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Fino a 10 anni per diagnosi spondilite anchilosante, al via campagna di informazione e sensibilizzazione

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(Adnkronos) –
Causa l’infiammazione della colonna vertebrale e colpisce più i maschi tra i 20 e i 30 anni: è la spondilite anchilosante (Sa), malattia reumatologica invalidante, poco conosciuta e spesso scambiata per un banale mal di schiena. Possono volerci anche 8-10 anni dall’insorgenza dei sintomi per diagnosticare la patologia, associata a una disabilità paragonabile a quella dell’artrite reumatoide, tanto che un paziente su 3 è costretto a lasciare il lavoro.  

Della malattia infiammatoria cronica che, se non trattata adeguatamente, può portare a una progressiva riduzione della capacità di movimento della colonna vertebrale, fino ad arrivare alla conformazione detta ‘a canna di bambù’, si è parlato all’evento ‘Non voltargli la chiena – conoscere e comunicare la spondilite anchilosante’, media tutorial organizzato a Milano da AbbVie per presentare la seconda edizione della campagna di informazione e sensibilizzazione ‘Non voltargli la schiena’ (‘Don’t Turn Your Back On It’), iniziativa internazionale sviluppata da AbbVie in stretta collaborazione con associazioni di pazienti e specialisti di tutta Europa. In Italia, la campagna è condotta in collaborazione con l’Associazione nazionale malati reumatici Anmar Onlus. Il sito www.nonvoltarglilaschiena.it fornisce informazioni dettagliate sui differenti tipi di mal di schiena e le loro cause. Chi soffre di mal di schiena per più di 3 mesi è invitato a fare un breve test online – validato dagli esperti – per verificare i sintomi, apprendere di più sulle possibili cause e approfondire l’argomento parlandone con il proprio medico.  

“La spondilite anchilosante colpisce soprattutto i giovani adulti nel pieno della loro attività lavorativa e sociale – afferma Silvia Tonolo, presidente Anmar – Ragazzi che dovranno convivere con la malattia per tutta la vita. Il problema vero è il ritardo diagnostico – e conseguentemente terapeutico – inaccettabile, che complica la gestione di una malattia così invalidante. Campagne di sensibilizzazione come ‘Non voltargli la schiena’ sono fondamentali per informare le persone su quali siano i sintomi e i dolori riconducibili al mal di schiena cronico di natura infiammatoria. Sono altrettanto importanti le figure del medico di medicina generale che, in presenza di tali sintomi, può inviare il paziente direttamente dallo specialista reumatologo, e del farmacista dei servizi, che può intercettare i pazienti nelle fasi più precoci e consigliare di consultare il reumatologo in caso di mal di schiena che dura da diversi mesi, evitandogli così u’odissea diagnostica tra diversi specialisti prima di arrivare a quello giusto”.  

La spondilite anchilosante – è stato spiegato durante l’incontro – è associata a una disabilità paragonabile a quella dell’artrite reumatoide e costituisce un onere importante per l’assistenza sanitaria. Non solo per l’evidente impatto clinico, epidemiologico e sociale, ma anche per l’elevato carico di malattia legato ai costi, diretti e indiretti, generati dalla gestione della patologia stessa. Si calcola che la persona con Sa necessiti di 2-4 visite specialistiche al mese e che i costi diretti per visite ed esami possano arrivare fino a 389 euro al mese per paziente. Inoltre, la perdita di produttività media associabile alla malattia può arrivare fino a 8 giornate perse al mese, con costi indiretti a carico del paziente che possono superare gli 8mila euro l’anno. Il risultato è che una persona su 3 con spondilite anchilosante è costretta a lasciare il lavoro a causa del suo stato di salute. Da qui l’appello di esperti e pazienti: “Puntare su un maggiore informazione tra i giovani e i medici per non sottovalutare i sintomi di una possibile malattia reumatica cronica ed evitare un’odissea diagnostica”. 

Sebbene le indagini strumentali per immagini possano mostrare l’infiammazione spinale e la fusione della spina dorsale (anchilosi), nelle prime fasi della spondilite anchilosante il danno alla colonna vertebrale non sempre è evidente. Questo è il motivo per cui accertare la malattia è spesso difficile, se non dopo 8-10 anni dai primi sintomi. Un ritardo diagnostico e terapeutico che può comportare un profondo impatto sulla qualità di vita come nel caso del poeta e filosofo Giacomo Leopardi che, come ha ipotizzato uno studio italiano sulla base della sintomatologia da lui stesso descritta nella sua corrispondenza, poteva essere affetto da spondilite anchilosante giovanile, probabilmente la vera causa che ha influenzato i suoi tratti caratteriali fino al pessimismo cosmico.