Home Focus Riflessioni sulla Firenze di Nardella: bocciato il McDonald's, osannato il Big Clay

Riflessioni sulla Firenze di Nardella: bocciato il McDonald's, osannato il Big Clay

514
0

di Umberto Cecchi

Credo proprio che esista una legge che proibisce di maltrattare le opere d’arte. Non tanto e non solo sfregiare un dipinto o ledere l’integrità d’una scultura, ma anche turbarne l’equilibrio da essa acquisito nel tempo con il rapporto con un determinato ambiente. Non tanto perché un elaborato non possa vivere ovunque, quanto per evitare che l’incongruo lo soffochi in un  abbraccio letale. Vedi ad esempio quello che sta accadendo in Piazza della Signoria, fra la sottomissione tacita degli ultimi fiorentini intelligenti e la grancassa degli archistar e degli organizzatori di eventi, secondo i quali la parola ‘evento’ veste di un significato geniale qualsiasi iniziativa. Compresa la sistemazione di Big Clay in mezzo a piazza della signoria. Che stravolge l’armonia della piazza stessa e non crea affatto, come dicono gli ‘esperti’ un dialogo fra il David e la Giuditta, ma ne mortifica totalmente la presenza. Non la svilisce, perché svilire il capolavoro è impossibile, ma certo si impegna non poco nel tentativo di riuscirci.

Non discuto le capacità di Urs Fischer, né ovviamente l’imponenza di ventuno metri di un  fac simile in metallo e creta di un enorme escremento, ma credo che l’arte dovrebbe tornare all’arte. E la parola arte dovrebbe riacquisire in pieno il suo significato. Meno media e più idee. Arte non è tutto ciò che magnificano giornali e tv, riviste ed eccellenti e veline di  ‘esperti’ che gridano al miracolo.  Sì certo, lo scolabottiglie di Duchamp dà una svolta all’estetica, ma è di per se un discorso a mezzo fra critica e ironia. Il voler dare all’oggetto, sia esso un orinatoio o un ferro da stiro chiodato, un significato estetico diverso da quello per il quale era stato ideato. È una variante diversiva e soggettiva. Uno sviluppo ideale attorno al quale muovere la fantasia dell’osservatore. Moore sviluppa la materia in forme marmoree giocando sulla flessuosità delle curve e sui volumi. Ha una sua classicità e sta sicuramente  molto meglio davanti al ‘Met’, dove prosegue davvero un dialogo con l’ambiente circostante. Con Firenze Big Clay è materia aliena  si esprime  attraverso un mostruosa invasiva corposità che mortifica tutto il resto, Palazzo Vecchio comppreso che nessuno mai, nella storia è riuscito a mortificare. Nemmeno quel mortificatore di Jeff Koons.   Nemmeno i canotti alle finestre di Strozzi, la più armonica struttura del Rinascimento: pieni vuoti e volumi perfetti.

Dov’è finito il profondo senso estetico dei fiorentini? Siamo davvero al sonno della ragione? Fischer, ottimo per le Cascine. O a villa Demidoff, accanto alla monumentale statua dell’Inverno, ma volete mettere? Quella sì che sarebbe stata rivalutazione. Dell’inverno, s’intende.

David, e Giuditta e Oloferne

come un ‘croqueambouche’

 

Ma Fischer e i suoi sostenitori sono andati oltre. Non solo hanno fatto saltare l’armonia della piazza, il che potrebbe essere interessante  per aprire un dibattito  su cos’è l’armonia, [In fondo Luciano Berio lavorò sulle dissonanze creative in musica] ma non è questo il punto: c’è di più. Il maestro svizzero ha riprodotto in cera il David di Michengelo e la Giuditta del Donatello, due strenui combattenti in difesa delle libertà, e li fa scogliere come candele per dimostrare  – dicono sempre gli esperti a noi ignoranti di idee  sublimi – la caducità delle cose. E tiriamo via: per questo basta la morte delle idee, o più semplicemente un terremoto, non importa scomodare fornelli elettrici per arrostire l’arte, tutto è caduco, ma far struggere come un pezzo di lardo il Ratto delle Sabine del Giambologna come Fischer fece a una Biennale, e come ha fatto ora a Firenze, mi pare più opera da schef stellato, impegnato a produrre una qualsiasi pietanza, e dimostrare che questa è arte. Tutto ormai è dimostrabile come arte. Anche un croquembouche di Giuditta.

Ma a tutto questo struggere facsimili di opere pregevoli, che sembra voler dimostrare che l’unico ‘pezzo’ resistente al tempo, alla sciolta e alla critica e alla piazza, è Big Clay, si è aggiunto il fatto che nel corso della loro eliminazione omicida, le due opere moribonde sono cadute in avanti come per un colpo alla nuca sfacendosi sui gradini dell’arengario, dimostrando così la caducità dell’arte nuova, rispetto alla vecchia. Che si è ribellata. Il fatto è che secondo le dichiarazioni di questi giorni sembra che Urs Fischer, abbia minacciato di denunciare l’amministrazione comunale, per lesa maestà del suo genio produttore o non so bene per cos’altro. Forse errore nel lavoro d’impianto della base-fornello che avrebbe avuto il compito di sedia elettrica.

Ma il ‘Big Clay’ di Fischer

Darà  la sveglia a Firenze?

 

Ben gli sta al Comune di Firenze. In fondo una nemesi doveva esserci. Una risposta alle parole del sindaco Nardella che inaugurando l‘apparizione di Big Clay aveva fatto capire che opere come quella danno un senso nuovo all’assetto artistico della città e – absit iniuria verbis –  rivalutano la piazza.

Insomma, siamo onesti: si dice no a MacDonald in piazza Duomo perché è alieno al contesto, mente non lo sono le pizze al taglio, e sì, invece, a Big Clay, come chiarina squillante per un risveglio cittadino.

Un filosofo greco diceva gherasco daèi pollà didascomenos. Anch’io tento di invecchiare imparando ancora molte cose, ma alcune, come il buon Clay in mezzo alla piazza, mi sembrano da cancellare. Inutili a tutto anche per  un corso di climbing, figuriamoci a una rivalutazione di piazza della Signoria.

Di una cosa prego il sindaco. Interdire a Urs Fischer di avvicinarsi al ‘ratto’ custodito nella Loggia dei Lanzi, e di entrare in Palazzo Vecchio là dove è sistemata la Giuditta. Non si sa mai: per risarcimento del lardo malcucinato sull’arengario, potrebbe esigere gli originali.

Chi fu che disse che l’arte non è solo manualità, ma anche genialità ridestata da una profonda voglia di vivere e di capire? Quiz per gli esperti, questo, che hanno collaborato a convincere l’amministrazione a mettere le feci del gigante  – come i fiorentini chiamano  l’ammucchio Big Clay – in Piazza della Signoria. Non bastava Jeff Koons e la tartaruga? Meno invasiva.      

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here