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Orlando: “Serve un nuovo patto di legislatura”

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Il vicesegretario del Pd Orlando parla a Repubblica della crisi di governo, spiegando che non serve solo avere i numeri per poter continuare, ma anche un nuovo patto di legislatura.
“Avvertiamo una disponibilità di forze intermedie a garantire la stabilità in questa fase, ma non abbiamo sicurezza. Riteniamo giusto che sia il Parlamento a verificare se c’è o non c’è una maggioranza. E chi ha aperto una crisi al buio si assuma la responsabilità di aver prodotto un vulnus gravissimo per l’Italia”.
“Noi non abbiamo nascosto che c’è stato un ritardo, che Conte avrebbe dovuto dar seguito in modo più efficace ad alcune istanze della maggioranza. Il modo in cui il Pd ha affrontato il Recovery dimostra che si possono ottenere risultati senza troppi fuochi d’artificio: avanzando proposte e modificando ciò che non va”.
“Nell’attacco a Conte – spiega – leggo un tentativo di destrutturare l’alleanza politica che il Pd ha creato con M5S e Leu. Non ci nascondiamo i limiti di tale alleanza, ma siamo consapevoli che si tratta dell’unico punta di partenza per costruire un campo alternativo alla destra”.
E alla possibilità di potere ricucire con Renzi, dichiara: “Le parole non bastano e mi pare che i margini siano pressoché esauriti. Iv deve prima spiegare i motivi della rottura, riconoscere l’errore politico e offrire garanzie che evitino recrudescenze”.
“Il tema che si porrà un minuto dopo la fiducia, se ci sarà, è consolidare la maggioranza, siglare un nuovo patto di legislatura e lavorare alla ricostruzione di un campo con le forze che hanno dato segnali ma che non si sono ancora sentite di fare questo passo, pur volendo prendere le distanze dalla destra sovranista”.
“Il governo – sottolinea Orlando – sarà più o meno forte a seconda se riuscirà a produrre un cambio di passo e a coinvolgere e a dialogare con tutte le forze europeiste presenti in Parlamento. Vanno promosse le riforme istituzionali che sono rimaste al palo, ma soprattutto le riforme necessarie a supportare il Recovery. La prima è quella sul lavoro. Il 31 marzo finisce il blocco dei licenziamenti: se da qui ad allora non si mette mano alle politiche attive e agli ammortizzatori rischiamo il disastro sociale“.
Senza fiducia “la parola passa al Capo dello Stato. Ma le elezioni anticipate sarebbero una sciagura e vanno evitate. Non a qualunque costo, però. Noi non sommeremo mai i nostri voti a quelli delle destre sovraniste”.