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"Senza veli sulla lingua" associazione contro il femminicidio. In Toscana la sede sarà a Montecatini

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da Sn Massimo di Cataldo, Anita Madaluni, Alessio Sacco
da Sn Massimo di Cataldo, Anita Madaluni, Alessio Sacco

È stata ufficialmente presentata a Milano  al Palazzo della Regione Lombardia nella sala Pirelli, la nuova associazione no-profit Senza Veli sulla Lingua, con un convegno-dibattito sull’apertura della Casa Rifugio: SOS di prima accoglienza, una cerimonia durante la quale, oltre alla presentazione dei soci fondatori, Ebla Ahmed (presidente), Anita Madaluni (vice-presidente), Diana Said studentessa egiziana di giurisprudenza e l’imprenditore Alessio Sacco, unico uomo nell’associazione in prima linea contro il femminicidio, sono state conferite le cariche quali soci onorari al campione olimpico di pugilato Nino Benvenuti, all’avvocato Manuela Olivieri (moglie del corridore Pietro Mennea recentemente scomparso), al compositore e chitarrista brasiliano Marcos Vinicius, Don Mazzi,  l’avvocato Daria Pesce e al cantante Massimo di Cataldo, accusato di violenza sulla fidanzata e scagionato il mese scorso da questa ingiusta accusa da una perizia tecnica.
“L’associazione -come afferma la sua Vice Presidente Anita Madaluni– nata come una piccola zattera sta trasformandosi in un transatlantico” grazie anche ai quattro assessorati di Milano, alla Casa , alla Salute, alla Solidarietà Sociale e alle Politiche Sociali e alle collaborazioni con White Mathilda e con Dupp (Donne Unite per la Pelle) associazione medica di Bari che ridà un volto alle donne sfigurate, con  Crime Cafè un’associazione romana, e in Toscana, a Montecatini, si relazionerà con il Comune e la locale Croce Rossa. Da non dimenticare – afferma Ebla Ahmed – che anche l’arte avrà la sua parte e annuncia il corto “Oltre la Finestra” dell’attore Francesco Testi.
Senza Veli sulla lingua è la prima associazione internazionale con sedi in Italia, corrispondenti in tutto il mondo che si impegna nell’abbattimento di barriere etniche, culturali, religiose che non di rado sono il pretesto per commettere crimini nei confronti delle donne, ma in generale verso i più deboli e indifesi, “perché –ci spiega Ebla Ahmed nata da madre fiorentina e padre Yemenita, avvocatessa a Londra e corrispondente di Yalla Italia a Milano- le vittime appartengono a tutti i generi e a tutte le etnie e l’idea del velo è il simbolo contro la violenza che imbavaglia, indipendentemente dal credo religioso e nello specifico non è la religione islamica a fomentare l’odio verso le donne, ma la cultura patriarcale, che è trasversale, e che ha radici nell’ignoranza e nel degrado urbano e sociale”.
Un progetto giovane che guarda innanzitutto alla donna e a tutte le vittime della prepotenza che indipendentemente dal sesso hanno diritto di essere assistite;ha come obiettivo il dialogo a quelle seconde generazioni che vivono nel mondo globalizzato e che devono trovare la forza di denunciare i soprusi e le discriminazioni in quanto delitti contro la persona ,non sono mai legittimati a maggior ragione dal fondamentalismo religioso. Un’iniziativa che si sta facendo strada, “grazie ad un progetto di una casa rifugio per le donne che fuggono dalla violenza domestica, in una località segreta che l’Associazione  ha ricevuto in comodato d’uso e che con l’impegno dell’architetto Crisafulli sta cercando di mettere a norma” così Alessio Sacco, consigliere di Svsl perché sia data la possibilità di un sostegno e aiuto a tutti coloro che ne facciano richiesta.
 Patrizia Scotto di Santolo
 

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