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Grasso se ne va, Verdini brinda, Renzi fa il predicatore… e intanto l'Italia affonda

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di  Umberto Cecchi

Non è così semplice come sembra.

La nuova legge elettorale passa, ma l’Italia resta nel caos politico ed economico. Visco viene riumberto-cecchi2eletto governatore  della Banca d’Italia, ma l’Italia seguita a sprofondare nel Maelstrom dei contrasti fra politica e finanza. E ancora – notizia che sembra si sia voluto minimizzare al massimo dai mezzi di comunicazione – il presidente del senato Grasso, lascia indignato il Pd, accusandolo di star facendo tutto il male possibile nei confronti del Paese. Se ne va              indignato.  Indignato sia da un punto di vista ideologico – il PD di Renzi non è il partito che conosceva e al quale aveva aderito –  sia del punto di vista istituzionale: – il Senato usato come stampella alla legge elettorale senza che gli stia stato permesso di cambiare una virgola di una legge scritta approvata dall’altro ramo del Parlamento- . Insomma, Senato da usare e buttare.

Si era mai visto, fino a oggi, che la seconda carica dello Stato mutasse partito, sdegnato?

Poi c’è ancora Renzi. Ancora lui, in una caos che è manna per i politologi. Renzi che raccoglie i cocci che si sta lasciando alle spalle: i cocci della frantumazione della sinistra italiana; quelli delle banche, la rabbiosa disperazione dei pensionati decurtati del loro avere. Una sorta di scippo di Stato perché tra l’altro gli istituti pensionistici non hanno saputo amministrare i loro averi e chi paga ancora una volta sono i lavoratori che la loro pensione se la sono sudata nelle fabbriche e non sui banchi del Parlamento, diventato un inutile agglomerato di signorsì. Va detto a  proposito di pensioni che in Italia ci mancava un Boeri: pieni di so tutto io come siamo, ne abbiamo trovato un altro che come consigli non pare davvero un genio: pensa ai lavoratori di domani, ma affama i lavoratori di ieri, che il loro lo hanno già fatto, che la loro pensione se la sono  pagata. E li chiama a pagare due volte. 

In questa litania di sciagure ci sono anche i pentiti: quelli che come Napolitano hanno ‘inventato’ Renzi e ora, solo ora si pentono del danno procurato al Paese . ’Ho votato la legge elettorale per non far cadere il governo’ ha detto il presidente emerito. 

Pentito il Presidente Mattarella che non ha gradito l’uscita di Renzi contro Visco, pentito Franceschini, guida dei Dem,  che a Renzi aveva giurato fede eterna e sottomissione assoluta e che oggi il segretario del Pd accusa d’essere un traditore seriale e un infingardo incallito: o Orlando leader dei Dems che definisce oppositore leale ma cattivo. E Prodi, che ripensa all’Ulivo e Gianni Letta che potrebbe esserne il capo. E così via, coccio dopo coccio di un partito che Renzi ha corroso. Di una maggioranza che non c’è più e che per trovarla il Pd deve farsi fratello di Forza Italia e di Ala.

Ci sono più cose fra cielo e terra di quante non ne sogni il povero cittadino italiano, insomma. L’ avreste mai immaginato? Ci voleva un ex chierichetto per distruggere la sinistra. Ma alla fine il rottamatore ha rottamato, assieme alla sua gente anche se stesso, quindi ha tentato di coinvolgere anche la Chiesta finendo per fare un comizio a Pestum, davanti all’altare. Neppure fosse stato in moschea. (Nessuna offesa alla moschea il concetto riguarda il dettato islamico della stato-chiesa, che da noi non è ancora stato approvato). E infine Denis Verdini  e i suoi ‘conservatori di sedie’. Ha ragione lui: Ala è maggioranza, da sempre, grazie a una capacità slalomista incredibile. Grasso se n’è andato dal PD anche per questo, perché secondo lui come presidente di un Senato senza poteri, e con in maggioranza un partito che istituzionalmente non può condividere perché ha per leader  un personaggio pregiudicato che si copre dietro l’istituzione stessa e viene salvato da una legge ad hoc che ne permetterne una nuova elezione all’estero, non si sentiva più a suo agio. Non stento a crederlo. Stento a credere, invece, che i componenti di Ala non si sentano a disagio. Ma hanno alternative? Mollando dovrebbero tornare a lavorare. E questo è un altro discorso.

E’ il discorso base. Il Parlamento, eletto così com’è non rappresenta una scelta di popolo ma di partiti. Nessun elettore ha più il suo parlamentare di riferimento, che ha votato: un branco parlamentari,  sottosegretatri, viceministri e ministri che passano da una arte all’atra e ricordano più una transumanza che non un’istituzione.

Ecco, in poche – o forse troppe – parole, questa è l’italia, esattamente la medesima di Dante Alighieri, come se non fossero passati secoli: una ‘serva Italia di dolore ostello- non donna di province ma bordello’.

Nota: quel donna sta per ‘domina’, signora. Non è cosa di genere.   

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