di Elisabetta Failla
Firenze è stata scelta dall’azienda friulana Zorzettig per presentare alcuni suoi vini della linea Myò. La degustazione ha avuto luogo presso l’Osteria delle Panche, a due passi dal Ponte Vecchio, nella meravigliosa terrazza panoramica sul centro della città dell’Hotel Hermitage.
La famiglia Zorzettig si è sempre dedicata alla viticoltura fin dal 1874 sulle colline di Spessa di Cividale in Friuli Venezia Giulia, anche se, storicamente, le viti venivano coltivate solo per il proprio consumo di vino. Da allora tanto è stato fatto ma sempre nel rispetto dell’ambiente e dei vitigni autoctoni, fino a diventare un punto di riferimento per la regione. Dal 2006 l’azienda è guidata da Annalisa Zorzettig, inserita tra le 100 donne 2024 di Forbes Italia, che porta avanti il legame tra i suoi vini e il territorio friulano anche se, dice, “la continuità della famiglia è garantita anche dalla figlia e dai nipoti”.
Una donna forte, forza che nasconde dietro ad un bellissimo sorriso, che prosegue il percorso iniziato più di un secolo fa e che ha portato l’azienda nel a crescere e ad adattarsi al cambiamento dei tempi senza però dimenticare i valori fondamentali. “Mio padre, i miei nonni sono un esempio per me in tutto quello che faccio insieme alla mia squadra – racconta – Come loro uso il buonsenso. Il rispetto dell’ecosistema, di cui tanti si parla oggi, esiste da tanto tempo. Mio nonno e mio padre sapevano che lavorare bene in campagna significava anche lavorare bene in cantina per produrre ottimi vini”. E nel parlare mostra tutto l’amore e la passione che ha per il suo lavoro, per la sua famiglia e per la sua azienda che ha piano piano rinnovato e ampliato grazie all’acquisto di nuovi vigneti fino ad arrivare ai 120 ettari attuali.
Annalisa Zorzettig orgogliosa delle sue origine friulane, del territorio in cui vive e lavora e desidera che queste radici si ritrovino in ogni bottiglia che deve raccontare l’identità e la storia di quest’area.
L’azienda si trova quasi ai confini con la Slovenia, nei Colli Orientali del Friuli e i vigneti si trovano su colline soleggiate e le radici affondano nella terra composta da quella che in friulano si chiama ponca, una sedimentazione di origine marina, molto ricca di sostanze minerali ed elementi nutritivi. Con un ecosistema unico che richiede poca irrigazione, è il tipo di terreno ideale per determinare uve con caratteristiche identitarie, come la sapidità e la longevità.
In queste colline il clima è mite: la fortuna delle viti è che qui possono crescere riparate dalle correnti di aria fredda che scendono da nord-est, grazie alla presenza della catena delle Alpi Giulie, e ricevere da sud le brezze temperate che risalgono dal mar Adriatico. Una combinazione incredibilmente perfetta per i vitigni a bacca bianca.

Sono tanti i terreni dove vengono coltivate le vigne con terreni, esposizioni e microclimi diversi. I vigneti di Spessa circondano la cantina, vicino a Cividale. Un microclima ideale per vitigni autoctoni come il Friulano, il re dei Colli, la Ribolla Gialla, il Picolit e tra i rossi, il Pignolo.
La collina di Ipplis, invece, è esposta al sole e ospita i vitigni autoctoni a bacca bianca, come la Malvasia, i cui ceppi più antichi raggiungono i 100 anni di età. In questo terroir si trova anche il Sauvignon, che a Ipplis si esprime in tutta la sua freschezza e aromaticità.
I vigneti che invece sono situati nei Colli di Novacuzzo godono di terreni formati da stratificazione di marne e arenarie (ponca), la purezza dell’aria e l’esposizione a sud/sud-est delle colline creano un microclima perfetto per vitigni autoctoni come il Friulano, il re dei Colli, la Ribolla Gialla, il Picolit e tra i rossi, il Pignolo.
A Casali Pasch si coltivano vitigni a bacca bianca e a bacca rossa freschi, eleganti e aromatici tra cui Pinot Grigio e Cabernet e altri vitigni internazionali.
“Il vino è un piacere – prosegue Annalisa Zorzettig – ed è figlio della generosità della natura, della maestria e cura umana diventa un dono. È simbolo di passione, di vita, di terra, di convivialità. Costruisce relazioni ed esalta emozioni nel fluire della nostra quotidianità.”
Il principio fondamentale su cui ruota l’attività è quello della sostenibilità nel suo significato più ampio. Quello che mira al progresso con responsabilità, senza compromettere le possibilità delle generazioni future: la sostenibilità ambientale, quella sociale e quella economica.
Dal 2016 l’azienda Zorzettig ha aderito al protocollo SQNPI, scegliendo di abbandonare gli insetticidi di sintesi e di sfruttare il controllo biologico, installando le infrastrutture ecologiche. L’obiettivo è quello di portare l’ecosistema ad uno stato di equilibrio tale da favorire la prosperità di tutti gli esseri viventi che lo abitano.
L’azienda vinicola e il vigneto hanno inoltre aderito al progetto no profit Biodiversity Care. Sotto la visione del consulente agronomo Antonio Noacco, con un team di colleghi e in collaborazione con l’Università di Udine, l’obiettivo è quello di aumentare la biodiversità in vigna e provare l’efficacia della lotta biologica attraverso l’aumento di insetti predatori e altri organismi utili in vigneto gestiti a sfalcio alternato. Gli scarti di lavorazione sono gestiti con attenzione, implementando la raccolta differenziata e ordinata dei materiali provenienti dall’attività produttiva (raspi, vinacce, vetro, carta e cartone, legno, contenitori in plastica, ecc.) e la facile consegna presso i centri di raccolta-smaltimento e di riutilizzo.
I vini di Annalisa Zorzettig hanno una personalità ben precisa ma soprattutto raccontano il territorio e la storia di una famiglia ma hanno anche una forte personalità. Nel bicchiere raccontano freschezza e mineralità, hanno il sapore del frutto, evitano gli eccessi a favore del profumo e dell’eleganza. Un perfetto equilibrio tra conoscenza e territorio.
Il primo vino in degustazione, una sorto di benvenuto, è stato Myò Ribolla Gialla 2022, che è sia identificativo del territorio deli Colli orientali del Friuli. Al naso appare subito molto profumato ed elegante grazie alle note di glicine e di fiori e frutta bianca, come la mela e la pera, e gialla come l’albicocca mentre sul finale ci percepiscono alcuni sentori vegetali. Al gusto mostra una bella acidità, sapidità e morbidezza e con un finale abbastanza persistente.
Il secondo vino degustato è I Fiori di Leonie Myò Friuli Colli Orientali 2022 che fa parte della linea Myò Vigneti di Spessa, la massima espressione dell’amore per la propria terra della famiglia Zorzettig, un vino che parla dell’impegno verso la viticoltura sostenibile e prodotto con un blend di Pinot Bianco, che rende questo vino elegante, Sauvignon, che dona aromaticità, e Friulano, che dà struttura, vendemmiati a mano, in un terreno formato da argille e ponca, dove viene applicato un sovescio misto, che assicura fioriture per quasi tutto l’anno. Il blend che nasce affina 9 mesi in rovere di slavonia da 25 hl e 9 mesi in bottiglia.
“I fiori di Leonie rappresenta per noi la sintesi del nostro impegno nei confronti dell’ambiente e delle nostre radici e rappresenta il passato, il presente e il futuro della nostra famiglia, come Leonie”, spiega Annalisa Zorzettig. “Il rispetto per il territorio, la preservazione della biodiversità specifica e l’attenzione alla sostenibilità sono poi alla base anche di un altro grande progetto su cui stiamo lavorando e che non vediamo l’ora di svelare nei prossimi mesi”, conclude.
Alla vista si presenta di colore giallo paglierino con leggeri riflessi dorati, al naso ha sentori di bouquet di fiori bianchi, mela golden matura, pesca gialla e note agrumate. Al palato è intenso, sapido, persistente e armonico.
Questo vino, insieme al successivo, è stato degustato all’antipasto composto da fiori fritti, prosciutto San Daniele e mozzarella di bufala. Un abbinamento in entrambi i casi azzeccato.
Il terzo vino in degustazione è un’anteprima: Friulano Myò 2023. Un vino che oggi ha una sua precisa identità ed equilibrio. I profumi sono fiori bianchi, di pera, erbe da cucina, agrumi e mandorle tostate. Al palato mostra una buona struttura, è secco, acido e con un buon retrogusto in mandorlato.
Abbiamo proseguito con il Refosco dal Peduncolo Rosso Myò, un vino che al naso mostra sentori fruttati di amarena, ribes, prugne ma anche spezie e tabacco. Al palato appare morbido, con tannini setosi ma anche molto fresco e leggero, tanto da poterlo gustare anche in estate, e persistente. Lo abbiamo degustato in abbinamento alle tagliatelle al ragù di cinghiale che venivano esaltate dai sentori organolettici di questo vino.
Il quinto vino degustato è lo Schioppettino Myò 2020. Al naso so percepiscono note di fiori e frutti rossi, in particolare la fragola e di more, spezie e sentori del legno. Al gusto mostra una bella corposità con tannini presenti e morbidi, freschezza, acidità persistente sul finale con un bel retrogusto leggermente fruttato. Anche in questo caso l’abbinamento con la tagliata di manzo con verdure è stato perfetto.
E per finire non poteva mancare il Picolit Myò. Questo vino, lo ricordiamo, è molto pregiato di cui si fanno poche bottiglie perché i suoi grappoli sono colpiti dall’acinellatura (o aborto floreale): durante la fioritura la pianta perde gran parte dei fiori così che il grappolo è spargolo, ovvero è composto da pochi acini in cui si concentrano zuccheri e aromi con conseguenti rese produttive basse. Le uve vengono appassite poi in cassettine basse prima della vinificazione. I sentori al naso sono di frutta passita (albicocca ma anche qualche frutto tropicale), si percepisce la vaniglia, e la noce moscata. Al gusto è setoso, morbido e avvolgente. Il suo abbinamento principale è con la Gubana, il tipico dolce friulano ma vi consigliamo di provarlo con i formaggi oltre che con i dolci. Nel nostro caso è stato abbinato a formaggi stagionati e cantucci. Una vera delizia per chi ama i vini passiti!












