La storia di un ristorante, di uno chef ma soprattutto di un uomo che in Italia si è fatto da sé grazie anche al supporto di sua moglie e della sua famiglia. Dalle Samosa al pollo Tandoori, il volume (ed. Il Forchettiere, 132 pagine) contiene oltre 25 ricette iconiche della cucina del subcontinente asiatico, con la storia e le caratteristiche delle diverse anime gastronomiche del Paese
di Elisabetta Failla
È uscito “Haveli, l’India nel piatto”, un libro che è molto più di un ricettario. La sua uscita è stata fatta per festeggiare i 25 anni del ristorante indiano Haveli ma è anche e soprattutto la storia di Giotti Sigh, un uomo che in Italia è riuscito a creare la sua attività quasi dal nulla. Tra le pagine si percepiscono amore, passione, tradizione che si uniscono alle caratteristiche – storiche, geografiche, ma anche culturali – delle differenti realtà dell’India.
Giotti Sigh ha vissuto la prima parte della sua vita con la sua famiglia a Chandigar, capitale del Punjab e, al termine della scuola di Scienze politiche, si trasferì in Italia per lavorare all’ambasciata indiana a Roma. Come da tradizione, essendo figlio di un ambasciatore. Purtroppo non riuscì ad essere assunto e si adattò a fare il lavapiatti in un ristorante indiano. Giotti Sigh, figlio di una famiglia indiana dell’alta borghesia, racconta nel libro che non aveva mai preso una padella in mano e in un ristorante ci era sempre entrato per mangiare. Ma con umiltà iniziò dal basso imparando i segreti della cucina indiana prima a Roma e poi a Fiesole.
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Passa il tempo e il 19 novembre 1999 Giotti Sigh si sposò con Rubel Chahal. Il matrimonio fu combinato dalle famiglie, come da tradizione. Fu la giovane sposa a convincere il marito a diventare imprenditore e ad aprire un ristorante tutto suo. E così, il 13 aprile del 2000 venne inaugurato Haveli, che significa reggia, nella prima sede sempre in viale Fratelli Rosselli. Da lì iniziò un’avventura di grande successo che continua ancora oggi.
Sono passati 25 anni nel mondo della ristorazione e di matrimonio ma Giotti Sigh è rimasto lo stesso: umile ma caparbio, raffinato, gentile come solo gli indiali sanno essere, accogliente. Perché da Haveli, anche nella sede nuova, sembra di stare a casa di Giotti e Rubel. Non ospiti ma qualcuno di famiglia. Una famiglia che l’imprenditore ama incondizionatamente e che comprende i suoi tre figli ma probabilmente anche chi lavora con lui.
Il libro, che è stato presentato qualche giorno fa al ristorante, oltre alla storia di questa splendida coppia, include anche un ricettario composto da 25 piatti indiani più tradizionali. Giotti Sigh non ha portato a Firenze solo la cucina del “suo” Punjab, ma quella di tutta l’India. Nel volume si trovano le descrizioni delle materie prime e degli utensili tipici di una tradizione millenaria, che introducono alle ricette vere e proprie: dal piatto più iconico, il Tandoori Chicken, fino alle pietanze originarie degli Stati del nord, delle zone costiere sud e dell’est e dell’ovest, fino a quelle che sono espressione della cucina d’alta quota vicino all’Himalaya. Di ognuna vengono raccontati ingredienti e preparazione, ma anche una serie di suggerimenti per provarne differenti versioni. E un capitolo ad hoc è dedicato agli abbinamenti tra i piatti indiani e alcuni dei principali vini italiani e birre artigianali, proponendo un’ampia serie di pairing.
“Ho scritto questo libro – racconta Giotti Singh, lo chef che da un quarto di secolo insieme alla moglie Rubel realizza i sogni di molti indiani che vengono a sposarsi in Italia – con l’obiettivo di avvicinare il pubblico italiano alle diverse anime della cucina del mio Paese, illustrando non solo i piatti più caratteristici ma anche gli ingredienti, gli utensili e le preparazioni, e con essi anche la storia e le culture dei singoli Stati indiani. Ma volevo al tempo stesso raccontare il mio percorso, affinché possa essere d’ispirazione”.
E se finora molti conoscevano solo le Samosa o poco più, con “Haveli, l’India nel piatto” lo chef dell’omonimo ristorante fiorentino – il più antico del capoluogo toscano – dà la possibilità di scoprire un patrimonio enorme di storie, tradizioni e culture. Perché, come recita un antico proverbio del Punjab, “Puoi allontanare un Indiano dall’India, ma non potrai mai allontanare l’India da un Indiano”. www.florenceindianrestaurant.it












