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Elezioni a Firenze / Volati via 25.000 voti. Difficile recuperarli, sono di delusi di questo Pd ma non hanno il coraggio dicambiare casa

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Roberto Benigni ad una sfilata di moda parlò del declino di Firenza. Disse: ‘Firenze sogna? Figuriamoci ormai è solo Firenze-Signa”

DI UMBERTO CECCHI

. Da allora a oggi le cose sono andate ulteriormente peggiorando, nonostante le amministrazioni di sinistra che si sono succededute. fino ad arrivare all’attuale, con un Pd, ex Pci, incredibilmente ridotto fra gli elettori che hanno cominciato a capire che i politici giocano la loro partita e non quella della città. A forza di dire che loro sono ‘i meglio’ hanno disilluso tutti.

Se si guarda al risultato del voto fioremtino il PD cittadino ha perso 25 mila voti secchi. Non pochi a dire il vero. Una debacle a volerla leggere senza volersi illudere, ma cercando di capire cosa sia successo. L’impressione dell’osservatore che da anni segue la politica fiorentina e i fiorentini, è quella che i politici seduti comodi in Palazzo Vecchio, non hanno assolto il loro ruolo, ma soprattutto non hanno mai preso in considerazione le difficoltà dei cittadini e delle assolute trascuratezze amministrative. Ultimo esempio? Gli archistar costruiscono un albergo non consono alla storia e all’archietettura fiorentina della zona, e quando si va a vedere chi aveva dato l’approvazione del progetto, è stato difficile capire chi ne avesse concessa la licenza.

Distrazione? Non aver capito che Firenze è Firenze, che la politica vera è nata qui e qui è morta, e che qui sono nate tante altre cose, ora sparite: mancano politici veri, non ignoti scaldasedie; scrittori letti nel mondo e non solo a Rifredi; pittori e gallerie in caduta libera, teatro di prosa declassato; alta velocità che è stata un’avventura, tram cittadini: una ferrovia che ne ha snaturato viabilità e vivibilità; industrie in bilico (la città non è mai stata una capitale industriale, ma ora sta perdendo anche le poche che c’erano) e potrei arrivare lontano con le perdite: fino all’industria editoriale e al calo dei successi universitari, ma mi si impone una domanda: Chi comanda davvero a Firenze? Chi fa le scelte di fondo? Le necessità degli abitanti – infinitamente brontoloni pazienti che ora cominciano ad avere qualche dubbio?

Prima puntata (segue)