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Il Ddl Zan è stato affossato al Senato. E ora le minoranze?

Lorenzo Ottanelli
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Una tagliola – si salta direttamente alle conclusioni senza discutere – risultato? Il Ddl Zan viene affossato. Una scelta, quella del parlamento, che fa discutere. In Europa, l’Italia rimane uno dei pochissimi paesi a non avere una legge contro l’omobilesbotransfobia, ovvero una legge che tuteli gli omosessuali, i bisessuali e i trans.

La legge Zan avrebbe ampliato la legge Mancino, che tutela le minoranze, aggravando le pene nei confronti di chi commette crimini di odio e discriminazione. Una legge che allarga i diritti e che dà maggiori garanzie a chi non li ha, che non va a scapito di nessuno ma che aiuta tutti in un viaggio verso un mondo migliore. Almeno dovrebbe. Ma con questa presa di posizione ideologica della destra la legge è stata sepolta, sotto una montagna di terra e, se mi passate la metafora, ci vorrà tempo per scavarla di nuovo e portare a casa una disciplina che tuteli tutti coloro che ne hanno necessità.

Finisce così, in questo modo brusco e quasi insopportabile, la lunga strada della legge, in discussione alla Camera già da qualche anno, era il 2019 quando venne presentata. Poi una serie di modifiche, l’approvazione a larga maggioranza tra i deputati e di nuovo lo stop, causato dalla commissione giustizia del Senato, presieduta dal presidente della Lega, Ostellari.

Una legge che tanto era piaciuta ai renziani alla Camera e che tanto disgustava ai senatori di Italia Viva. Il capogruppo Faraone ha tanto avuto da ridire contro il concetto di identità di genere, facendo un passo indietro e accodandosi alla destra, che chiedeva continue modifiche. Un concetto, quello dell’identità di genere, tanto usato in giurisprudenza e in medicina che i legislatori non si sono accorti che la nostra Corte Costituzionale già lo tutela come diritto fondamentale dell’uomo e del cittadino. Una concezione ideologica per la destra, ancora ferma al concetto di identità sessuale, che a livello scientifico è stato eliminato da anni.

Oggi, però, non possiamo solo dare la colpa a Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega. La tagliola è passata grazie anche ad alcuni voti del variegato centrosinistra, tra cui vanno annoverati Leu, Pd, M5S e Italia Viva. È sui senatori renziani, che avevano espresso la volontà di votare contro la tagliola, che però vanno la maggior parte dei dubbi. Probabile che molti di loro, se non tutti, abbiano espresso la loro contrarietà al Ddl Zan. Il voto era segreto. In più, 4 senatori di Italia Viva, tra cui lo stesso ex premier, in Arabia Saudita per un’altra convention (sicuramente pro-diritti civili, è una battuta), non erano presenti, ampliando così la platea dei contrari.

Tra franchi tiratori e idee tradizionaliste su famiglia, sesso e genere, che poco hanno a che vedere con la legge stessa, la legge è morta e ora le minoranze si sentono orfane di un provvedimento a cui avevano tanto sperato.

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