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Renzi vuole diventare il “federatore” di un centro liberale così come in Gran Bretagna o in Germania,

Lorenzo Ottanelli
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Naufraga quindi così, l’intento di Enrico Letta di creare un centrosinistra largo e aperto. Renzi non ci sta, lo ha detto ieri all’undicesima edizione della Leopolda, in quello che è, a tutti gli effetti, un congedo programmatico. Obiettivo: fondare un nuovo centro-centro, coalizione dei partitini dall’1 al 3% che stanno nel limbo tra destra e sinistra. Nomi in codice: Azione, +Europa, Coraggio Italia!, Italia Viva.

“Mai con Conte, mai con i 5 Stelle” è il mantra da mesi. Renzi, che nel 2019 fece di tutto per costruire l’alleanza con i pentastellati (finita l’esperienza del Conte I con Salvini), oggi conferma il ritorno alla lotta ai grillini. Un “odio” (politico) viscerale – tanto da chiedere un ultimatum al partito da cui proviene: Pd, o con noi o con i 5 stelle. Non c’è dialogo, solo scelta.

Il senatore di Scandicci, quindi, vuole diventare il “federatore” di un centro liberale, così come in Gran Bretagna o in Germania, tale da essere ago della bilancia alle prossime tornate elettorali (che solo lui, a fronte dei dati non proprio floridi dei suoi contendenti, vede molto probabile nel 2022).

Dicevamo, la creazione di uno sparuto gruppo di senatori e deputati che può fare da contraltare, che può decidere le sorti del paese grazie alla sua scelta di votare o meno la fiducia a un governo. Che poi è quello che sta facendo dalla creazione di Italia Viva (ed è quello che ha fatto, più o meno, con la caduta del Conte II e l’arrivo di Mario Draghi). Un ritorno alla Prima Repubblica, con lo spettro di probabili crisi di governo ogni dieci mesi. Un sistema a cui, purtroppo, ci siano abituati di nuovo, con le vicende degli ultimi 10 anni.

L’intento è chiaro, il risultato molto complesso. I tipi di Coraggio, Italia! sono sempre stati parte del centrodestra, molto vicini a Berlusconi, meno propensi alla linea di Salvini e Meloni, troppo sovranista e populista. +Europa è la lista più liberale che esista, Azione è l’espressione di Calenda, anch’egli neoliberista, nemmeno poi così lontano da Matteo, peccato per i caratteri dei due leader, difficilmente accoppiabili. Ed infatti oggi, sul Corriere, Calenda chiede a Renzi cosa voglia fare, magari lasciare la carriera di businessman (con un’idea in testa, come canta Cremonini). Italia Viva è l’emblema del neoliberismo, certo mischiato a un cattolicesimo imperante, che rende più complesso l’apparentamento con gli ex-radicali, sui diritti civili e le varie lotte sul fine vita.

Difficile come tutte le coalizioni, l’idea è la ri-creazione di un centro cristiano democratico, ma senza il cristiano nel nome, altrimenti addio radicali (vedi sopra). Possibile? Sì, ma con la frattura dietro l’angolo, con la possibilità di arrivare alle prossime elezioni in una coalizione legata a un filo di spago consunto, che potrebbe sfaldarsi al via delle contrattazioni per un governo di centrodestra o di centrosinistra.