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Cairo “Non resterò a vita, cederò il Torino a chi saprà fare meglio”

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“Io sono contento, ma non sono soddisfatto al 100%. La partenza bruciante con la promozione in A andò oltre le aspettative. Quando ti sopravvaluti però paghi e noi vivemmo un periodo buio: tre anni di A senza infamia nè lode, e poi la B annaspando per lo shock. Però, dal nostro ritorno in A, abbiamo fatto ciò che ci chiedono i tifosi: restituire onore al Toro, tornare stabilmente sulla sinistra della classifica, rifare il Filadelfia. Se è rinato mi prendo parte dei meriti: i tifosi lo volevano da 20 anni, ora c’è”. Il presidente del Torino, Urbano Cairo, traccia un bilancio dei suoi anni alla guida del club granata. Un bilancio positivo, nonostante una contestazione che sembra non mollare. “Mi spiace molto, il tifo talvolta ha componenti irrazionali – spiega il numero uno della società piemontese in un’intervista a ‘La Repubblicà – I primi tre anni fu amore assoluto, poi ci fu la contestazione, poi di nuovo l’amore che va e torna. Non mi demoralizzo, è uno stimolo in più. Un voto alla mia presidenza? In pagella mi do un 7. Mia mamma mi direbbe bravo ma tutto è migliorabile; però di tasca mia ci ho messo 60 milioni. Se penso di restare altri 15 anni? Non esageriamo. Sono molto legato al Toro ma non voglio restare a vita”. Il presidente di Rcs MediaGroup ha pensato in passato di cedere il Toro: “Nel febbraio 2010 lo misi in vendita, ma non arrivarono offerte. Non ho mai avuto la sensazione che ci fosse qualcuno con qualcosa in più di me. E allora perchè peggiorare? Ho ricevuto il Toro dal fallimento; ora è sano, con giocatori di proprietà, il vivaio, le strutture e la storia unica. Quando lascerò, lo cederò a chi potrà fare meglio di me”. I granata ripartono dopo un’annata deludente con un nuovo mister, Marco Giampaolo: “Voglio volare basso. Abbiamo fatto gli acquisti che chiedeva Giampaolo, ci manca un play, magari giovane. Poi si tratterà di sfoltire la rosa, ci sono tante richieste”.