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Paolo Ruffini, i social hanno ridotto la libertà Appunti del comico toscano alla presentazione del suo libro "Telefona quando arrivi"

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A BookCity Milano si riflette sul passare del tempo e i cambiamenti sociali con Paolo Ruffini, che nel Salone d’Onore della Triennale ha presentato il suo libro edito Sperling & Kupfer ‘Telefona quando arrivi’, che ripercorre le sue memorie da ragazzo degli anni ’90 confrontandole con il mondo di oggi. “Non sono un bieco conservatore di 37 anni, ma oggi si sta creando qualcosa di particolare, specie sui social – ha detto il comico toscano – Non so se siamo in grado di gestire il potere di Facebook: non ho risposte, solo interrogativi, ma se pensiamo al caso di Tiziana Cantone sembra che la vera dittatura sia quella della gente”. Ruffini dà il suo decalogo delle cose che più gli mancano degli anni ’90, da ‘Non è la Rai’ ai miti del cinema (“Oggi recuperano solo quelli del passato, è tutto un sequel”), ma la sua nostalgia ha un valore sociologico più profondo: “Mi manca il pubblico degli anni ’90, quando ci facevamo andar bene tutto: oggi Gianni Morandi non può nemmeno andare a fare la spesa la domenica”.

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