Polizia e carabinieri hanno reagito, con una carica, alla protesta attuata da almeno 500 cinesi a Sesto Fiorentino dopo il controllo di una azienda gestita da orientali.
Non è chiaro cosa abbia innescato i tafferugli dopo che, circa un’ora prima, lo stesso console cinese a Firenze ha tentato di placare gli animi: dal presidio è partito un lancio di bottigliette di vetro e lattine verso le forze dell’ordine, che hanno disperso i manifestanti nelle strade a ridosso del centro Ikea di Sesto.I carabinieri hanno eseguito due arresti di altrettanti cinesi accusati di resistenza a pubblico ufficiale ieri durante i tafferugli a Sesto Fiorentino. Si tratta del titolare dell’impresa controllata che avrebbe tentato di impedire l’ispezione e di un altro connazionale, che dopo i primi disordini nel capannone, avrebbe cercare di impedire l’uscita di mezzi e ambulanze bloccando il cancello e aprendo il portellone di una delle ambulanze. Proseguono intanto gli accertamenti anche da parte della digos per ricostruire la dinamica dei disordini e le eventuali responsabilità dei singoli manifestanti.
Intanto piovone le dichiarazione di solidarietà ai funzionari Asl e alle forze di polizia
Confartigianato esprime piena solidarietà agli ispettori Asl e alle forze dell’ordine aggrediti ieri, all’Osmannoro, da imprenditori cinesi nel tentativo di opporsi ai controlli effettuati nell’ambito di “Lavoro Sicuro”, la campagna finanziata dalla Regione Toscana che, dal 2014 al 2016, intende passare al setaccio tutte le 7.700 imprese cinesi manifatturiere censite nella nelle aree di Prato, Firenze, Empoli, Pistoia.
“Una campagna che rappresenta una risposta alle richieste avanzate da tempo da Confartigianato e da tutta l’imprenditoria sana, italiana quanto straniera, per contrastare l’estrema facilità che alcuni sistemi illegali di produzione hanno nell’insediarsi sui nostri territori, facendo una pesante concorrenza sleale alle imprese che le norme le rispettano e mettendo a rischio la salute e sicurezza dei lavoratori, anche con epiloghi disastrosi come il rogo di Prato del dicembre 2013” commenta Alessandro Vittorio Sorani, presidente di Confartigianato Imprese Firenze.
“L’obiettivo di tutti deve essere quello di non dare più alibi all’illegalità, compresi quelli buonisti, spesso riservati agli immigrati da paesi politicamente o economicamente in difficoltà. Non è razzismo e neppure populismo pretendere che gli imprenditori cinesi rispettino le stesse regole richieste ad ogni altro imprenditore e neppure affermare che l’imprenditoria cinese sia terreno fertile per l’illegalità: basti pensare agli episodi di ieri oppure al fatto che solo il 36% delle imprese cinesi ispezionate (5.826 a fine maggio) proprio da Lavoro Sicuro è risultato essere in regola al 1° controllo. Una Caporetto per la legalità” conclude il presidente degli artigiani fiorentini.
CGIL Firenze
“il sistema delle imprese e le istituzioni debbono favorire in maniera trasparente tutte quelle scelte che contribuiscono alla qualificazione complessiva delle filiere, ove è possibile in un ottica di emersione ed integrazione”.
“In merito agli episodi avvenuti nella serata di ieri nel comune di Sesto Fiorentino nei capannoni dell’Osmannoro, la Filctem Cgil di Firenze esprime il convincimento che la lotta all’illegalità e il rispetto dei diritti e della salvaguardia dei lavoratori non possano in alcun modo subire battute d’arresto quanto piuttosto debbano essere sostenute ed incrementate.
E’ altrettanto indispensabile aver chiaro che l’illegalità si combatte non solo con la repressione, ma anche evitando che si producano le condizioni che la favoriscono. In questo senso il sistema delle imprese e le istituzioni debbono favorire in maniera trasparente tutte quelle scelte che contribuiscono alla qualificazione complessiva delle filiere, ove è possibile in un ottica di emersione ed integrazione.
Solo con filiere regolari e nel rispetto dei diritti il nostro territorio può ospitare sistemi di impresa che possono competere sul mercato globale. Qualsiasi altro modello porta solo un impoverimento del nostro tessuto produttivo.
Fare sistema (imprese, istituzioni, forze sociali) per generare processi produttivi trasparenti che facciano della qualità sociale il tratto distintivo del nostro territorio, può invece garantire che chiunque voglia produrre nel rispetto delle regole, possa farlo a prescindere dalla provenienza geografica”.
CasaPound (Di Giulio)
L’episodio degli scontri tra forze dell’ordine e cinesi, con il sequestro lampo dei Carabinieri impegnati in un controllo in un capannone avvenuto questa sera all’Osmannoro ad opera di decine di cittadini cinesi è, per CasaPound Firenze, il segnale che ormai la comunità cinese agisce sul territorio italiano come un vero e proprio stato sovrano autonomo rispetto al nostro ordinamento e, al tempo stesso, è la dimostrazione che il PD ha completamente abbandonato le periferie delle grandi città.
“L’impunità ormai decennale di cui gode la comunità cinese in Italia”, dichiara il Responsabile di CasaPound Firenze Saverio Di Giulio, “ormai sta sfociando in vera e propria rivendicazione di indipendenza rispetto alla sovranità dello Stato italiano. Adesso, evidentemente, ai cinesi non basta più mettere in ginocchio interi settori della nostra economia con la concorrenza sleale, con la contraffazione, con l’evasione fiscale e con la riduzione in schiavitù di propri connazionali. Siamo arrivati al punto in cui non riconoscono più neppure l’autorità dello stato tanto da sequestrare persino degli agenti di pubblica sicurezza”.










