilisce se l’affetto per un parente deve essere prevalente a quello verso un amico o di un’amica? E’ insorta anche l’Arcigay. Ma se il problema è la distanza perché indagare chi devo incontrare? E poi come farà il vigile a stabilire se durante questo mio “incontro-congiunto” sarà garantita la distanza? Oltre alla paletta il povero vigile o vigilessa avrà in dotazione anche un metro e un mandato di perquisizione? O ci si affiderà alla delazione dei vicini? “ieri ho visto dal pianerottolo che quei due si sono perfino stropicciati…” Tutto questo in nome della salute pubblica. Ma il concetto di salute comprende anche la parte mentale. Questo ammassarsi di divieti, oltre ad un’assurda violazione della libertà, rischia di far saltare i nervi.
Il cronoprogramma delle attività che possono ripartire è un altro capitolo inglorioso. Dal 27 aprile riapre la Fiat e qualche altra azienda, dal 4 maggio tutte le altre industrie, le banche e le chiese dall’11 maggio le Poste, dal 18 maggio musei mostre, commercio e gli allenamenti delle squadre di calcio, il primo giugno parrucchieri ristoranti e bari. Ma per compilare questo calendario chi hanno consultato qualche chiromante o ci ha messo lo zampino qualche ex del Grande Fratello? Sfugge la logica e non c’è buonsenso. Poi c’è la parte del “tutti uguali”. La mappa del contagio indica le differenze che ci sono sul territorio nazionale. Il rosso è concentrato sul Nord. La domanda è conseguente. Perché i provvedimenti, i protocolli, i divieti devono valere dalle Alpi alla Sicilia nello stesso modo? La politica, dicevano, è l’arte di governare la complessità. Non riesco a vedere l’arte…

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here