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Lo scultore Giorgio Butini all’opera per la prima personale in Giappone

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Lo scultore Giorgio Butini è pronto per esporre le sue opere in Giappone. Un progetto iniziato in aprile grazie all’amico Gabriele Niccolai responsabile del Museo Leonardo da Vinci di Firenze. L’artista infatti dopo un viaggio in Cina, dove esponeva delle sue sculture al Riverside Art Museum, ha incontrato in Giappone due organizzatori di mostre, Hiro e Yoshi, amici di Gabriele. Ai due esperti è piaciuto tanto il lavoro artistico di Giorgio Butini che hanno iniziato a pensare ad un mostra con le sue sculture a Fukoka, la città giapponese della cultura.

“Ho presentato a Hiro e Yoshi i bozzetti delle sculture che intendo realizzare per questa esposizione e se ne sono innamorati – spiega l’artista – il progetto è partito e appena arriveranno i finanziamenti incomincerò a lavorare per la loro realizzazione”.

Anime e veli è il tema delle cinque sculture alte circa 2 metri e mezzo. Tre di loro saranno in bronzo e due in marmo, “Il tema è quello del rapporto fra l’umanità e la religione, le idee e le regole sociali – prosegue – Davanti a Dio siamo tutti uguali, Anime quindi, mentre i Veli sono i principi, i pregiudizi religiosi e sociali che ci rendono prigionieri e non ci consentono di esprimerci liberamente”.

Una sorta di denuncia ma anche un percorso narrativo attraverso le cinque statue. La prima ha per titolo Lacerazione: l’uomo nasce libero ma fin dalla nascita viene educato al rispetto di norme di comportamento sociali, religiose e politiche che lacerano il suo essere diviso fra la voglia innata di libertà e l’obbligo di dover osservare le regole e i pregiudizi.

Maternità perduta è il tema della seconda statua che evidenzia come la donna spesso sia costretta a negare la sua voglia di maternità. “Essere madre è la cosa più bella del mondo – sostiene Giorgio Butini – ma ci sono ancora tante culture che vietano o limitano ad una donna di essere madre perché sottoposta a regole rigide come, ad esempio, al fatto che il nascituro sia maschio o femmina. In Occidente invece è la mancanza di lavoro e di risorse economiche di una famiglia a limitare le nascite”. 

La terza statua si chiama Veli ed è rappresentata da una donna che si libera del velo inteso come liberà dai pregiudizi di cui è vittima rivelando cosà la femminilità ritrovata. Anime, la quarta opera, raffigura una donna con un braccio un bambino “morto dentro” come spiega l’artista. “Ci sono società dove culturalmente il bambino non è libero di agire ma deve sottostare a imposizioni dettaei dalla famiglia, in particolare dal padre, dagli insegnanti o dai rappresentanti religiosi – racconta – Ḕ necessario togliere quel velo di pregiudizi per consentire finalmente al bambino di vivere libero da essi”.

L’ultima statua è intitolata Siria ed è dedicata alla terribile tragedia della città di Aleppo costellata di stragi di civili, in particolare bambini. La figura è inerme e assente e ha lo sguardo nel vuoto mentre tiene in braccio un bambino morente. Salvare quel bambino significa salvare il genere umano dalle guerre e dalle tragedie umane, sociali e politiche. Un bambino che ancora oggi non si sa se riuscirà a sopravvivere a tanto dolore.

 

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