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La crisi si fa sentire con forza: meno assunzioni, meno consumi, più lavoro atipico

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E’ un quadro che preoccupa ancora di più quello emerso dal 3° Rapporto 2012 redatto da IRES  e CGIL Toscana sulla situazione economica e sociale della regione. La Toscana si colloca in un quadro medio rispetto al resto del Paese, ma con indicatori sulla qualità della vita in rapido deterioramento.  In modo particolare, continua l’esplosione del lavoro povero e precario, con gli avviamenti (in leggero calo totale) che per l’ 89% risultano a termine. In ulteriore calo (-13,79%) il numero degli avviamenti a tempo indeterminato nel raffronto tra il primo trimestre 2012 con quello del 2011. Nel lavoro a termine cala quello interinale (-26%), il più tutelato tra i contratti temporanei, mentre esplode (+ 70%) il lavoro a chiamata. Preoccupante la riduzione delle trasformazione dei tempi determinati in tempo indeterminato (-5,8%) e da apprendista a qualificato (-5,3%). Questa quadro non pare possa essere modificato da una riforma come quella sul mercato del lavoro. La cassa integrazione risulta abbastanza stabile (23,3 milioni) sui valori del 2011. Esplode la mobilità che nel primo trimestre cresce come numero di nuove iscrizioni del 20% sull’analogo periodo 2011. Lo stock delle mobilità raggiunge le 47.119 unità (+ 7%). I percettori di disoccupazione ordinaria invece sono al 31 Marzo 52.082 (+ 19%). In modo particolare la mobilità cresce maggiormente nelle provincie di Lucca (+ 41%) e  Siena con (+50%) mentre la disoccupazione ordinaria cresce in maggior misura a Prato ( +43%) ed Arezzo (+40%). Il totale delle persone in cerca di lavoro si attesta sulle 136.000 e per quanto riguarda la disoccupazione maschile si torna ai livelli di oltre 20 anni fa con una media del 8,5%. Cala la produzione industriale (-4,2%) in raffronto al primo trimestre del 2011 a fronte di una performance spettacolare dell’export per quanto influenzata in parte (più di 400 milioni) dai metalli preziosi. Ciononostante, complessivamente, tutti i settori, sia quelli innovativi che quelli più tradizionali, segnano un arretramento. Ciò dimostra, come certificato dalla tabella sui consumi interni, (-5,4 complessivo con -4,8  per gli alimentari e -6,8  per il non alimentare) che le sole politiche di rigore che comprimono redditi, salari e stato sociale producono un avvitamento drammatico della crisi. Fatto 100 l’indice cumulato della produzione nel 2004, oggi siamo a 85. L’analisi sul campione delle 230.000 denunce dei redditi 2010 CAAF Toscana certifica una riduzione del reddito nel settore privato che in alcune realtà come Livorno e Massa Carrara  sfiora rispettivamente con un – 700 e – 900 Euro annui. Ciò colpisce ancor più in relazione al fatto che il 2009 già risentiva pesantemente della crisi in atto. Le prime elaborazioni sulle denunce 2011 accentuano questo dato in misura ancor più sensibile. Crescono ancora le sofferenze bancarie, seppur con la tendenza al rallentamento,  gli impieghi nei settori produttivi continuano a calare e dall’altra parte c’è un aumento dei tassi applicati. La recessione evidenziata dal nostro rapporto, sottolinea Emanuele Berretti Presidente di IRES Toscana, conferma l’allineamento della Toscana al resto del Paese, con consumi in calo che si riflettono sulla produzione industriale e sulla capacità di recupero del nostro sistema economico che non può farcela solo con l’export ”. Secondo Daniele Quiriconi (nella foto), Responsabile attività produttive e mercato del lavoro della CGIL Toscana, : assistiamo ad un avvitamento drammatico dell’economia che le politiche di rigore compresa la “ spending review” non potranno che accentuare. Nello stesso tempo, assistiamo al vuoto pneumatico di idee da parte del Governo centrale, rispetto ad alcuni settori strategici in crisi della nostra regione, dalla cantieristica, all’acciaio, a Finmeccanica. Per questa ragione crediamo necessario aprire sin dalle prossime settimane, una grande vertenza Toscana con il Governo.”

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