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Finita la battaglia di Sicilia resta la solita tarlata battaglia dello scaricabarile. Chi ha perso?

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Finita la battaglia di Sicilia è cominciata subito quella di Roma. Che è la solita vecchia tarlata battaglia dello scaricabarile. Chi ha perso?

Dunque vediamo: ha perso Renzi. E il primo a dirlo, con l’accento di chi ne è convinto ma non osa gridarlo, è il candidato PD sconfitto: ‘Ci siamo divisi. Ci siano fatti battaglia l’un l’altro. Abbiamo disperso un patrimonio’. Colpa di Renzi, perché secondo lui spetta a Renzi, visto che è il segretario, raccattare i cocci e riportare il Pd a quell’unità che Renzi stesso ha sfasciato.

Chi ha vinto? Senza dubbio Musumeci, il centrodestra composito ed un bel po’ di  ‘disgiunti’ che lo hanno nominato il presidente che sostituirà Crocetta alla guida della Trinacria, Regione a statuto speciale che ci costa gli occhi per piangere. 

Ma: Sì ha vinto Musumeci, eppure la maggioranza dei voti li ha presi il Movimento 5S. E allora anche qui c’è da riflettere. E non poco. E dovremo riflettere tutti, se sia o no il caso di continuare a nutrire di speranze il partito di Grillo che, insomma, anche a volergli bene somiglia a una armata Brancaleone dove Aquilante il cavallo, è il meglio fico del bigoncio. Figuriamoci gli altri, tutti convinti che governare sia come giocare al Monopoli:  Che ce vole!

E ancora, domanda post voto: queste elezioni che riflesso avranno sulle prossime politiche? La carta dei tarocchi direbbe ‘Il matto’ con il cane che gli addenta il sedere e lo sguardo vacuo. Assente.

Ho l’impressione che sia Renzi, sia il presidente del consiglio, che quello della nostra beneamata e sconclusionata repubblica, non intendano mollare la navigazione a vista, che costringe la barca a andare avanti a forza di voti di fiducia. Togliendo al Parlamento ogni dignità di scelte e capacità di partecipare alla vita ‘vera’ del Paese. Un esercito di premibottoni su comando che sembrano aver perso di vista il significato non tanto etimologico, ma politico, di ‘democrazia’. Non dimentichiamo che perfino la seconda carica dello Stato si è dimessa criticando il segretario del suo partito. Né dimentichiamo che in questi giorni a Firenze fra Renzi Casani e altri, si è creata una ulteriose inutile confusione politica.

Il quadro generale? Vorrei ricordare che dal governo Monti in poi si è accuratamente cercato di evitare di creare un governo in base ai voti degli italiani. Soprattutto di nominare il premier in base alle scelte dei votanti, ma con ambiguo diritto, con nomine presidenziali. E che Napolitano ravvedutosi troppo tardi, dopo averlo inventato ha stimmatizzato l’operato di Renzi. E lo stesso ha fatto Mattarella. 

Insomma: abbiamo messo alla gogna il Paese, sottomettendolo ai forzuti d’Europa – come Germania e Francia – che tuttavia cominciano ad aver bisogno di cure ricostituenti, perché i veri forzuti di questo vecchio continente sono i burocrati. Quell’ondata spaventosa di migliaia di ignoti e di noti che a Bruxelles creano valanghe di problemi che vanno da quello goliardico del colore dei fagiolini, a quelli più complessi e arzigogolati sui ruoli dei paesi e il loror diritto di spremere denaro. Assenza politica e corruzione inquinano il nostro continente arricchendo una nuova casta di nuovi padroni.

E allora eccoci al punto ultimo: la percentuale dei votanti, che diventa sempre più critica. E’ questa che vince regolarmente le elezioni, ma la vittoria non porta a qualcosa di positivo, porta al baratro. E’ una incredibile crisi di sfiducia.

Prevedere le prossime elezioni politiche non è facile. Questa legge elettorale nasce male e vivrà peggio. Porta via, e lo dimostra fin dal parto, il ruolo del parlamento e quello dell’elettore. Consente ai soliti pochi superstiti di seguitare a sopravvivere sulle spoglie di un paese senza più capacità politica, dignità e speranze per il futuro. Senza più voglia di indignarsi.

Un dubbio: Il presidente dell’Inps si strappa i capelli per le pensioni. Ne chiede in un modo o nell’altro una riduzione. Spinge per un allungamento della vita lavorativa è convinto che sia cosa normale e corretta portar via dalle tasche dei pensionati, danari pagati con il lavoro e con trattenute in busta paga. In un paese civile tutto ciò si definirebbe furto con destrezza. Meglio scippo, perché destrezza ne vedo poca. Se ci fosse stata destrezza gli istituti pensionistichi ha hanno arraffato soldi a tutti, li avrebbero investiti in modo più oculato, invece di rischiare il fallimento per incapacità di gestione.

E’ giusto che chi ha lavorato debba pagare? Sembra davvero che sia così: che sia giusto. Ecco perché ci stiamo avviluppando vergognosamente in una branca di politici ingiusti. Cioè incapaci. Vergognosamente dilettanti.     

 

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