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Le Pmi europee alla Commissione Ue “Serve un vero piano di rilancio”

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“Apprezzamento” per gli sforzi della Commissione Europea per far fronte alla crisi dovuta al Coronavirus, in particolare “le nuove linee guida per la riapertura del mercato interno e delle frontiere che potranno favorire almeno in parte l’avvio della stagione turistica, fondamentale quest’anno per molti Stati membri. Queste misure aiuteranno senz’altro a prevenire un vero disastro economico nelle regioni maggiormente colpite”. Ma “in due punti fondamentali non abbiamo ancora visto misure adeguate”. Lo scrive in una lunga lettera alla presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen, Cea-Pme, la Confederazione Europea delle Piccole e Medie Imprese. La missiva è firmata tra gli altri da Maurizio Casasco, presidente di Confapi e primo vicepresidente di Cea-Pme.
“Non sono ancora state stabilite le condizioni per le garanzie sui prestiti della BEI e per l’utilizzo del fondo SURE, condizioni che dovranno essere definite in modo che tali fondi possano essere effettivamente destinati alle aziende di piccole dimensioni e ai lavoratori autonomi – spiega l’associazione degli imprenditori europei -. Le banche sono ancora restie a concedere prestiti d’emergenza alle aziende più piccole, stanno applicando tassi d’interesse scandalosi e richiedono garanzie supplementari, nonostante abbiano già accesso a garanzie della BEI che consentono una copertura totale del rischio. Inoltre, ci preme evidenziare che SURE sarà uno strumento efficace a sostenere i lavoratori autonomi solo se gli Stati membri sospenderanno i ‘normali criterì per l’accesso alle indennità di lavoro o all’indennità di disoccupazione. Vi chiediamo di far valere la relativa condizionalità al momento della concessione delle garanzie della BEI e dell’utilizzo dei fondi SURE. Di conseguenza, almeno il 20% dei fondi della UE o le garanzie devono prima di tutto e soprattutto raggiungere le aziende più piccole e i lavoratori autonomi senza altra burocrazia oltre alla ragionevole protezione del denaro dei contribuenti”.
Inoltre “in qualità di rappresentanti delle Pmi europee – prosegue la lettera -, auspichiamo che possa essere implementato un ampio programma di supporto alle piccole e medie imprese. Queste sono le aziende più colpite, secondo le nostre stime almeno cinque milioni di piccole e medie imprese potrebbero avere ora la necessità di usufruire di una ‘seconda possibilità’ in modo da poter riorganizzarsi, prima di essere costrette a dichiarare fallimento. L’Europa non può permettersi sia economicamente sia politicamente un tasso di fallimento del 20%.
Con l’occasione avanziamo una richiesta urgente: le risorse del recovery fund che intendete utilizzare per la ricostruzione devono necessariamente essere destinate alle Pmi europee, per un ammontare almeno di 50 miliardi di euro e non alle grandi imprese. Le aziende di grandi dimensioni non devono essere autorizzate ad utilizzare i fondi destinati all’emergenza da Coronavirus per crisi strutturali pregresse. Ciò include, ad esempio, i bonus per la rottamazione di auto nuove o la parziale nazionalizzazione di aziende già in crisi”.
Per Cea-Pme “investire oggi in aziende di medie dimensioni significa garantire a milioni di imprese l’opportunità di promuovere la digitalizzazione, lanciare nuovi prodotti, servizi e processi, conquistare nuovi mercati e acquisire nuovi clienti o partner. In una situazione di emergenza come questa e con pochi aiuti dall’esterno, le piccole e medie imprese trasformeranno le idee creative in modelli di business di successo nel più breve tempo possibile. Come abbiamo fatto durante e dopo la crisi finanziaria dal 2008 al 2013, quando siamo riusciti, in questo modo, a mantenere i livelli occupazionali e ad essere i primi a creare nuovi posti di lavoro. Dal 2015, l’80% di nuovi posti di lavoro in Europa sono stati creati dalle Pmi e non dalla grande industria, anche se le Pmi rappresentano ‘solò il 60 percento dell’economia – prosegue l’associazione di categoria -. Le Pmi europee hanno giustamente bisogno e si aspettano un sostegno maggiore dagli aiuti di Stato rispetto alle grandi aziende. Al fine di rilanciare l’economia, le Pmi hanno bisogno di finanziamenti a fondo perduto – piccoli importi fissi, senza cofinanziamento, ma per un numero significativo di aziende, gestiti direttamente dalla Commissione europea per evitare ritardi. Questa forma di sostegno non dovrebbe rientrare nelle regole del De minimis e generererebbe altresì un forte impatto positivo. E’ sempre necessario ricordare che le Pmi sono il cuore dell’economia europea. Auspichiamo che possa essere avviato al più presto un programma per il rilancio delle Pmi”, conclude la lettera.