Duro attacco con successo di Renzi alle roccaforti rosse, storiche baluardi del Pci. Al momento del voto i toscani si sono ricordati dei tagli alla sanità, dell’aumento delle tasse, del balzello su bollo auto, dell’attacco all’ambiente in Valdesla e nel grossettano del Governatore della Toscana, uomo di provata fiducia di Bersani. Il sindaco di Firenze vola a Castelfiorentino, di cui si ricordano ‘antichi’ risultati bulgari del veccio Pci, mettendo a segno il 61,4% contro il 31,9% di Bersani mentre Vendola si ferma al 5,1%. La Valdelsa operosa è stata abbandonata da Rossi (basta pensare alle trivellazioni per l’estrazione di Co2 in zona alluvionabile in prossimità del fiume Elsa con due paesi Vico e Ulignano a rischio frane), e così pur di non passare al centro-destra si è rivolta a Renzi. Stessa cosa nel grossetano dove il governatore ha dato il via ai sondaggi per l’estrazione dell’antimonio che inquinerebbe l’intera zona distruggendo turismo e agricoltura. A rimetterci è stato Bersani con le politiche di Rossi che non ha mai tralasciato di attaccare Renzi che conquista la maggior parte delle province toscane, tutte rosse, e si riafferma a Firenze. Bersani vince a Piombino, la citta’ dell’acciaio dove gli operai, con al loro fianco il sindaco pidiessino Anselmi, lottano per la sopravvivenza della ex Lucchini, una delle piu’ grandi industrie siderurgiche italiane oggi in mano ai russi: 53,17% il segretario del Pd, mentre Renzi si ferma al 34,38%, Vendola al 10,53%, Puppato all’1,52% e Tabacci allo 0,4%. Anche nella Val di Cornia e all’isola d’Elba Bersani è al 47% e Renzi al 37%. E’ una Toscana scossa dalle sue fondamenta quella che esce dal voto delle primarie. Il rottamatore Renzi la spunta anche a Pontedera, la citta’ della Piaggio, ma anche del presidente della Regione Enrico Rossi, deciso sostenitore del segretario del Pd. Va forte a Sesto Fiorentino e a Scandicci, due grossi comuni della cintura fiorentina di antica tradizione operaia. Vola nelle province piu’ bianche, Lucca in primo luogo, dove si segnalano molti votanti del centrodestra (oltre il 50% dei voti rispetto al 30% di Bersani), e anche Arezzo (intorno al 62% contro il 29,73% del segretario), dove trova il consenso anche di un ex assessore di An che dichiara la sua simpatia ”per l’uomo e per la sua eta”’. E’ sopra il 50%, a scrutinio ancora in corso, anche a Grosseto (48% contro il 35,5% del segretario), a Siena, a Prato dove sfiora il 57%, a Pistoia, a Firenze provincia e Firenze citta’. Bersani difende la posizione in due sole province, a Livorno dove ottiene il 48% (35% Renzi, 14,5% Vendola), e a Massa con 7 sette punti in piu’. A Pisa la partita è combattuta, Renzi e Bersani corrono entrambi sul filo del 41%. Per il Pd del segretario un risultato durissimo quello della Toscana dove città e province sono tutte guidate da amministratori pidiessini, molti dei quali schierati apertamente con il segretario. Bersani sa chi ringraziare, in primis Rossi e l’attuale presidente della provincia di Firenze Barducci. Il segretario del Pd regionale Manciulli dopo la vittoria di Renzi in Toscana ha evidenziato che “Non è logico drammatizzare, le nostre aspettative possono trovare un giusto esito nel dato nazionale. Lavoreremo questa settimana perché la Toscana partecipi alla vittoria di Bersani”.
Piero Campani










