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‘Beato Angelico’, la più grande mostra sul padre del Rinascimento apre a Palazzo Strozzi e al Museo di San Marco

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A settant’anni dalla monografica del 1955, si è aperta a Palazzo Strozzi e al Museo di San Marco a Firenze la mostra Beato Angelico che, fino al 25 gennaio prossimo, permetterà ai visitatori di conoscere l’artista simbolo dell’arte del Quattrocento e uno dei principali maestri dell’arte italiana di tutti i tempi.

di Elisabetta Failla

La mostra di Beato Angelico è un percorso espositivo senza precedenti che si snoda fra le due sedi di Palazzo Strozzi e del Museo di San Marco, riportando insieme capolavori dispersi e capisaldi dell’arte fiorentina del Quattrocento, creando anche un dialogo unico tra istituzioni e territorio.

Trittico di San Pietro Martire

“Questa un’impresa straordinaria è stata resa possibile grazie alla collaborazione con il Museo di San Marco e al contributo delle più importanti istituzioni museali nazionali e internazionali”, ha dichiarato Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi. “Frutto di oltre quattro anni di ricerca e progettazione, sotto la guida di Carl Brandon Strehlke con Stefano Casciu e Angelo Tartuferi, questo progetto riafferma la centralità di Beato Angelico nella storia dell’arte e offre nuove scoperte sulla sua storia e la sua fortuna, in dialogo con i protagonisti della cultura figurativa del suo tempo. Con questa mostra, la Fondazione Palazzo Strozzi conferma il proprio ruolo di promotrice di ricerca e di conoscenza. La nostra istituzione trova così la metafora perfetta del dialogo tra tradizione e innovazione che la anima da sempre in Angelico, un artista che seppe guardare al passato e al proprio presente, proiettando un linguaggio nuovo verso il futuro”.

L’evoluzione nell’uso della prospettiva, della luce e nel rapporto tra figure e spazio rendono unica sotto il profilo della visione artistica e della capacità innovativa l’opera di Fra Giovanni da Fiesole, detto Beato Angelico, e i suoi rapporti con pittori come Lorenzo Monaco, Masaccio, Filippo Lippi e scultori tra i quali Lorenzo Ghiberti, Michelozzo e Luca della Robbia.

Il Maestro del colore e della luce, come è stato definito dai curatori, è infatti il trait-d’union fra l’arte tardogotica e quella rinascimentale, visibile e apprezzabile in tanti dipinti famosi. La mostra offre una occasione unica per esplorare la straordinaria visione artistica del frate pittore in relazione a un profondo senso religioso, fondato su una meditazione del sacro in connessione con l’umano.

Giudizio universale

L’esposizione riunisce tra le due sedi oltre 140 opere tra dipinti, disegni, miniature e sculture provenienti da prestigiosi musei quali il Louvre di Parigi, la Gemäldegalerie di Berlino, il Metropolitan Museum of Art di New York, la National Gallery di Washington, i Musei Vaticani, la Alte Pinakothek di Monaco, il Rijksmuseum di Amsterdam, oltre a biblioteche e collezioni italiane e internazionali, chiese e istituzioni territoriali.

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Ma questa è stata anche l’occasione unica per restaurare 28 opere, ad opera dell’Opificio delle Pietre Dure e rimaste per decenni nei depositi fiorentini, come il Trittico Francescano di Santa Croce e le tavole laterali, e riunire pale d’altare smembrate e disperse da più di duecento anni.

Pala della compagnia di San Francesco in Santa Croce (Trittico francescano)

“La mostra rappresenta un punto di arrivo imprescindibile per gli studi e le ricerche sul Beato Angelico, anche grazie agli importanti restauri e alle indagini scientifiche su molte delle opere esposte”, ha evidenziato Stefano Casciu, Direttore regionale Musei nazionali del Ministero della Cultura. “Allo stesso tempo è il trampolino per futuri e appassionanti nuovi sviluppi e prospettive su uno dei massimi protagonisti dell’arte occidentale. Avere contributo, come Direzione regionale del Ministero della Cultura, con le nostre forze scientifiche ed organizzative a un evento espositivo che resterà una pietra miliare negli studi del Rinascimento fiorentino, è motivo di orgoglio. Ma è anche occasione per confermare la responsabilità e l’impegno della Direzione e del Museo di San Marco nel loro ruolo istituzionale volto allo studio del patrimonio pubblico che abbiamo in consegna, per promuovere la sua più ampia conoscenza e valorizzazione”.

A Palazzo Strozzi si trovano alcuni dei capolavori più importanti del Beato Angelico che hanno poi influenzato l’arte rinascimentale e che ha permesso al maestro varie collaborazioni con altri artisti. Tra le opere è presente la pala di San Marco, eseguita tra il 1438 e il 1442 e commissionata da Cosimo e suo fratello Lorenzo, raffigurante episodi della leggenda dei santi protettori medicei Cosma e Damiano, rimossa dalla sua sede e smembrata già nel 1678-1679. L’opera è stata eccezionalmente ricomposta in occasione della mostra con 17 delle 18 parti.

Pala di San Marco (parte centrale)

Nel Museo di San Marco, antico convento dei frati domenicani, può essere ammirato ciclo di dipinti e affreschi, commissionato di Cosimo il Vecchio, che abbelliscono tutti gli ambienti del pian terreno, come il chiostro di Sant’Antonio e la Sala Capitolare, e del primo piano dove si trovano la meravigliosa Annunciazione e i dipinti nelle celle dei frati. La mostra, nelle due sedi di palazzo Strozzi e del Museo di San Marco, resterà aperta tutti i giorni fino al 25 gennaio 2026 dalle 10 alle 20 ed il giovedì fino alle 23.00.

Annunciazione, Museo di San Marco