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Firenze, a Palazzo Castri 1874 degustazione di vini della Tenuta Il Plinio. Buona la prima!

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La serata di degustazione, condotta dalla sommelier Barbara Tedde, e stata la prima di una serie che inizierà a settembre. Un modo per conoscere questo Boutique Hotel di recente ristrutturazione, la sua cucina abbinata ai vini della Tenuta Il Plinio.

di Elisabetta Failla

Ai primi di luglio si è tenuta una serata di degustazione di vini dell’azienda romagnola Il Plinio presso il boutique Hotel Palazzo Castri 1874, che si trova in piazza Indipendenza a Firenze, a due passi dal centro culturale ed artistico della città.

Recentemente ristrutturato, l’albergo offre un’ambiente confortevole ed elegante e un bar ed un ristorante a cui possono accedere, oltre agli ospiti, anche i fiorentini. Sorprendente il giardino interno, davvero godibilissimo in queste serate estive. Completa l’offerta anche una Spa, dotata di un’ampia piscina idromassaggio, sauna, bagno turco, docce emozionali, zona relax e sala fitness.

Per questa serata Barbara Tedde, sommelier ed esperta di vino e di cibo, ci ha preparato un bel viaggio che ha unito i prodotti di due regioni italiane davvero eccellenti dal punto di vista enogastronomico: i vini romagnoli della Tenuta Il Plino e i piatti della cucina marchigiana.

L’azienda vitivinicola è stata rappresentata da Alessandro Ramilli che nel 1999 ha voluto creare questa “piccola realtà”, come la definisce, in Romagna nelle colline fra San Carlo di Cesena e Bertinoro. Fin dall’inizio Alessandro ha deciso di puntare sulla coltivazione biologica e sui tipici vitigni autoctoni romagnoli, Sangiovese e Albana, e su alcuni internazionali come Merlot, Cabernet Sauvignon, Chemin Blanc e Viogner. “Ma sui nostri terreni abbiamo trovato un altro vitigno che non ha un nome – racconta Ramilli – Forse è Trebbiano o una sua mutazione genetica spontanea”.

Alessandro Ramilli

Gli ettari vitati sono 10 situati in collina, guardano il mare e si trovano a circa 150 – 200 m. slm con una pendenza di circa 35%. Il loro terroir consente di raccogliere le uve mature ma che, nonostante questo, continuano a mantenere una bella acidità. vini che sono complessi, longevi, capaci di raccontare il loro territorio.  La filosofia alla base della produzione è quella di avere basse rese produttive, alta densità di impianto, attenzione all’esposizione migliore e agricoltura biologica.

A tavola sulla spiaggia rievoca le storiche estati di Forte dei Marmi

La degustazione è iniziata con Plinio delle Acacie Rubicone Bianco Igt 2021. L’uva proviene da un vecchio vitigno del Rodano che, dopo la fermentazione alcolica in acciaio, affina in tonneaux di rovere francese per sei mesi. L’affinamento prosegue in bottiglia per almeno 12 mesi, dopo che vino contenuto nei vari legni è stato assemblato.

Al naso è delicato: si percepiscono note di mela, frutta secca, erbe aromatiche ma anche alcune note di sabbia umida e sapidità, probabilmente dovute al suolo in parte sabbioso. La delicatezza al gusto sparisce perché il vino entra deciso e appare secco, acido, fresco e sapido ma anche avvolgente, con un buon tenore alcolico e persistente. È incredibile come ancora oggi, nel 2026, questo vino abbia una freschezza, una mineralità e una sapidità così incredibile. Appare talmente giovane che prevediamo una bella longevità. È stato degustato con l’antipasto, le cozze in guazzetto. Un abbinamento interessante perché la dolcezza del pomodoro confit ha bilanciato quella del vino.

Il secondo vino degustato con il primo piatto, risotto alle seppie, il loro nero ed erbe di campo selvatiche, è stato AlbadiPlinio Romagna Albana Secco Docg 2024, un vitigno è difficile da coltivare perché è sensibile alle malattie e ai cambiamenti climatici. Quindi ha bisogno di molte attenzioni e cure. Dopo la fermentazione alcolica in acciaio con lieviti indigeni, il vino affina in parte ancora in acciaio e in parte in tonneaux per sei mesi circa con continui batonnage in modo da rimettere in sospensione le fecce fini. Successivamente il vino viene assemblato e continua l’affinamento in bottiglia per altri dodici mesi.

Al naso mostra un bouquet variegato: note di fiori gialli, pesca matura, erbe aromatiche, mandorla, miele e leggeri sentori agrumati. Al palato appare elegante, secco, acido, sapido con una buona struttura e leggermente “sabbioso”. Buona la persistenza e la piacevolezza.

Con questo risotto gustoso abbiamo provato ad abbinare questo vino, per contrasto, e il primo che invece è per similarità. Un gioco per provare due modi diversi di abbinamento. A noi forse è piaciuto di più con il Rubicone bianco ma è, ovviamente, una pura questione di gusto.

Con il secondo piatto, stoccafisso all’anconetana, è stato abbinato Torre di Roversano Romagna Sangiovese DOC Superiore Bertinoro 2023. Le uve provengono da un vigneto di 60 anni di età. Alessandro Ramilli ci ha spiegato che, con vigne così vecchie, per fare un vino di qualità bisogna scegliere grappoli a bacca piccola che hanno una buccia ricca di aromi, di colore (gli antociani) e di tannini. Il vino viene vinificato in acciaio e poi affinato per sei mesi in tonneaux francesi. Al naso prevalgono sentori intensi di frutti rossi e neri, ciliegia e fiori, note balsamiche di liquerizia e un leggero sottobosco. Al gusto appare elegante morbido, con tannini ben equilibrati e abbastanza avvolgenti, secco, fresco e persistente. Il Sangiovese di Romagna con lo stoccafisso ci sta molto bene, segno che ormai alcuni rossi con certi tipi di pesce (non con tutti e dipende anche dalla modalità cottura) è ormai sdoganato.

Per finire abbiamo degustato un vino meraviglioso: Mufato del Plinio Romagna Albana Passito Docg 2023. E qui entriamo, per chi piacciono, nel mondo dei muffati senza andare per forza in Francia. Le uve dell’Albana vengono vendemmiate tardivamente, scegliendo manualmente e a più riprese i chicchi attaccati dalla muffa nobile. Il vino viene fatto fermentare a basse temperature per poi lasciarlo affinare in legno fino a metà primavera. Le migliori parti del prodotto vengono assemblate in acciaio poi imbottigliate e lasciate riposare per almeno 12 mesi. Al naso emergono profumi eleganti di albicocca, datteri e zafferano. In bocca è elegante ed equilibrato, fresco, dolce senza essere stucchevole anche perché mostra una bella acidità e sapidità. È stato gustato in abbinamento al lonzino di fico marchigiano, un dolce tipico delle Marche a base di fichi secchi, tritati e lavorati insieme a frutta secca, cannella e liquore. Abbinamento ottimo e gustoso perché entrambi si esaltavano a vicenda.

Grazie a Barbara Tedde e Alessandro Ramilli per averci fatto scoprire questi vini e grazie anche all’Hotel Castri 1874 per l’ospitalità. Buona la prima, non resta che attendere le prossime degustazioni.

Risotto alle seppie, il loro nero ed erbe di campo selvatiche
Stoccafisso all’anconetana
lonzino di fico marchigiano