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Mario Draghi e Patrick Collison presentano il Rhine Group per rilanciare competitività, innovazione e crescita in Europa

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Mario Draghi e Patrick Collison sono i copresidenti di Rhine Group, una nuova associazione nata questo agosto con l’obiettivo di trasformare le analisi contenute nel rapporto Draghi sulla competitività in riforme.

 di Elisabetta Failla

Mario Draghi e Patrick Collison, cofondatore e amministratore delegato di Stripe, una delle principali società mondiali nel settore dei pagamenti digitali, e membro del Consiglio d’amministrazione di Meta dall’aprile 2025, sono i copresidenti di Rhine Group, una nuova associazione nata questo agosto con l’obiettivo di trasformare le analisi contenute nel rapporto Draghi sulla competitività in riforme. Perché, come si legge nel manifesto di Rhine Group “Il declino non è inevitabile, ma è la direzione verso cui ci stiamo muovendo se non agiamo con urgenza”. Ne fanno parte anche altri rappresentanti importanti di big tech e finanza globale.

La guida del gruppo è affidata all’ex eurodeputato liberale ed economista spagnolo Luis Garicano. La squadra mette insieme settori apparentemente separati ma che nel nuovo equilibrio mondiale sono più uniti che mai, come economia, università, finanza, industria, tecnologia, perché il progetto prevede ricerche e riunioni tra economisti, politici e imprenditori.

Ma torniamo allo scopo del gruppo, cioè tradurre in fatti le raccomandazioni del rapporto Draghi. Nel 2025 la Commissione sosteneva di aver già completato oltre la metà delle iniziative previste dalla Bussola per la competitività, ispirata al rapporto stilato da Mario Draghi. Tuttavia, un audit indipendente, citato dal Financial Times, considerava invece pienamente attuate solo 60 raccomandazioni su 383.

Rhine Group appare come associazione svizzera con sede presso la società fiduciaria L&S Trust Services di Ginevra e rappresentata da Garicano. In concreto è “un’associazione indipendente e apartitica il cui scopo è favorire il dialogo educativo e sviluppare e promuovere soluzioni di politica pubblica basate sulle evidenze”. Gli incontri si svolgono secondo la Chatham House Rule secondo l quali le informazioni possono essere utilizzate, ma non attribuite a chi le ha fornite.

Patrick Collison è anche tra i sostenitori della campagna Eu Inc. Lo scorso marzo la Commissione ha presentato una proposta con lo stesso nome, che prevede la costituzione digitale entro 48 ore, un costo massimo di 100 euro, nessun capitale sociale minimo e regole comuni per le stock option.

Ma vediamo chi fa parte di Rhine Group: Tobi Lutke di Shopify, Sebastian Siemiatkowski di Klarna e Michael Miebach di Mastercard. C’è anche Jorg Kukies, ex dirigente di Goldman Sachs, sottosegretario, consigliere di Olaf Scholz e ministro delle Finanze tedesco. Nel 2026 è passato a Morgan Stanley dopo il periodo di incompatibilità previsto. Tra i membri figurano anche le direttrici del Financial Times e dell’Economist, Roula Khalaf e Zanny Minton Beddoes, e l’editore di Le Monde Louis Dreyfus.

Presente anche Alexis Kohler, già segretario generale dell’Eliseo con Emmanuel Macron, è ora vicepresidente esecutivo di Société Générale. Nel 2022 è stato posto sotto indagine formale per possibili conflitti d’interesse legati ai rapporti familiari con il gruppo armatoriale MSC ma Kohler ha sempre negato ogni illecito. Nel luglio 2026 la Corte d’appello di Parigi ha considerato prescritta una parte degli episodi, mentre l’associazione denunciante Anticor ha annunciato che continuerà la propria azione sui fatti successivi al 2014.

Un altro membro, il presidente del consiglio di sorveglianza di Siemens Jim Hagemann Snabe, è contemporaneamente inviato speciale della Commissione europea per l’intelligenza artificiale industriale e consigliere di C3 Ai. La nomina ha spinto 41 eurodeputati a chiedere chiarimenti sui potenziali conflitti d’interesse. Nel Rhine Group siede inoltre Benoit Coeuré, presidente in carica dell’Autorità francese della concorrenza.

Tra gli italiani figura Andrea Pignataro, fondatore di Ion Group, conglomerato che fornisce software, infrastrutture informatiche e servizi essenziali al settore finanziario italiano, e non solo. Tramite società come Cedacri e Cerved gestisce inoltre grandi quantità di dati finanziari sensibili. E poi Luca Ferrari di Bending Spoons, società milanese decisamente vivace nel mercato delle acquisizioni. Dopo l’acquisto di Evernote, WeTransfer, Vimeo e Aol, il gruppo milanese si è quotato nel 2026 a Wall Street con una valutazione di circa 18,4 miliardi di dollari. La sua crescita è stata accompagnata da profonde ristrutturazioni e consistenti tagli al personale.

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Sono presenti Francesco Giavazzi, consigliere economico di Palazzo Chigi al lavoro anche sul Pnrr, Vittorio Colao, ministro per l’Innovazione tecnologica e la Transizione digitale ed ex amministratore delegato di Vodafone. Terminata l’esperienza governativa, è rientrato in General atlantic, oggi come vicepresidente per l’area Emea.

Tra i membri Fa parte anche Lucrezia Reichlin, professoressa alla London Business School, dal 2005 al 2008 ha diretto la ricerca della Bce e siede nei consigli di Morgan Stanley, Ageas e Messaggerie Italiane. È figlia dello storico dirigente del Pci Alfredo Reichlin e dell’ex parlamentare Luciana Castellina.

Altra presenza accademica è Francesco Decarolis, professore alla Bocconi. Si occupa di antitrust, appalti e piattaforme digitali. Ha collaborato con Commissione europea, Palazzo Chigi e Autorità garante della concorrenza ed è tra i contributori del rapporto Draghi del 2024. E infine Beatrice Weder di Mauro, economista con cittadinanza svizzera e italiana, che presiede il Centre for Economic policy research. È oggi nel consiglio di sorveglianza di Robert Bosch e nel consiglio di Unigestion. In precedenza ha ricoperto incarichi in UBS, Roche e ThyssenKrupp.

Questa combinazione di esperti provenienti da diversi settori potrebbe fare la differenza. Fino ad ora la politica tecnologica europea è stata discussa prevalentemente in sistemi istituzionali formati da governi, regolatori, funzionari di Bruxelles, associazioni, consulenti ed esperti di policy. Importanti ma, secondo i fondatori del gruppo, non sufficienti perché chi ha fondato e guida un’impresa tecnologica incontra ostacoli che non possono essere pienamente catturati da una valutazione d’impatto. Chi ha provato a raccogliere miliardi di euro si trova di fronte la frammentazione dei mercati dei capitali europei in modo diverso dalla teoria. Infine, chi ha cercato di operare nei 27 Stati dell’Unione Europea, con sistemi politici, economici e finanziari diversi, si trova davanti un Mercato Unico di fatto incompleto.

Per questo la presenza di Patrick Collison accanto a Draghi è significativa in quanto mette in contatto due mondi, quello della politica economica e dell’imprenditorialità tecnologica, che l’Europa deve necessariamente riavvicinare.

Non solo: l’Europa continua a confrontarsi costantemente con gli Stati Uniti, mentre dovrebbe guardare anche ad oriente e confrontarsi con la Cina. Un Paese che non deve essere considerato solo come rivale geopolitico, economico e finanziario ma anche come sistema industriale che riesce a trasformare velocemente le idee in prodotti e questi in ecosistemi industriali. L’obiettivo dell’Europa, ovviamente, non dovrebbe essere quello di diventare americana o cinese, ma di riscoprire la propria capacità di costruire, crescere ed eseguire.

Il Rhine Group è convinto che non sia troppo tardi perché l’Europa cambi traiettoria. Dalla sua ha il fatto che sia uno dei più grandi mercati del mondo e conserva straordinarie risorse industriali, scientifiche, finanziarie e umane. Ma per poterlo fare deve anche velocizzare il processo decisionale perché il tempo, purtroppo, non è infinito. Il compito del gruppo è soprattutto quello di aiutare l’Europa a ridurre la distanza fra decisione e attuazione. Cosa non facile visto che, nell’attuale sistema decisionale del Consiglio Europeo, basta il no di un qualunque Paese membro in una votazione all’unanimità, prevista per l’approvazione di atti relativi ai cosiddetti “settori strategici”, per creare la paralisi. Il tema della necessità dell’ampliamento del voto a maggioranza qualificata è già da alcuni anni al centro del dibattito delle istituzioni europee, ma di recente si è intensificato a causa delle crisi internazionali e delle ipotesi di allargamento dell’Unione.

Al momento ci sono numerose proposte ma vogliamo ricordare che anche il Rapporto Draghi del settembre 2024 aveva segnalato la necessità di snellire e rendere più celeri le procedure decisionali. Adesso Rhine Group fa sua questa esigenza provando a spronare l’Unione Europea.