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20 anni fa l’11 settembre: la data che ha cambiato il mondo

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20 anni 11 settembre

 

di Lorenzo Ottanelli

 

È l’evento che ha cambiato il mondo, l’immaginario, la geopolitica e la politica interna. È l’evento che ha dato il via al nuovo millennio, senza di esso non potremmo spiegare il mondo di oggi. L’11 settembre è la svolta, qualcosa che cambia la visione del mondo: l’America sotto attacco in casa, come non è mai successo. Due aerei riescono a far saltare per aria il simbolo dell’economia americana: le Twin Towers. Le Torri Gemelle si sgretolano come niente fosse, cadono in pochissimo tempo, le vite di migliaia di persone vengono spazzate via dall’opera di feroci kamikaze.

Noi giovani siamo la generazione che le ha viste cadere in televisione. In molti eravamo davanti al televisore a guardare uno dei programmi più in voga del tempo, la Melevisione. Poi il fumo, l’edizione straordinaria del Tg3 e noi bambini non capivamo cosa fosse accaduto. Poi l’altro aereo si schianta, si vedono le persone gettarsi dal grattacielo. È stato uno dei primi ricordi traumatici (pochi anni dopo sarebbe stato il patibolo di Saddam Hussein), una delle prime prove della realtà. Al tempo non potevamo sapere che quell’evento avrebbe cambiato tutto. Ma è un punto fermo dell’immaginario collettivo, tanto da diventare una canzone dei Pinguini Tattici Nucleari: “un finale migliore per quella puntata della Melevisione, interrotta da torri che andarono in fiamme e bimbi che facevano domande”.

L’11 settembre è lo spartiacque. Il risultato della Prima guerra del Golfo, dell’appoggio statunitense a Israele, di un nuovo scontro, ora che non esiste più la Guerra Fredda. L’America è debole: può essere colpita là dove non lo è mai stata. Bush non può permetterlo, non per la politica interna né per la politica estera. Così nasce la prima fake news istituzionale del millennio a livello planetario: Bush e Blair fingono di aver trovato armi chimiche in Iraq – la lotta al terrorismo può cominciare, questo è il pretesto per poter portare avanti la Seconda guerra del Golfo. La guerra contro Al-Qaeda diventa la priorità: gli Stati Uniti non lasceranno impuniti gli attacchi dell’11 settembre.

Non verrà risparmiato nessuno, neanche quelli che proteggono o nascondono i terroristi: e così la guerra si sposta in Afghanistan. Una guerra lunga 20 anni, contro i talebani, contro chi attenta alla supremazia americana, contro chi attenta all’ideale capitalista. E oggi sappiamo come è andata a finire, quanto quella falsa antracite sia stato un pretesto per una guerra che non ha risolto niente e che ora rischia di mettere a repentaglio tutto lo scacchiere internazionale.

L’11 settembre cambia le percezioni. La Lega Nord, che fino a quel momento aveva attaccato l’America e il suo ideale capitalista, ora cambia nemico: gli Stati Uniti sono il simbolo della libertà, i veri nemici sono i terroristi, gli arabi, i musulmani. Gli anni 2000 sono gli anni delle immigrazioni, così come lo sono stati gli anni Novanta e come lo saranno gli anni a venire. Il bersaglio diventa l’immigrato, il musulmano, si teme che possa essere un terrorista, che attenti alla nostra libertà, alla nostra visione del mondo, alla nostra ideologia liberista, ai nostri valori culturali. La destra, che spesso aveva attaccato Israele, ora ne diventa il più grande difensore, contro l’avanzata del nuovo fondamentalismo islamico.

Così si ridefinisce tutto – lo scacchiere geopolitico si fa più raffazzonato e diventa difficile comprendere chi sta con chi e come. Gli Stati Uniti, già dal 1991, si alleano con l’Arabia Saudita. Uno degli emirati più reazionari del mondo, dove le donne non possono uscire di casa senza il consenso dei mariti. L’ipocrisia americana? Forse più una scelta geopolitica, in cui si fanno sentire le differenze identitarie tra sunniti e sciiti, le etnie frammentate e gli interessi economici.

I risultati di quella scelta scellerata, di fare una guerra di vendetta, si vedono oggi e si sono visti in passato. I primi attentati in Europa a Londra e Madrid, poi quelli in Francia, a Bruxelles, in Germania. La forza dell’Isis in Siria, le immagini dei detenuti nelle divise carcerarie che ricordano Guantanamo. Sono tutti strascichi di quella scelta. Le cose sarebbero andate in modo diverso? In parte sì, ma non del tutto, sicuramente. Ci sono state altre guerre, tra cui la Libia e lo Yemen. E i risultati sono qui.

Oggi in Afghanistan non ci sarà nessuna “inaugurazione” ufficiale del nuovo governo. Il solo giorno ricorda il fatto: in Afghanistan la guerra è stata lunga ma niente è cambiato. I talebani sono di nuovo al potere e più potenti di prima.

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