Era un imprenditore colpito dalla crisi la vittima del gruppo di persone arrestate dai carabinieri con l’accusa di concorso in usura ed estorsione aggravati dal metodo mafioso. In carcere sono finiti Achille Ascione, Ciro Accardo e Annalisa De Martino e ai domiciliari Nicola Gaudino, Emilia Solimeno, e Federica Genghi, ritenuti legati al clan camorristico Gallo-Vangone-Limelli. L’operazione, che ha riguardato le province di Napoli, Roma e Firenze, e’ stata condotta dai carabinieri del nucleo investigativo di Firenze, coadiuvati dai colleghi di Frascati e Torre Annunziata. Le indagini sono state coordinate dal pm Tommaso Coletta, della Dda di Firenze. I militari spiegano che l’inchiesta e’ iniziata dalla denuncia dell’imprenditore, di origini campane e che opera nel Fiorentino nel settore dei trasporti. L’uomo ha raccontato che, a causa della crisi economica, nel 2010 accolse la proposta di due suoi ex dipendenti, Accardo e Gaudino, e della moglie di quest’ultimo, Emilia Solimeo, di chiedere aiuto a Annalisa De Martino, moglie di Giuseppe Gallo, reggente del clan camorristico Gallo-Vangone-Limelli, che opera nel Napoletano. La donna, che era ai domiciliari a Castelfiorentino, concesse all’imprenditore un prestito di 50 mila euro, pattuendo la restituzione di 3 mila euro al mese di interessi, fino a che non fosse stato in grado di restituire l’intera somma. Quando l’imprenditore, a gennaio 2012, non e’ piu’ riuscito a pagare ‘le rate’, sono iniziate le ritorsioni da parte dei sei arrestati, come le minacce e le vessazioni psicologiche, in coincidenza con strani danneggiamenti dei veicoli aziendali. Come alternativa al pagamento, all’imprenditore e’ stato proposto di cedere gratuitamente la propria attivita’ ovvero di mettersi a disposizione per fare qualche viaggio.










