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COMMENTOMi chiedo se sia morale paralizzare il paese per la voglia di potere

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Mi chiedo se sia politicamente morale paralizzare il paese in un momento così critico  semplicemente per soddisfare le voglie di potere, il desiderio di vendetta, le aspettative di gloria, di qualche vecchio arnese fuoriuso, che la politica l’ha già rovinata a suo tempo, o di qualche nuovo  apprendista avventuriero che la politica vorrebbe impararla, ma purtroppo conosce solo i sistemi adottati dai vecchi dittatori. O i raggiri volpini.

Prendiamo Il Pd, partito di maggioranza: sembra una nave senza timone, con vele e velacci che sbattono qua e là sbandando l’imbarcazione, bucanieri che cercano di assaltarla e cattivi capitani che finiranno per affondarla. E ogni componente di questa ciurma confusa lotta per se stesso. Non per il bene del proprio paese che sta contribuendo ad affondare.

L’Europa, questa sciagura burocratica costruita su un castello di carte inventate e moltiplicate da cervellotici burocrati, sta a guardare, ordina, richiama, ci avverte che non abbiamo più tempo e che faremo la fine della Grecia ma noi tiriamo dritto, con un Parlamento inesitente e pavido che lotta solo per lo stipendio e intanto lascia che la burocrazia trami per tagliare pensioni, bruciare risparmi, distruggere o svendere all’estero industrie  un tempo floride, che le città impoveriscano, il turismo scelga altre strade, e la politica degli enti locali e delle regioni agonizzi nell’insipenza e nei debiti.

Torno adesso dalle terre del terremoto: sciagurati dimenticati da Dio – che nel frattempo deve essersi scritto al PD – e dagli uomini. I prefabbricati promessi non ci sono, la neve e la pioggia e il freddo, invece sì. Le famiglie senza tetto vivono alla meglio in ricoveri e alberghi che lo Stato non paga, fra i monti Sibillini migliaia di persone si affanno a rimescolare macerie che purtroppo restano macerie. Esiste una sola realtà: quella sfacciata delle romesse. Frasi icastiche a base di ‘non vi dimenticheremo’. E invece già tutto è stato dimenticato e questa volta con gran rapidità. Dire vergogna è dire poco. Ma che altro dire?

Eppure i problemi non sono questi per il partito di maggioranza. I problemi sono le ubbie di Renzi-Amleto: dimettersi o non dimettersi ? I problemi sono chi erediterà il patrimnio di danaro -tanto-  e di idee – poche – del vecchio Pci, che nel frattempo è stato smantellato. Chi comanderà il nuovo pastrocchio che è nato dalle sue ceneri. Il Problema non è il paese, è il potere. E lo spettacolo inscenato  al Nazareno è degno della commedia dell”arte: ognuno recita a soggetto, ognuno dice e si contraddice da Renzi a Emiliani: parole, parole in libertà. Idee meno. E ogni soldato, come diceva Napoleone ha in saccoccia il bastone di maresciallo, convinto di esserne degno.

Politica allo sfascio, insomma, che fra le sue storture comprende anche Grillo, al quale il Pd sta aprendo la strada. Grillo, che non ho ancora ben capito – come non ha capito neppure lui –  se recita o fa sul serio. Se è di destra o di sinistra o è solo Grillo. Comunque sia fa danno. E Berlusconi, che comunque sia ha fatto a suo tempo molti meno danni di Renzi, intanto sta a guardare lo sfascio pensando al tanto peggio tanto meglio.

Restano gli italiani, che non sono neppure più capaci di reagire. Solo i tassiti in Italia scendono in piazza a scadenze fisse, in difesa dei loro privilegi, tutti gli altri sembrano anime morte. Rassegnate. Dai giovani senza futuro ai vecchi ai quali si sta cancellando il passato. Pensioni comprese, soldi loro. fino ai sindacati che non vogliono rendere la vita difficile al manovratore che non manovra. Dove sono finiti i sindacati?

Sembriamo un popolo di zombies litigiosi, maleducati, anarchici, arroganti fra noi come i polli di Renzo (non Renzi, Renzo: quello dei promesso sposi) ma incapaci di prendere a pedate nel sedere la nostra classe dirigente politica. Mandandola finalmente a lavorare.

Bisognerà davvero che Renzi riprenda in mano il paese e pugni sui fanchi e muso duro ordini ‘credere, obbedire, combattere’?  Intanto è andato a imparare la politica della California, che come noto ha una tradizione beat, floreale e surfista con scarse impennate marcusiane sulla comunicazione.

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