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Va a finire che il "Partito della Nazione" lo fa Berlusconi

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Da molto tempo i pensieri sulle prossime elezioni politiche mi presentano uno scenario da incubo. Ho sempre cercato di ricacciarlo nella parte più riposta della mia mente per dimenticarlo. Ma invano. Più ci avviciniamo al voto di primavera, e più che un incubo questi pensieri prendono le sembianze di un vaticinio, una realtà annunciata. E ad annunciarla sono una serie interminabile di eventi: la Sicilia, Ostia e, soprattutto, l’insopportabile chiacchiericcio ed i minuetti autoreferenziali nel centro-sinistra, nel PD, nella sinistra e nella sinistra-sinistra.

Il fatto è che a sinistra (per quanto e come ancora esista) tutti giocano a carte coperte. E la verità nessuno la racconta. Meno che meno a se stesso. E’ in atto un gioco al massacro del proprio simile, una spietatissima e incivilissima guerra civile. Altro che ricerca dell’unità: di questo passo il PD andrà alle urne da solo o con alleati di comodo che apporteranno poco o niente. E i piccoli e numerosi cespugli, MDP, Pisapia, etc., non riusciranno a mettersi assieme nemmeno tra loro, figurarsi con Renzi. Alla base di questi comportamenti irragionevoli temo ci siano calcoli tanto sbagliati quanto inconfessabili. Da un lato che convenga a Renzi sbarazzarsi definitivamente dei nemici a sinistra, a costo di vedere assottigliarsi i consensi fino ad una percentuale attestata al 20%, poco più o poco meno. Dall’altro lato, di fare bere fino in fondo al rottamatore l’amaro calice del declino elettorale.  Chi punta sulla prima ipotesi è convinto che comunque, anche al 20%, con gruppi parlamentari di fedelissimi rigorosamente selezionati (a questo serve la legge elettorale appena approvata) il segretario del PD resterebbe protagonista in un parlamento privo di maggioranze precostituite, e possibilmente, dopo avere fatto tabula rasa di tutto ciò che si colloca alla sua sinistra. Chi punta sulla seconda, prevede, invece, l’implosione del PD dopo le elezioni, e, chissà perché, praterie sconfinate per un nuovo soggetto politico di sinistra, quale che sia il significato che ormai abbia questa definizione.

Temo che non ci sia ormai niente da fare, perché quasi impossibile cambiare rotta quando a dettarla è la voglia di fare male ai nemici. E dunque, con questi sentimenti e risentimenti la sinistra affronterà in competizione elettorale M5S e Centrodestra. Con l’aggiunta ancor più degradante di uno squallido mercatino dei soliti venditori last minute di sigle e siglette, più o meno gloriose, in cambio di seggiolotti e strapuntini. Nel migliore dei casi, un governo al Paese potrà essere garantito a fatica dalla riedizione di un nuovo patto del Nazareno o riesumando la prospettiva di un Partito della Nazione. Non più ad opera di Renzi, ma di Berlusconi. O chi per lui.

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