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Colline lucchesi, Villa Santo Stefano in festa per la prima annata di ‘Volo’

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di Elisabetta Failla

La tenuta vitivinicola Villa Santo Stefano, situata sui colli lucchesi è frutto dell’amore per questa terra e per i suoi vini. Tutto è iniziato nel 2001, quando Wolfgang Reitzle, tedesco di Monaco di Baviera che fin da bambino era abituato a passare le vacanze in Toscana e in questi luoghi, acquistò “Villa Bertolli” assieme ad alcuni oliveti e ad un vigneto di circa un ettaro che venne ribattezzata Villa Santo Stefano in onore della pittoresca pieve del IX secolo che si trova nei pressi.

Uno degli edifici di Villa Santo Stefano

Dopo una sapiente ristrutturazione degli edifici Wolfgang Reitzle vive gran parte dell’anno insieme a sua moglie Nina Ruge. Doveva essere esclusivamente il loro buen ritiro, un luogo con una posizione unica sulle colline, la vista mozzafiato sulla valle ed in lontananza sul mare a pochi chilometri da Lucca. Ma quando per la prima volta i proprietari assaggiarono il loro primo olio extravergine di oliva e il vino del loro piccolo vigneto decisero di dedicarsi alla loro produzione.

Sono 15 anni che Villa Santo Stefano produce vini. Tutto iniziò grazie alla collaborazione con Carlo Ferrini che contribuì a creare i vigneti per la coltivazione del Sangiovese, il vigneto più vecchio (circa 20 anni), del Merlot, del cabernet, del Petit Verdot, per quanto riguarda le uve a bacca rossa, e del Vermentino, per quanto riguarda le uve a bacca bianca.

Panorama

Al momento l’azienda produce, nei suoi 11 ettari di terreno, circa 30.000 bottiglie tra vino rosso e bianco, nonché 2500 litri di olio extravergine di oliva. Per quanto riguarda l’olio extravergine di oliva, la produzione è frutto della collaborazione dei fratelli Pruneti, produttori di olio di altissima qualità a S. Paolo, nel Chianti classico. Da diverse generazioni il loro olio figura fra i migliori nelle classifiche di qualità. Furono i fratelli Pruneti a suggerire di investire sulla conservazione sotto azoto dell’olio franto.

Per quanto riguarda la produzione vinicola, dopo Carlo Ferrini continua i con l’assistenza degli agonomi Antonio Spurio e Alessandro Garzi e dell’enologo Alessio Farnesi.

La Cantina

La produzione essenzialmente si basa sul rispetto per la natura, in quanto sia i vigneti che gli oliveti sono in conversione biologica, e per l’alta tecnologia utilizzata in cantina costruita nel 2014. L’azienda infatti vuole ottenere vini il più possibile puliti ma soprattutto, secondo il desiderio di Wolfgang Reitzle, che siano i migliori della Lucchesia. Oltre alle vasche in acciaio, vengono utilizzati barrique e tonneau.

L’occasione per visitare la tenuta è stata la festa per la prima annata di Volo, il nuovo vino rosso. In realtà è stata una vera e propria degustazione di tutti i vini prodotti da Villa Santo Stefano.

Gioia 2018, Bianco IGT

A partire da Gioia, annate 2018 e 2019, vino bianco IGT a base di Vermentino, Dopo una leggera macerazione, le uve vengono messe a fermentare per circa 15/20 giorni in vasche di acciaio a temperatura controllata. Ḕ un vin fruttato leggero, con una bella mineralità e una piacevole acidità. L’annata più giovane al naso si evidenziano note agrumate e erbacee, in particolare di macchia mediterranea, una bella mineralità e sapidità. In bocca si coglie la freschezza, la mineralità che bilanciano l’alcolicità di questo vino che raggiunge i 14°. Bella persistenza sul finale con una nota amaricante. L’annata 2018 appena versata è un’esplosione di mineralità che poi lascia il posto alle note di frutta gialla, come ananas e pesca, floreali ed erbacee. In bocca mostra una spiccata acidità ed una bella freschezza.

Luna 2019, Rosato IGT

A seguire la degustazione di Luna 2019, rosato IGT a base di 50% Merlot e 50% Sangiovese. Viene vinificato in bianco e imbottigliato e vengono prodotte circa 5 mila bottiglie. Al naso si sentono sentori floreali, in particolari fiori di campagna e rosa selvatica e profumo di frutta, come il melone, pesca e fragola, e minerale. In bocca è fresco, leggermente acido e sul finale sapido e persistente. Un vino piacevole ed equilibrato.

Volo 2019, Rosso IGT

Quindi è la volta della novità di quest’anno: Volo 2019, rosso IGT prodotto con 40% di Cabernet Sauvignon, 40% di Petit Verdot e 20% di Alicante. Un vino che dopo otto mesi di affinamento in cemento viene imbottigliato a fine giugno. L’idea che sta alla base di questo vino è quella di produrre un vino adatto a tutte le stagioni ma anche adatto a tutti gli appassionati. Il profumo contiene sentori di fiori rossi, di frutti di bosco con una lieve nota erbacea. In bocca è caldo, il tannino è abbastanza morbido e piuttosto persistente sul finale. Un vino bilanciato, semplice ed elegante che può davvero essere degustato in molte occasioni.

Sereno 2018, Rosso DOC

Siamo poi passati a degustare Sereno, vino rosso DOC annate 2018, 2017 e 2016. Prodotto con 80% di Sangiovese e 20% di Ciliegiolo, Canaiolo e Colorino è un vino che rientra nella classica tradizione toscana. Dopo l’affinamento in acciaio Sereno fa a12 mesi in botte grande. L’annata 2018 è un campione di botte (verrà imbottigliato il prossimo settembre), al naso mostra profumi floreali, come la rosa e la viola, frutti neri maturi, una leggera speziatura, note di legno, liquerizia. In bocca appare piuttosto morbido, caldo con tannino che ancora mostra una certa acidità e persistente. Il colore è rosso rubino intenso. Certamente i mesi che ancora restano prima dell’imbottigliamento consentirà un deciso miglioramento. Per quanto riguarda l’annata 2017, il colore è rosso rubino già tendente al granato. Al naso il profumo appare più intenso con viola e pansé, frutti di bosco, spezie dolci, note balsamiche e erbacee, tabacco e coccolata. In bocca è caldo, persistente con un tannino rotondo e non eccessivo. Un vino decisamente equilibrato. L’annata 2016 è forse la men equilibrata. Al naso si sentono profumi floreali e fruttti, i fiori di bosco sono decisamente ben maturi, belle note balsamiche e boisé. In bocca il tannino è molto morbido, anche in modo eccessivo, il vino a corpo e struttura e bella persistenza. L’invadenza del tannino fa sì che il vino non sia perfettamente equilibrato anche se potrebbe essere un buon vino da meditazione.

Loto 2017, Rosso IGT

Last but not least, arriva il momento di degustare il vino di punta di Villa Santo Stefano – Loto – con una verticale delle annate 2018, 2017 e 2016. Si tratta di un vino rosso IGT prodotto con 50% di Cabernet Sauvignon, 40% Merlot e 10% Pedit Verdot. Le uve fanno separatamente 12/14 mesi di barrique francesi sia nuove che vecchie per poi affinare in blend in cemento. Come per Sereno, anche l’annata 2018 è un campione da botte in quanto verrà imbottigliato a gennaio 2021. Al naso Loto mostra sentori floreali e fruttati, note speziate e boisé, tabacco e cioccolata. In bocca appare piuttosto caldo, il tannino è sulla via di una maggiore morbidezza anche se ancora la nota acida è ancora bella presente, persistente sul finale. Un vino che con il tempo darà certamente delle belle soddisfazioni olfattive e gustative. Mentre l’annata 2017 appare piuttosto equilibrata, morbida, calda e persistente, merita attenzione l’annata 2016. Il profumo è complesso, note loreali e fruttate, in particolare frutta nera ben matura, lasciano il posto a note balsamiche e boisé, alle spezie non solo dolci perché si possono percepire sul finale il pepe nero e i chiodi di garofano. In bocca è caldo, tannino morbido, ma fresco con una leggera acidità con una bella persistenza. Il migliore dei tre probabilmente per equilibrio e complessità con la possibilità di migliorare ancora.

E dopo l’interessante degustazione pranzo per festeggiare Loto con i piatti dello chef Riccardo Santini dell’Osteria Il Vignaccio di Camaiore.

La piscina di Villa Santo Stefano
Il fenile ristrutturato di Villa Santo Stefano
Riccardo Santini, Osteria Il Vignaccio
Riccado Santini, Osteria Il Vignaccio
Riccardo Santini, Osteria il Vignaccio

 

 

 

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