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’Istituto Clemente Terni celebra oggi 2 aprile nella chiesa di Pazza San Firenze l’anniversario del concerto fiorentino di Mozart con un programma di musiche settecentesche eseguite da Luigi Cozzolino al violino e Mara Fanelli al clavicembalo. Il concerto sarà preceduto da una breve introduzione musicologica di Donatella Righini. Ingresso 7 euro, 5 ridotti.
Il 2 aprile 1770 il quattordicenne Mozart si esibì in concerto a Firenze alla villa di Poggio Imperiale in presenza della corte del Granduca, evento clou del soggiorno fiorentino durato dal 30 marzo al 9 aprile, dell’enfant prodige più famoso della storia. Partito in carrozza da Bologna col padre che, memore dell’apprezzamento mostrato per il fanciullo da Pietro Leopoldo alla corte imperiale asburgica nel 1762 e nel 1769, sperava di trovargli una sistemazione professionale a Firenze, Mozart la sera del 30 marzo 1770 entrò in città dalla Porta di San Gallo, nell’attuale Piazza della Libertà, percorse Via Larga (oggi Via Cavour) e Via Martelli e prese alloggio all’Aquila Nera, all’epoca il più importante albergo della zona all’angolo tra le attuali Via Cerretani e Piazza dell’Olio. Per un raffreddore causato da una tempesta di pioggia subita in Appennino, il giovanissimo Mozart poté recarsi dal Granduca solo il 1° aprile. Pietro Leopoldo lo accolse con grande cordialità e fissò per il giorno successivo un concerto, o meglio un’accademia, come si usava definire allora tali esibizioni, presso la villa di Poggio Imperiale, residenza estiva dei granduchi, alla presenza di numerosi notabili fiorentini. Mozart suonò il cembalo accompagnato al violino dal celebre livornese Pietro Nardini, primo violinista di corte, eseguendo alcune sonate di Luigi Boccherini. Alla serata era presente anche il marchese Pierre-Eugène-François de Ligniville, ministro delle poste, sovrintendente musicale del granducato, appassionato dello stile contrappuntistico più ermetico; il nobiluomo volle mettere Wolfgang alla prova, sottoponendogli complicati enigmi compositivi che il ragazzo però risolse «come se mangiasse un pezzo di pane», come raccontò orgogliosamente Leopold in una lettera alla moglie, alla quale scrisse anche: «Desidererei che tu potessi vedere Firenze, i suoi dintorni, la sua posizione: diresti che qui si deve vivere e morire». Né il padre né il figlio, però, rividerò mai più Firenze, nonostante il successo dell’esibizione fiorentina, adeguatamente compensata.










