Con una produzione di eccellenza ma limitata e in bottiglie numerate, Poggio Severo entra a far parte dei vini dell’Azienda Lisini con la prima annata 2021.
Il Brunello di Montalcino Poggio Severo DOCG 2021, presentato qualche settimana fa, è la novità di quest’anno dell’Azienda Lisini. Una decisione soppesata per diverso tempo e che è stata presa sia per valorizzare il Sangiovese, mettendo ulteriormente a frutto l’esperienza di oltre cento anni di storia enologica, ma anche per produrre un Brunello che possa essere il trait d’union fra il passato e il futuro della produzione Lisini.
Era infatti la metà dell’Ottocento quando Francesca Clementi portò in dote a Lodovico Lisini le proprietà agricole a Montalcino. Fu però il nipote Lodovico, agli inizi del 1900, ad occuparsi della tenuta. Dopo la scomparsa di Lodovico, nel 1950, la gestione passò alla figlia Elina (rimasta al vertice fino alla sua morte nel 2009) che fu anche una dei fondatori del Consorzio del Brunello nel 1967, e la prima donna a diventarne il presidente nel 1970. Grazie alle sue intuizioni e alla sua intraprendenza trasformò la proprietà in un un’azienda vitivinicola, passata poi, alla sua morte, ai nipoti Lorenzo, che cura la parte amministrativa, Ludovica, responsabile commerciale, e Carlo, attuale amministratore. Nel 2022 entrano in azienda gli altri cugini Alessandro, Caterina e Benedetta Lisini, eredi di Giovan Gualberto Lisini.
Proprio per la lunga tradizione produttiva dell’azienda questo vino è stato pensato a lungo, perché doveva essere riconoscibile come un vino Lisini ma anche essere innovativo. Per questo è stato fatto un lungo lavoro con l’enologo dell’Azienda, Alessandro Margioni, e con Paolo Salvi, enologo e supervisore esterno, presente dal 2019. Questo vino segue la strada tracciata fin dagli anni ’30 del secolo scorso quando il nonno Lodovico produceva il vino secondo il metodo chiantigiano, e rafforzata da una breve collaborazione con l’enologo Giulio Gambelli. Lo stesso Paolo Salvi, che ha lavorato con Gambelli, ha consentito con la sua esperienza di intraprendere un percorso che non si discostasse dalla tradizione enologica Lisini.
“I nostri vini nascono in vigna, dove viene fatto il lavoro più importante – spiega Carlo Lisini Baldi, che gestisce oggi l’azienda insieme al fratello Lorenzo, e ai cugini Ludovica, Alessandro e Caterina Lisini – e in cantina li seguiamo in tutte le fase produttive, dalla fermentazione alla bottiglia”.
Poggio Severo nasce con lo stesso metodo ma dando importanza al suo terroir che gli dona caratteristiche differenti ad esempio dal ben noto Brunello di Montalcino Ugolaia.
A differenza di quest’ultimo, le cui vigne sono situate su un pianoro a circa 350 metri slm, i vigneti di Poggio Severo si trovano su due terreni di circa due ettari in totale nella parte alta della collina a circa 520 metri slm, circondati dal bosco che rende questo vino più fresco rispetto all’altro.
Diversa anche l’esposizione, perché i vigneti di Ugolaia guardano a sud verso il Monte Amiata e la Val d’Orcia, mentre quelli di Poggio Severo son esposti a sud-est. Infine, un ruolo importante ce l’ha il terreno che è formato principalmente da argilla, sabbia e calcare che dona al vino corposità, complessità, acidità e longevità.
Con la selezione di uve provenienti dai vigneti viene prodotto Poggio Severo, un vino di grande qualità in circa 2.666 bottiglie. “Abbiamo voluto far emergere l’eccellenza di Poggio Severo – ha spiegato Ludovica Lisini – e per questo abbiamo preferito produrlo in quantità limitata e con etichette numerate che gli donano un ulteriore valore aggiunto”.
La prima annata di Poggio Severo è la 2021. “Questa è stata un’ottima annata – raccontano gli enologi Alessandro Margioni e Paolo Salvi – e, dopo quattro anni da quella vendemmia, abbiamo notato come il vino abbia caratteristiche molto interessanti”.
L’affinamento è lo stesso dei Brunello Lisini: il vino resta quattro anni in cantina di cui 36 mesi in botte grande di rovere di Slavonia e poi altri 6 mesi in cemento prima di essere imbottigliato. “Il disciplinare prevede quattro mesi di bottiglia, noi lo lasciamo per circa sei mesi”, affermano i due enologi.
Al naso è profumato: dai sentori del legno, ma non eccessivi, a quelli fruttati, soprattutto il cedro e l’arancia sanguinella, che in bocca donano quel tocco di agrumato che aiuta la freschezza, e una certa mineralità. Quello che colpisce al gusto è la sua acidità e la sua austerità. Diversamente da Ugolaia, Poggio Severo non è molto aperto e ha bisogno di tempo per diventarlo.
Poggio Severo entra così a far parte della produzione aziendale che comprende: Brunello di Montalcino DOCG, sia Annata che Riserva, Brunello di Montalcino Ugolaia DOCG, Rosso di Montalcino DOC, San Biagio Toscana IGT, Grappa di Brunello di Montalcino, Vin Santo a cui si aggiunge anche l’olio extravergine d’oliva.
I terreni dell’azienda si estendono su una superficie di 154 ettari dei quali 27 di vigneti di Sangiovese (12 a Brunello, 4 a Rosso di Montalcino e il resto a Igt Toscana). Oltre all’area boschiva ci sono 6 ettari di oliveto per una produzione di 20-30 quintali d’olio annui. Prima del boom del Brunello, Montalcino era nota per la produzione olearia, e l’azienda Lisini era già conosciuta per la qualità del suo olio extravergine.
L’attuale produzione comprende quattro tipologie di Brunello: 40.000 bottiglie del base, 3.500 di Riserva, 8.000 di Brunello Ugolaia, ottenuta con uve provenienti dalla vigna omonima e infine 2.000 di Poggio Severo. Si aggiungono 16.000 bottiglie di Rosso di Montalcino e 10.000 bottiglie di San Biagio, un Igt affinato in acciaio anziché in legno.












