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Firenze, conoscere la Valpolicella attraverso i vini Tedeschi

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Al ristorante Borgo San Jacopo un’interessante degustazione dei vini Tedeschi che più rappresentano la Valpolicella

di Elisabetta Failla

Nei giorni scorsi la famiglia Tedeschi si è fermata a Firenze insieme ai propri vini per raccontare la sua storia, che dal 1630 è strettamente legata al territorio della Valpolicella.

L’attività è andata avanti nel corso dei secoli passando di padre in figlio, credendo nella ricchezza produttiva di questa zona e migliorando sia le tecniche di viticoltura che di produzione. Nel tempo, infatti i metodi tradizionali sono stati resi sempre più innovativi, puntando anche sulla gestione dell’ambiente. L’azienda Tedeschi, guidata adesso dai tre fratelli Antonietta (responsabile vendite Italia e gestione finanziaria e amministrativa), Sabrina (responsabile marketing e dello sviluppo dei mercati asiatici) e Riccardo (enologo dell’azienda e responsabile dei mercati internazionali), è diventata un punto di riferimento importante per questo territorio e i loro vini sono conosciuti e apprezzati sia in Italia che all’estero.

Sabrina Tedeschi

I vini prodotti sono armonici ed eleganti e provengono da vari vigneti dove crescono i vitigni autoctoni della zona come Corvina, Corvinone, Rondinella, i più noti, ma anche Oseleta, Dindarella, Negrara, Rossignola e Forselina.

A partire da Monte Olmi, acquistato nel 1918 che oggi è composto da 2,5 ettari di terreno in forte pendenza dove le vigne vengono coltivate a terrazzamenti, che si trova nella frazione di Pedemonte, nel comune di San Pietro in Cariano, a un’altitudine di 130 metri sopra il livello del mare, con esposizione dei filari a sud-ovest. Qui nel 1964, papà Lorenzo decise di vinificare separatamente le uve del vigneto dando vita al primo Cru di Amarone, Monte Olmi appunto.

A inizio 2000 è stato piantato il vigneto La Fabriseria, un territorio di circa 7 ettari, con un’altitudine di 450 metri sopra il livello del mare, con esposizione sud-sud-est. In questo vigneto nascono il cru La Fabriseria, Amarone della Valpolicella DOCG Classico Riserva e La Fabriseria, Valpolicella DOC Classico Superiore.

Nel 2006 venne acquistato il vigneto di Maternigo, 84 ettari di cui oggi 33 vitati, situati tra i comuni di Tregnago e di Mezzane di Sotto, nella zona DOC. Il nuovo vigneto, grazie alle sue diverse esposizioni e a un’altitudine compresa tra i 300 e i 400 metri sopra il livello del mare, potenzia ulteriormente una produzione. In particolare, all’interno di Maternigo si trova il Vigneto Barila, una vigna che è stata selezionata dopo un’attenta zonazione e caratterizzazione dei suoli e da cui nasce il nuovo cru Maternigo Amarone della Valpolicella DOCG Riserva. La stessa zonazione ha identificato la particella Impervio per la produzione del cru Maternigo Valpolicella DOC Superiore.

L’obiettivo degli ultimi anni è stato quello di unire la tradizione della tecnica vinicola all’innovazione basata su principi naturali. Tutto ciò che viene prodotto oggi è frutto di anni di ricerche sullo studio dei terreni e dei vigneti che hanno fatto capire come la composizione del terroir fa sì che la vite non cresca allo stesso modo. Grande importanza anche dell’uso di metodi naturali che consentono il rafforzamento delle difese naturali del vigneto, la necessità di controllare lo stress idrico e di arricchire il terreno mediante semina di particolari essenze e l’apporto di concimi organici. Un lavoro enorme che ha portato oggi l’azienda ad essere certificata secondo gli standard Biodiversity Friend ed Equalitas.

Nell’appuntamento fiorentino sono state presentate alcune novità, già all’ultimo Vinitaly. A partire dal rebranding dei loro vini che valorizza la loro unicità ma con una brand identity più definita e riconoscibilem capace di riflettere con coerenza i valori, la visione e la qualità che da generazioni guidano la produzione.

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“Il rebranding rappresenta per noi un passaggio fondamentale. – ha spiegato Sabrina Tedeschi – Non si tratta solo del restyling del logo o di una nuova immagine, ma di una presa di coscienza ancora più forte della nostra identità. È il modo con cui scegliamo di raccontarci al mondo, di spiegare che per noi fare vino significa studiare, capire e custodire una terra che ci parla ogni giorno. Con questa nuova veste, vogliamo condividere la nostra visione e il nostro impegno, portando ovunque non solo un prodotto, ma l’essenza del nostro lavoro e della nostra ricerca”.

Altra novità è la creazione dell’archivio dei vini Tedeschi che raccoglie le etichette prodotte negli anni raccontando l’evoluzione enologica della Valpolicella e la longevità dell’Amarone: un patrimonio organolettico ora aperto ai collezionisti, agli operatori dell’alta ristorazione e agli appassionati. Al suo interno sono state collocate 6.800 bottiglie, su un totale di vecchie annate di circa 27.000 bottiglie. Oltre che per la degustazione, le annate degli anni 2000 sono disponibili anche per la vendita. Quelle precedenti, più rare in termini quantitativi, sono destinate a esclusive degustazioni verticali.

In questa occasione fiorentina il menu preparato dallo chef stellato del ristorante Borgo San Jacopo, Claudio Mengoni, è stato abbinato ai vini Tedeschi. Come antipasto è stato servita una tartare di ricciola con avocado e mandorle tostate con in degustazione il nuovo vino GA.RY Igt Veneto Bianco2023, anche questo presentato perla prima volta allo scorso Vinitaly, prodotto con un blend di Garganega (84%), Riesling Renano (6%) e Chardonnay (10%). Il suo nome proviene dall’unione delle tre uve scelte e rappresenta la voglia di sperimentare della famiglia Tedeschi. GA.RY è la sintesi tra tradizione (rappresentata dalla GArganega) e innovazione (interpretata dal Riesling renano) ma è anche molto equilibrato grazie dello ChardonnaY. Il risultato è davvero sorprendete: il profumo è aromatico, al sorso è fresco, elegante contemporaneo adatto per essere degustato in molte occasioni.

Come primo sono stati degustati i deliziosi ravioli di coda di buie, crema di zucca e fonduta di parmigiano abbinati a Nicalo Valpolicella Doc Superiore 2022 e Maternigo Valpolicella Doc Superiore 2021. Il primo è un vino profumato, quegli stessi fiori che si risentono al sorso, equilibrato ed elegante. Davvero delizioso con un gusto e un aroma che invoglia a berne ancora. Nicalo, poi, è stato oggetto di rebranding. La sua immagine adesso è più fresca e coerente con la nuova identità aziendale che ne valorizza sia la sua personalità che il suo legame con il territorio.

Il secondo vino è invece più corposo del primo, la differenza si vede anche dal colore, molto più potente sia al naso, dove oltre ai sentori di fiori, della rutta rossa e nera, si percepiscono le spezie dolci come la vaniglia e i profumi del legno come tabacco e cacao, che al sorso. Al gusto, infatti, è morbido, corposo, con tannini ben integrati ma presenti, mostrando però freschezza ed eleganza.

Per secondo è stato servito il maialino di latte di porchetta con spinaci e carote insieme a Marne 180 Amarone della Valpolicella Docg 2021 e Capitel Monte Olmi Amarone della Valpolicella Docg Classico Riserva 2018. L’azienda Tedeschi produce cinque tipi di Amarone di cui tre provengono dai vigneti di Monte Olmi come quelli in degustazione. Il primo – Marne 180 – fino al 2015 non aveva un nome che gli fu dato proprio quell’anno per dargli una dìsua identità legata al territorio. I terreni, dove vengono selezionate le uve, sono collinari e composti da marne. Da qui il nome a cui è stato aggiunto il numero 180 perché guardano a sud, sviluppandosi da est a ovest. Questo vino (35% Corvina, 35% Corvinone, 20% Rondinella e 10% altri uve autoctone) è uno dei più importanti dell’azienda e viene prodotto in circa 120 mila bottiglie. È più fresco del secondo e, nonostante una bella corposità, ha una buona acidità e freschezza anche grazie alla speziatura e alle note agrumate. Affina due anni e mezzo in botte e il precedente appassimento consente di essere apprezzato oggi ma anche dopo un lungo invecchiamento.

Il secondo Amarone – Monte Olmi – è uno dei vini storici di Tedeschi. Questo si può notare dalla sua etichetta, quella storica, perché il padre di Antonietta, Sabrina e Riccardo negli anni ’60 ebbe l’intuizione di capire il carattere delle uve che venivano da quel vigneto e cominciò a vinificarlo separatamente. Nel 1964 aggiunse in etichetta il nome della vigna, cosa a quell’epoca davvero insolita. Oggi viene prodotta anche la Riserva che è stata degustata in questa occasione Dopo l’appassimento delle uve (30%Corvina, 30% Corvinone, 30%Rondinella e 10% di altre varietà autoctone) per quattro mesi, affina in botte per quattro anni e poi fa almeno un anno in bottiglia. Al naso mostra sentori di frutti rossi e di ciliegia, note balsamiche e leggermente speziate e di tabacco. Al gusto mostra corposità, concentrazione, buona acidità, eleganza e persistenza.

Il pranzo si è concluso con uno zuccotto fiorentino con salsa di vaniglia abbinato a Capitel Fontana Recioto della Valpolicella Docg Classico 2021. Un vino di cui ne viene prodotto poco in azienda ma che è sicuramente uno dei più rappresentativi della Valpolicella visto che già esisteva ai tempi dei romani. Le uve affinano quattro mesi nei fruttai e poi, dopo la fermentazione, affina due anni in botti piccole per poi continuare sei mesi in bottiglia. Mostra profumi di violetta, frutta rossa e nera e leggere note balsamiche. Al sorso è molto piacevole, elegante ed equilibrato, con una bella struttura e morbidezza equilibrata dalla freschezza e persistenza. www.tedeschiwines.com