Una verticale per raccontare un Carmignano che ha racchiuso cento anni di storia in una bottiglia. 7 annate, dal 2021 al 1925, hanno raccontato a ritroso uno dei vini più iconici di Tenuta di Capezzana e della sua Denominazione.
di Elisabetta Failla
Quest’anno Villa di Capezzana, il Carmignano di Tenuta di Capezzana, compie 100 anni e la famiglia Contini Bonacossi ha voluto festeggiare questo anniversario con una verticale che ripercorresse, annata dopo annata, a ritroso la sua storia.
La storia della Tenuta di Capezzana, situata nei pressi di Carmignano, è strettamente legata a questa famiglia di origine mantovana che acquistò la proprietà nel 1926 per volontà della bisnonna Vittoria continuando a coltivare viti e olivi, attività che risale fin dai tempi degli etruschi. In questa zona, infatti, si è sempre coltivato vino rosso, il Carmignano, di grande pregio.
Nell’archivio Datini, infatti, il Carmignano nel 1300 aveva un valore di 2, 3 volte superiore ai vini rossi toscani. Tra l’altro è stato uno dei primi vini al mondo la cui produzione è stata limitata e protetta dal bando del Granduca Cosimo III de’ Medici insieme a quelle del Chianti Classico, Valdarno di Sopra e Pomino. Una prima Doc, ante litteram quindi, con una sorta di disciplinare che limitava le zone di produzione, stabiliva le norme di produzione e di commercializzazione.
Per quanto riguarda la zona dell’attuale Docg Carmignano la produzione riguarda solo vini rossi prodotti con assemblaggio di uve. Infatti, fu Caterina de’ Medici che portò dalla Francia in questa area l’uva francesca, ovvero il Cabernet Franc, che unito al Sangiovese diede vita al vino rosso principe denominazione.
Di padre in figlio, tra cui il conte Ugo Contini Bonacossi che si batté circa 50 anni fa per recuperare la denominazione Carmignano, oggi è la quarta generazione a guidare l’attività e a gestire la Tenuta di Capezzana: Beatrice, Filippo e Benedetta Contini Bonacossi insieme ai nipoti Ettore, attuale CEO, Gaddo e Serena. La Tenuta di Capezzana si estende su 650 ettari, di cui 74 vitati e 140 ad ulivi. I vitigni coltivati sono, olrte al Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Canaiolo, Sirah, Merlot, Trebbiano, Chardonnay e San Colmbano. Alcuni vigneti sono molto vecchi, arrivano fino a oltre 50 anni di età, e la coltivazione è biologica.
In occasione di questa degustazione è stato presentato anche il nuovo enologo, ben conosciuto nell’ambiente, Emiliano Falsini che è subentrato a Franco Bernabei che ha collaborato con la Famiglia Contini Bonacossi per molti anni.
Ma veniamo alla degustazione di Villa di Capezzana, prodotto con Sangiovese e Cabernet Sauvignon le cui uve affinano in generale 50% in tonneaux per almeno 12 mesi, 50% in botte grande per 16 mesi e 12 mesi in bottiglia.
Abbiamo iniziato dall’annata 2021, un’anteprima visto che uscirà a dicembre. Questa è stata un’annata difficile con inverno rigido, gelate ad aprile ma che dal punto di vista olfattivo è estremamente ricca. Al naso infatti mostra già la sua complessità: piccoli frutti rossi e neri, arancia candita, spezie, note balsamiche, erbe aromatiche e sentori del legno. Al sorso il vino è corposo, morbido, con tannini eleganti, fresco e ben equilibrato e persistente. In questa annata sono state prodotte solo 30.000 bottiglie, circa la metà in altre annate.
Abbiamo proseguito con l’annata 2015, decisamente migliore per quanto riguarda l’andamento meteorologico. Un vino qualitativamente ottimo tanto da rientrare nel progetto, nato nel 2006, “Villa di Capezzana 10 anni”. Le caratteristiche principali sono la freschezza e l’eleganza. Al naso mostra sentori di frutti di bosco, spezie, incenso, note balsamiche e di cioccolata ma anche un tocco di mineralità. Al palato mostra, come dicevamo, tutta la sua freschezza, tannini abbastanza morbidi, corposità e persistenza. Un vino che evolverà ancora nel tempo e saremmo curiosi di degustarlo fra qualche anno.
La degustazione è continuata con l’annata 2005, uno dei vini che è stato più apprezzato dal punto di vista qualitativo. L’annata è stata caratterizzata dalla mancanza di piogge sia in inverno che in estate e questo si ritrova nel bicchiere. Al naso si sentono la ciliegia, la prugna le spezie, l’arancia sanguinella, il caffè e il tabacco. Al sorso si apre un modo meraviglioso: corposo, elegante, finale lungo, tannini ben strutturati ma che ancora hanno molto da raccontare con un finale lungo e persistente. Rispetto alla 2015, più potente e fresca, questa annata è molto elegante nonostante abbia una bella struttura. Anche in questo caso sarebbe interessante degustarla fra qualche anno.
Queste annate sono prodotte con un blend composto da 80% Sangiovese, 20% Cabernet Sauvignon. Per quelle che andremo a descrivere successivamente il blend è composto anche da altri vitigni autoctoni.
Siamo passati infatti all’annata 1995 prodotta con 80% Sangiovese, 15% Cabernet Sauvignon, 5% Canaiolo e affinamento in botte grande per 30 mesi. Di colore rosso con tendenza al granato, al naso si percepiscono sentori florali, ciliegia, frutti rossi, erbe aromatiche, note speziate, caffe e cacao. Un bouquet complesso e questa complessità si ritrova anche al sorso: delicato, elegante morbido, i tannini sono vellutati e fini, fresco e leggero nonostante il buon corpo. Un vino che ha 30 anni ma che è ancora piacevole da bere con un finale decisamente lungo per l’età.
A seguire è stata degustata l’annata 1983, prodotta con Sangiovese 70%, Cabernet Sauvignon 10%, Canaiolo 10%, Colorino 10% con affinamento in botte grande per 24 mesi. Di colore granato, al naso si sentono la frutta rossa matura, la ciliegia il caffè e il cuoio. Al palato è morbido elegante, ben equilibrato, i tannini sono setosi, è persistenze con un finale di bocca ancora piuttosto lungo. Sorprende, per un vino di oltre 40 anni, l’equilibrio tra freschezza e acidità, oltre all’eleganza.
A seguire l’annata 1979, prodotta con 70% Sangiovese, 10% Cabernet Sauvignon, 10% Canaiolo, 10% Colorino e Mammolo con affinamento in botte grande per 24 mesi. Sia al naso che al sorso appare che abbia retto bene l’invecchiamento, tanto da sembrare più giovane dell’annata 1983. Al naso si percepiscono il caffè, note speziate, frutta nera appassita come la prugna. al gusto appare potente, equilibrato con tannini bilanciati, fresco e ancora persistente con un bel finale ancora lungo.
La verticale è finita con una piacevole rarità: l’annata 1925, ritappata ne 2012 di cui ne sono rimaste solo 8 bottiglie. Non capita tutti i giorni di degustare un vino di 100 anni come questo Villa di Capezzana che ha dimostrato di essere ancora oggi un gran vino. Il colore è quasi ambrato e al naso si sente la frutta secca, note si sottobosco e spezie. Al sorso è apparso molto equilibrato, quasi cremoso, elegante e con un finale ancora lungo. Un vino davvero sorprendente per l’età, ancora fresco e integro. Difficile non emozionarsi davanti a tanta bellezza e gusto!












