Home Starbene / Gusto Diana D’Isanto, azienda vinicola I Balzini: “La vigna non va in cassa...

Diana D’Isanto, azienda vinicola I Balzini: “La vigna non va in cassa integrazione”

534
0

di Elisabetta Failla

Difficile la situazione dei vignaioli in questo ultimo anno. Le vendite sono poche e i guadagni non compensano le spese per mandare avanti la propria azienda. Soprattutto per quanto riguarda i vigneti che vanno comunque curati durante il loro ciclo vitale che termina con la vendemmia. Impossibile chiedere alla natura di fermarsi per il prlungamento dei problemi causati dalla pandemia.

Diana D’Isanto, I Balzini

“Il 2021 appare al momento ancora peggiore dell’anno precedente – spiega Diana D’Isanto che gestisce l’azienda di famiglia I Balzini vicino Barberino Val d’Elsa – Viviamo e lavoriamo nella più totale incertezza. I ristoranti continuano a restare chiusi e la loro carta dei vini è sicuramente sguarnita ma i ristoratori non riordinano per non fare magazzino”. A questo si aggiunge anche l’interruzione dei rapporti commerciali con il mercato estero, grande risorsa per le aziende vinicole italiane, dove la situazione non è certamente migliore per il settore della ristorazione e dell’hôtellerie. “Non possiamo fare affidamento sui privati che l’hanno scorso hanno comunque acquistato diverse bottiglie di vino – prosegue Diana D’Isanto – in questo momento tutti stanno fermi. Soldi ce ne sono pochi e le persone preferiscono risparmiare non sapendo quando torneremo ad una parvenza di normalità”

Quello di cui molti produttori si lamentano è la mancanza di un’azione comune nei confronti del Governo per chiedere provvedimenti. “A differenza dei ristoratori – continuala la giovane imprenditrice – non sono state organizzate manifestazioni eclatanti che abbiano evidenziato la nostra difficile situazione né azioni congiunte di categoria”. Diana D’Isanto ha rinunciato da un anno al proprio stipendio, ha messo in cassa integrazione l’80% dei suoi dipendenti, tranne gli operai agricoli che seguono i vigneti, e che ricevono i compensi con il contagocce. Inoltre le banche non approvano finanziamenti. “Non sono un pagatore affidabile – afferma – perché il mio lavoro dipende dalla stagione meteorologica. Una cattiva annata può compromettere la vendemmia e quindi la produzione di vino”.

“Purtroppo non posso chiedere alla vigna di andare in cassa integrazione – prosegue Diana D’Isanto – e va seguita in ogni fase di sviluppo partendo dalla potatura ma soldi non ce ne sono come nemmeno soluzioni alternative”. Difficile per un’azienda come I Balzini vendere l’uva o il vino sfuso perché non è conveniente. “Queste sono azioni che possono fare aziende grandi, che usano mezzi meccanici per curare la vigna o per vendemmiare ritrovandosi grosse quantità anche di vino – prosegue – Noi facciamo un prodotto di qualità. L’uva viene curata e vendemmiata manualmente quindi per noi sarebbe una perdita più che un guadagno”. La scelta della famiglia D’Isanto è stata fin dall’inizio di puntare sulla qualità dei loro vini facendo si che i vigneti producano poca uva grazie a sapienti potature. “Dietro ad ogni nostra bottiglia c’è tanto lavoro sia in vigna che in cantina – spiega Diana D’Isanto – e il prezzo dimostra la loro eccellenza”.

Infatti, anche in cantina ci sono problemi da risolvere perché adesso sarebbe il momento di imbottigliare l’annata precedente per lasciare il posto a quelle successive. “Il 2019 è adesso in barrique, mentre il 2020 è nei tini – continua – Dobbiamo quindi procedere all’imbottigliamento. Una spesa elevata che siamo costretti a fare per non buttare via il vino. In più, ho la cantina piene di bottiglie stoccate perché nel 2020 non abbiamo venduto molto. Pertanto ho anche un problema di spazio”.

Un periodo difficile quindi che pone i produttori davanti a scelte difficili e coraggiose per proseguire il proprio lavoro. Da considerare anche che ormai da un anno non ci sono più fiere o possibilità di incontro con clienti e buyers. L’unica occasione potrebbe essere Vinitaly il prossimo giugno come confermato recentemente dagli organizzatori. Sarà un modo per far ripartire il business del mondo enologico, di respiro internazionale e altamente profilato realizzato un’area espositiva sicura di 300mila metri quadrati. L’obiettivo primario è quello di riprendere i contatti con operatori e buyer dai principali paesi target dell’Unione Europea ma cercare anche di sviluppare il mercato interno con il coinvolgimento di buyer e di stakeholder delle filiere strategiche per la vendita e il consumo di vino italiano. Sempre che la situazione non lo impedisca.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here