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“Come è stata triste Venezia…” La Fiorentina segna poco e subisce molto. Dall’entusiasmo al rischio tristezza

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Massimo Sandrelli

Come è stata triste Venezia…” verrebbe da dire, mutuando un antico pensiero. Ora anche gli entusiasti del gioco “spensierato e aggressivo” di Vincenzo Italiano cominciano a storcere la bocca. Credo che Italiano sia un tecnico apprezzabile ma non vorrei che anche lui cadesse nell’errore di contare più sulle proprie idee calcistiche che sulle caratteristiche dei giocatori che ha a disposizione. Scorrendo la classifica si vede che il Napoli ha un saldo gol fatti e subiti di 19-3, Il MIlan di 18-7, l’Inter di 23-11 e poi giù giù tutte con un saldo a attivo fino alla Fiorentina che ha subito 12 gol e ne ha fatti 10 di cui 3 su rigore.

Allora la Fiorentina segna poco (quindi tira anche poco) e subisce molto. La domanda conseguente quindi diventa: siamo certi che questo modo di giocare (difesa alta e possesso palla) sia davvero così conveniente? In teoria lo sarebbe ma siamo certi che le qualità tecnico-tattiche degli uomini a disposizione lo consentano? Il tanto vituperato catenaccio non è una chiesa eretica nella religione del pallone. Karl Rappan negli anni trenta inventò il Verrou perché il suo Servette non era in grado di competere con i migliori. Lo stesso feceViani negli anni 40 a Salerno con il suo Vianema. Helenio Herrera raffinò il concetto, forte dei suoi campioni, nella grande Inter con una specie di “post catenaccio”: difesa solidissima e grande contropiede, glorificando quello che Gianni Brera tramandò ai posteri come calcio all’italiana.

Non vogliamo certo spingere Italiano verso il catenaccio. Non sia mai detto ma se in 8 partite ha subito 12 gol e se davanti in otto partite hanno realizzato solo 7 gol su azione qualcosa che non funziona c’è per forza. La cifra tecnica della rosa giocatori di Italiano è media tendente al basso. C’è qualche giovane emergente, qualche talento, tutto sommato un gruppo male assortito con varie carenze e troppi giocatori a fine carriera. Vincenzo Italiano ha il merito di aver immesso entusiasmo nel gruppo ma non vorremmo che ora sopravvenga tristezza. E poi c’è la vicenda Vlahovic. Siamo alle solite.

Commisso parla molto, si accanisce, vede nemici a destra e manca ma dà la sensazione di essere sempre troppo lontano dal calcio italiano. Vlahovic non vuol firmare? E’ nel suo diritto. Allora che la società prenda le contromisure: cederlo al meglio quando conviene individuando una degna contropartita. Ma per far questo ci vuole gente che conosca il calcio…

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