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Leopolda / Boschi attacca Carlo Calenda: “Pronta a un confronto pubblico”

Lorenzo Ottanelli
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leopolda renzi

Si conclude oggi con il discorso di Matteo Renzi alle 12, la dodicesima edizione della Leopolda, dal titolo “Riaccendere le stelle”. La kermesse di Italia Viva inizia alle 10 e si concluderà verso le 13.

La Leopolda è oggi piena, con buona parte dei simpatizzanti e dei militanti presenti. E’ l’ultimo giorno, dopo le dichiarazioni degli ultimi giorni, con Saccardi candidata ufficialmente sindaca di Firenze e l’accusa al governo Meloni di non essere capace di un governo forte e coraggioso. Oltre al forfait dato da Nordio per parlare della riforma della giustizia.

Maria Elena Boschi inizia il suo intervento parlando del padre, le cui accuse sono completamente cadute. Poi inizia subito ad attaccare Carlo Calenda, per rimettere in sesto la narrazione su cosa è avvenuto in quel momento, quando il Terzo Polo si è sciolto.

“Carlo Calenda lascia le cose a metà e litiga con tutti, usa le stesse tattiche di Salvini e cinquestelle. Accettiamo che non voglia fare una lista con Italia Viva, ma non possiamo più accettare continue bugie e aggressioni, per questo deve smettere di attaccare la comunità di Italia Viva”.

“Parla di Italia Viva come del partito che ha votato La Russa, ma non ci sarebbero stati i voti, sono stati Pd e M5s, io non sono presidente di vigilanza Rai, è una deputata dei cinquestelle!”.

“Calenda litiga con tutti, il Terzo Polo non si è sciolto per colpa del fatto che ci fossero due galli in un pollaio, Calenda ha litigato prima con Enrico Letta, con Emma Bonino, con Scelta Civica e con il Partito Democratico Europeo”.

“Non è vero che Renzi non si è fidato di Calenda, tutto il contrario, forse si è fidato troppo di Calenda. Prima come viceministro, poi come ambasciatore, anche come candidato a sindaco di Roma. Anche quando Calenda non aveva le firme per entrare in Parlamento, Italia Viva gli ha permesso di utilizzare la propria lista. Calenda, ci hai usati come taxi per i tuoi progetti personali. Italia Viva e la Leopolda è interessata a valori, non ai posti. Non perdoneremo più le tue bugie e i tuoi attacchi personali”.

“Noi di Italia Viva non sopportiamo più la doppia morale, lui dice di non aver mai ricevuto un avviso di garanzia, per questo è espressione del puro grillismo, non di un liberale garantista”

“E per finire, Calenda dice di essere incompatibile con chi fa le conferenze all’estero, come ex presidente del Consiglio, eppure Calenda lo sapeva anche nel 2022 e nel 2019, ma anche nel 2021. Non lo scopre adesso e allora perché lo dice adesso? Lui dice che è importante per fare fuori Matteo Renzi dalla scena politica. Ci hanno provato in tanti, sarebbe il sogno di tutti, ma Calenda non ci sei riuscito nemmeno tu. Questo intervento lo dovevo a voi, non a me, non a Matteo Renzi, nessuno riuscirà a far fallire questo progetto politico. Andiamo insieme a cambiare l’Europa”

“Calenda, sono pronta a un confronto pubblico con te, anche domani mattina, per fugare ogni dubbio sul Terzo Polo”

Tra gli interventi anche quello di Nicola Danti, che parla di Europa, di paesi che non ce la fanno senza l’Unione Europea, ne è un esempio il caso Brexit. E sul Pnrr si scaglia contro chi voleva utilizzare i fondi per ristrutturare gli stadi (sottotesto: Nardella-Franchi).

Anche Andrea Marcucci parla di Europa e dello spettro della “marea nera” che incombe sull’Unione. Andrea Marcucci, che non fa più parte di Italia Viva, ma che sta creando un nuovo partito: Liberali e Democratici Europei.

Tra i relatori, Luigi Marattin è quello più sostenuto dal pubblico, che lo accoglie e lo saluta con una mezza standing ovation. Parla di politica, dove si scontrano “due curve ultrà che fanno pubblicità ingannevole. A destra una Wanna Marchi sulle tasse, una sinistra a trazione sindacale e cinquestelle, quella dei più grandi incompetenti di questo paese”.

Parla di economia, di giustizia sociale perché non c’è mobilità sociale, né redistribuzione della ricchezza, ma perché “la ricchezza imprenditoriale non c’è”. Perché l’Italia e la politica puntano non sul merito, ma sulla rendita.

Parlano esponenti dell’impresa e della cultura come Antonio Calabrò e Daniele Botti.

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