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Turbativa degli incanti a Pisa. La consegna di una mazzetta ripresa da una microtelecamera piazzata nello studio del commercialista

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 Sette persone, tra le quali un giudice del tribunale di Pisa (in precedenza pm a Massa) e l’ex direttore dell’Istituto di vendite giudiziarie di Pisa ed ex consigliere regionale, sono state raggiunte da misura di custodia cautelare per un’inchiesta su una presunta turbata libertà degli incanti. Ipotizzata pure l’associazione a delinquere e il falso. L’inchiesta è condotta dai carabinieri di Massa (Massa Carrara) e coordinata dalla procura di Genova. Per un filone indaga anche la procura di Massa. In carcere, oltre al giudice, un commercialista carrarese, incaricato delle vendite giudiziarie a Massa, sua figlia (avvocato e curatore delle eredità giacenti e tutore per le amministrazioni di sostegno), un giudice di pace in quiescenza, di Roma, avvocato e curatore per le eredità giacenti. Ai domiciliari, come l’ex direttore dell’Ivg, il suo braccio destro, e un architetto di Pontedera (Pisa) dipendente della Provincia di Pisa e Ctu del tribunale pisano. Eseguite alcune perquisizioni.

LE PROVE DALLE RIPRESE DI UNA MICROTELECAMERA

La procura di Massa Carrara stava già indagando, per reati contro il patrimonio, su Roberto Ferrandi (il commercialista di Carrara agli arresti per turbativa d’asta e corruzione) quando, a dicembre 2015, nel suo studio professionale arrivò il giudice Roberto Bufo, (anche lui finito nell’inchiesta della procura di Genova e arrestato ieri dai carabinieri) per consegnargli una mazzetta di denaro. La scena fu ripresa da una micro telecamera che gli investigatori avevano piazzato nello studio del Ferrandi e la conversazione registrata da una cimice. Secondo le accuse della procura di Massa Carrara, Roberto Ferrandi, delegato alle vendite nelle esecuzioni immobiliari del tribunale, agli arresti per turbativa d’asta e corruzione, “sistematicamente turbava pubblici incanti”. Il Pg della Cassazione Riccardo Fuzio ha chiesto alla Sezione disciplinare del Csm di sospendere Bufo dalle funzioni e dallo stipendio, e una richiesta in questo senso è arrivata anche dal ministro della Giustizia Andrea Orlando.

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