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Prodotti a tabacco riscaldato, rivedere il regime fiscale per una tassazione equa

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Applicare una tassazione equa tra sigarette “tradizionali” e prodotti a base di tabacco riscaldato, che attualmente godono di un regime più favorevole, senza portare, a detta degli esperti, un vero beneficio in termini di riduzione del danno per la salute. È su questo aspetto che si è concentrato il webinar “La fiscalità del tabacco tra sostenibilità del gettito e cambiamento strutturale della domanda”, organizzato oggi dal Centro Arcelli per gli Studi Monetari e Finanziari (Casmef) e dall’università Luiss. Attualmente infatti i prodotti a tabacco riscaldato possono beneficiare di uno sconto fiscale del 75%, contrariamente alle classiche bionde che, a partire dal 2021, subiranno un amento di 7 centesimi per quelle comprese in una fascia di prezzo superiore a 4,80 euro, e di 13 centesimi quelle con prezzo inferiore. L’incremento di tale accisa non si tradurrà tuttavia in un incremento del gettito fiscale, poiché, secondo i dati esposti nel webinar, si avrà una diminuzione di circa 250 milioni di euro. La sostenibilità del gettito potrà essere assicurata solo attraverso il riequilibrio della fiscalità tra sigarette tradizionali e prodotti a tabacco riscaldato. Questi, inoltre, secondo la Food and Drug Administration (Fda) americana, emetterebbero minori quantità di sostanze tossiche, rispetto alle sigarette tradizionali. Una tesi che però pare essere smentita dall’Istituto Superiore di Sanità secondo il quale le sigarette a tabacco riscaldato non possono essere considerate meno dannose per la salute. Ecco che allora, secondo gli esperti di Casmef e Luiss, se non c’è minor danno al consumatore, l’agevolazione fiscale concessa appare sproporzionata, soprattutto per quanto riguarda le conseguenze erariali. Sarebbe il caso, secondo gli esperti intervenuti al webinar, di ridurre il gap fiscale che c’è tra le due tipologie di prodotti. Magari ripristinando l’originale accisa per il tabacco riscaldato così come era stata concepita nel 2018, ovvero 50% rispetto alle sigarette “tradizionali”, con un gettito che aumenterebbe di 350 milioni su base annua e ridotto il differenziale di accisa tra tabacco trinciato e sigarette da combustione.

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