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Pd e 25.000 voti persi Chi comanda a Firenze? A vedere solo scelte priorità che non sono pro cittadini

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Di Umberto Cecchi

Chi comanda? Colletti bianchi della mafia? La malavita spicciola? A vedere che le scelte prioritarie non sono pro cittadini sembrerebbe davvero così. E invece no, molto più probabile che arrivino da pressioni di blocchi di potere. Anni fa fece scalpore il fatto che il Tram zona Rifredi facesse la sua fermata non davanti all’ospedale ma davanti a un supermercato COOP.  E non è l’unico caso.

I cittadini pagano pazienti, ma orma non più tanto, la malavita, traffico impossibile, aria avvelenata da gas di scarico, mancanza di parcheggi, lentezze burocratiche, sparizione dei marciapiedi invasi dai tavoli di ristorantoni e ristorantini. Dove sono finite le cascine dei Medici, ottimo lascito diventato orinatoio pubblico e lupanare a cielo aperto. Bande di giovanissimi e meno giovani che agiscono in nome della violenza, e governano le notti fiorentine. Notti gestite da traffici di droga e scambi di sesso.

Ormai si mette in lista chi capita, chi vuol ergersi a ‘politico’, chi ha da dimostrare che esiste, che è un bravo diessino perchè va nelle strade a far cortei per qualsiasi cosa, mentre i politici di mestiere, si limitano a non cambiare nulla perchè cambiare è pericoso. Si rischia di perdere voti, O meglio ha un paniere pieno di voti. Poi si starà a vedere. Non cambiando, invece se ne perde (vedi il Pd fiorentino ) 25 mila.

Se quei venticinquemila che si sono svegliati, potrebbe manifestare in piazza chiedendo al loro partito, per il momento ignorato, di pensare di più a Firenze sarebbe davvero una vittoia. La sindaca ci pensi, quei voti dovrebbero essere recuperati nei prossimi anni, ma se davvero c’è un risveglio di amore dei fiorentini per la propria città non le sarà affatto facile recuperare.
PS. Quel che mi è piaciuto di Giani è il suo approccio coi cittadini. La sua quiete nelle analisi e la convinzione che la politica si fa girando per le strade, ma lavorando sodo e non schifando i pareri della gente, ma ascoltandoli.

Fui per qualche anno in Parlamento e in Palazzo Vecchio, imparai molto incontrando amici e avversari. E devo dire che molto mi insegnò un consigliere comunista che ogni tanto mi diceva: questo dillo te, io non posso, ma è importante per la città.

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