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Governo senza toscani? Ma è stato un politico ‘Fiorentino’ a promuovere il governo Draghi

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di Umberto Cecchi

Il fatto che nessun politico toscano sia stato chiamato a far parte del ‘governo di salute pubblica’ di Mario Draghi, ha sollevato molti mugugni. Un fondo da Firenze venivano l’ex presidente del consiglio e l’ex ministro della giustizia. Conte che non ha mai fatto un ‘salto’ ufficiale nella sua città adottiva, e Bonafede, adottivo anche lui, si sia ben guardato di dare una mano ad alcuni problemi urgenti che aspettano da anni d’essere risolti nel variegato mondo della giustizia.

Insomma, i due  se qualcosa per Firenze avessero potuto fare se ne sono ben guardati.

E poi non dimentichiamo che è stato un fiorentino a far saltare il governo sfidando gli improperi dei parlamentari a rischio d’andare a casa e dei buon pensanti faciloni che sostenevano che il governo, quel governo e quel presidente del consiglio, non avevano sostituto. Che erano gli unici a poter salvare l’Italia che affondava sempre più. Poi come accade sempre fra la folla che non sa e che non capisce, il nuovo governo e il nuovo presidente del consiglio sono diventati i maghi capaci di far cambiare rotta anche al coronavirus. Nessuno meglio di loro.

Draghi, un mito, una fantastica idea! Qualcuno ha mai pensato che tutto fosse già studiato sul colle più alto, di fronte a un impasse politico amministrativo senza via di sbocco? E che l’operazione non avrebbe potuta avviarla che Renzi, grazie anche ai suoi stretti apporti con il Presidente della Repubblica, che scelto Draghi doveva farlo arrivare alla formazione di un governo al quale nessuno avrebbe potuto dire no. Daghi! Il maestro dell’economia! Il mago delle banche|! Chi lo avrebbe respinto senza fare la figura dello sciocco? Così il ‘Fiorentino’ è diventato il politico capace di far invertire la rotta e far sparire un governo ormai ingessato. E l’ha fatto con notevole caratura politica. A me i governi di ‘salute pubblica’ non sono mai piaciuti, in realtà c’è n’è stato uno solo davvero funzionante. Quello della Rivoluzione Francese che camminava sui cadaveri di cittadini, quindi non mi piace molto nemmeno quello ‘Draghi’, ma non si può disconoscere che grazie a una stretta intesa di collaborazione fra Renzi e il Presidente della Repubblica l’operazione sia riuscita. Il problema è vedere come proseguirà, e questa è la parte più difficile. Staremo a vedere.

Quindi in questa nuova gestione del paese, lo spirito fiorentino non manca affatto: è quello disinvolto ma acuto di Renzi, uno dei rari politici svegli rimasti in Italia: quelli veri, capaci di farsi odiare e farsi osannare, e capaci di trovare formule nuove. Lui aveva tentato fin dai tempi del Nazzareno di voltare pagina al vecchiume e impostare una nuova politica. Non dimentichiamoci che Firenze è sempre stato un laboratorio dove sono nate le politiche nuove, le nuove alleanze prima impossibili come il centrosinistra fino a oggi tutti assieme appassionatamente, destre sinistre e centri in un governo di salute pubblica. E a volte è stato importante che i fiorentini varassero le novità e non vi partecipassero in prima persona.

Inoltre, diciamocelo fra noi, dove sono oggi le menti politiche di un tempo? Dei vecchi partiti è rimasto il fantasma: il Pci d’una volta è diventato Pd, obbediente, chi l’avrebbe mai detto? A chi? ai 5stelle.

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