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di UMBERTO CECCHI Acqua maledetta; alluvione, caos Rari e canottieri, piscine con turbativa d'asta, con il solo Nardella a tenere la barca a galla

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 Firenze galleggia sempre peggio, dopo le vicende d’acqua con le piscine storiche e con il mondo dello sport del settore, che hanno messo in impietosa discussione sia la ‘Rari Nantes’ che la ‘Canottieri Firenze’: discussione polemica e annosa, più distruttrice che costruttrice e che ha dimostrato cone l’amministrazione comunale tenga in pochissimo conto impianti sportivi di grande interesse sia storico che agonistico, lasciando che queste grandi società sportive siano sempre più avvolte nel totale disinteresse. Due eccellenze fiorentine che da un po’ di tempo sembrano essere state abbandonate o addirittura tenacemente penalizzate dalle Istituzioni cittadine che si sono ben guardate di difenderne l’esistenza.  Fingendo di ignorarne i problemi. E pazienza se proprio da questi sodalizi con l’andare del tempo sono usciti fior di campioni.

E’ strana la città: si comporta come se queste cose non la riguardassero. O solleva lievi  e snobistiche polemiche rifiutando un Macdonald in piazza Duomo per permette aperture di ‘pizzerie al taglio’ con relativo abbandono di cartacce bisunte, bottiglie e bicchierini di plastica in tutto il centro storico. Uno schifo di fioritura d’una surrealista coltre d’immondizia.

Ora all’improvviso ma non troppo, si torna a palare d’impianti sportivi acquatici sui giornali, la Tv e i tribunali. E questa volta, o forse, anche questa volta, a sollevare il problema è la magistratura con un Gip attento come Angelo Pezzutti, che vuol capire se durante l’asta per per l’affidamento di due piscine a un società privata ci sia stata ‘turbativa o no.  Le piscine interessate non hanno nomi altisonanti dome la Rari Nantes, è vero, ma sono sempre strutture sportive della città: una è la ‘Paganelli’, zona Novoli, l’altra la ‘San Marcellino’, zona Firenze sud. Il Gip ha ascoltato funzionari e rappresentanti dei privati che si sono aggiudicati l’asta e ha messo le mani avanti sospendendo i due funzionari dell’ufficio sport di Palazzo Vecchio sospendendoli dai pubblici uffici. Nell’inchiesta figura sotto indagine figura anche l’assessore al ramo Andrea Vannucci.

Sembra – ma esiste ancora gente che parla al telefono di malefatte pur sapendo d’essere ascoltata? – sembra, dunque che ci sia stato un ringraziamento vocale per l’aiuto concesso. Va accrtato chi ha ringraziato e chi è stato ringraziato. Ci stanno lavorando.

Il teatrino è lo stesso di sempre (e forse, prima o poi dovremmo spiegare  che i cellulari e non solo, sono pericolosi, poi illustrare ai nostri politici romani e provinciali, il significato della parola trasparenza, che usano a ruota libera ma che non esiste): il capogruppo della Sinistra Italiana Tommaso Grassi solidarizza, il Pd anche, gli amministratori comunali sono fiduciosi, Forza Italia traccheggia chiedendo chiarimenti, Fratelli d’Italia presenta un esposto e così via. Sipario. Fine del primo atto.

Alla Tv, ieri l’avvocato Bonafede già rappresentante dei riottosi all’alta velocità, ha accusato Nardella d’essere un sindaco distratto a quando gli accade d’attorno, e di coprire l’assessore inquisito. Il fatto è – io perlomeno ne ho sempre più l’impressione  – che Nardella sia costretto a vivere e governare in una realtà di sabbie mobili renziane: circondato da centurioni del partito, messi lì da Renzi che si muovono renziananamente parlando, cioè pensando al potere e non al dovere, e così con una giunta pressappochista, governa con grande sforzo, come un sindaco che non abbia dietro alcun partito. Certo lui il partito ce l’ha ma sembra più un prigioniero che uno libero di decidere. Peccato, mi sembra un ragazzo intelligente. Ho idea che senza Renzi fra i piedi, potrebbe dare  davvero una mano alla città, non ai renziani com’è costretto a fare adesso.

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