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Elezioni / Carrellata fra vincitori e vinti, ma con un dato preoccupante: allargata la zona del non voto

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di Paolo Ermini
(da Facebook)  I numeri sono chiari: in questa tornata elettorale amministrativa c’è un solo vincitore: il Pd di Enrico Letta. Piaccia o no anche a quelli (come me) che giudicano debolissima la proposta politica del segretario. Anche se lui ha un merito chiaro: far lavorare Draghi senza far finta di mettergli i bastoni fra le ruote come ha fatto finora Matteo Salvini. Che ha perso rovinosamente tutte le partite, a partire dal duello con Giorgia Meloni che con FdI sta davanti alla Lega anche in tante città del Nord. Salvini non fa il politico, ma l‘agitatore politico. Genere parecchio in disuso in questa Italia del dopo (quasi) pandemia.
E poi ci sono i resti del M5S, travolto dalla sua stessa incapacità genetica, che sta ormai sulla soglia dell‘archivio con tutto iö suo carico di populismo da anime belle ( la fine della povertà, uno vale uno, onestà come proposta politica, il reddito di cittadinanza che aiuta gli ultimissimi, si, ma consente a tanti perfino di rinunciare a cercare un lavoro). Patacchismo più che populismo. E gli italiani lo hanno capito. Primi fra tutti i cittadini delle due grandi città (Roma e Torino) che governavano.
E fa davvero sorridere l‘ex sindaca Raggi, esclusa anche dal ballottaggio, che dice: in questi anni abbiamo creato le condizioni per la rinascita della nostra capitale. Lo hanno capito davvero in pochi.
E ora? Il governo va avanti più forte. Il centrodestra invece è a rischio implosione.,FdI accentuerà l’offensiva contro Draghi e la Lega dovrà ritrovare una rotta. Ma è possibile che prenda corpo l’ipotesi di una ristrutturazione del sistema politico generata proprio in questa area: l’ala moderata, che non sta solo in Forza Italia ma anche nei ceti produttivi che da anni guardavano al Carroccio, difficilmente potrà restare ancora legata alla destra ultra‘ che dà spazio perfino ai no vax.
Lo scrollone coinvolgerebbe anche il centro del centrosinistra, debole e frammentato nonostante l‘attivismo politico di Matteo Renzi, che ha fatto e disfatto gli ultimi governi ma che è elettoralmente marginale. In queste elezioni c‘era da capire la forza di Carlo Calenda, che a Roma ha chiuso quarto (mi correggo: terzo in extremis) con dieci punti di scarto con Gualtieri. Era l‘unico candidato che aveva puntato sulla concretezza delle idee. E sulla credibilità. Con una campagna durata mesi. Un patrimonio che ora è entrato nel mercato elettorale. Vedremo gli sviluppi.
Che dipenderanno anche da come Letta vorrà gestire il rapporto con i Cinquestelle. Insisterà per creare un’alleanza organica o da posizioni di forza recupererà l’ispirazione del partito a vocazione maggioritaria?
Il segretario vincitore dovrebbe però considerare quanto si sia allargata l‘area del non voto. Lui stesso e‘ stato eletto a Siena e in Valdichiana da un terzo degli elettori. Un record negativo impressionante per una realtà come la Toscana. E‘ proprio in quell‘area che potrebbero prendere forma novità politiche impreviste.

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