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“Renzi è un ingrato dopo tutto quello che Ala ha fatto per lui” Ecco lo sfogo di Verdini

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L’idillio Renzi-Verdini è finito. La stampella del governo del segretario del Pd, colui che garantiva i voti necessari per far passare provvedimenti contrastati – non ultimo proprio il Rosatellum – può guardare oltre. Nelle liste Pd non c’è spazio. Fuori il pur fedele ex berlusconiano e fuori i suoi colleghi di Ala. “Tre seggi in Toscana non sono sufficienti”, avrebbe detto con amarezza Verdini ai suoi. “Renzi è un ingrato, non doveva rifiutarci l’apparentamento, a maggior ragione dopo che gli avevo ribadito il mio ritiro. Più che per me mi dispiace soprattutto per voi che mi avete seguito e avete avuto fiducia in me”, ha detto Verdini ai suoi, come riportato dal Fatto quotidiano.

Tradito dall'”amore clandestino”

Il senatore toscano, ex di Forza Italia e facilitatore del “renzusconismo”, pur essendo un “impresentabile” grazie alle sue sette questioni giudiziarie (tra cui la condanna a 9 anni nell’ambito del processo per il crac del Credito cooperativo fiorentino, di cui 7 anni per la bancarotta e 2 per la truffa, più l’interdizione perpetua dai pubblici uffici) ha servito fedelmente la causa in Parlamento pèrima con Renzi poi con Gentiloni. Fino a ideare il Partito della Nazione, evoluzione del Pd, che oggi appare come una chimera. Ma l'”ingratitudine” ha il sapore del cinismo politico che passa attraverso quel 2 per cento che il Pd – con o senza Verdini candidato – avrebbe perso. E in tempi in cui il partito di Renzi è dato in caduta libera dai sondaggi, è meglio non rischiare. 

Ma niente: nelle liste non c’è posto per i suoi. Fino a metà gennaio le cose non stavano così: la ventina di parlamentari fedeli a Verdini era convinta che tutto sarebbe andato. “Chi mi ha deluso di più tra Renzi e il Cav? Renzi – sospira Verdini parlando con i suoi – la sua non è una coalizione, è una coalizione inventata. E pensare che ad agosto Berlusconi mi aveva chiesto di organizzargli la quarta gamba… E gli ho detto di No”. Il due volte sedotto e abbandonato mantiene l’aplomb, nonostante tutto. Non così i suoi che danno libero sfogo all’amarezza. 

“Dopo tutto quello che abbiamo fatto per lui…”

“Questo giro passiamo – taglia corto Lucio Barani, ex capogruppo dei senatori verdiniani che fino a qualche settimana fa hanno tenuto in piedi il governo Gentiloni – presentarci da soli ci avrebbe richiesto un grande sforzo per nulla. A Renzi manca un lobo in testa, quello che serve in politica. Dopo tutto quello che abbiamo fatto per lui, non ci ha dato nulla. E pensare che se avessero accettato l’alleanza con noi, Verdini non si sarebbe neppure presentato. Del resto cosa ti puoi aspettare da uno che ha bruciato un risultato come il 40% delle Europee nel giro di un anno?!”. 

Lamentele sacrosante ma, a conti fatti, inutili. La solitudine dei numeri primi è cosa nota. Verdini torna a casa e prende atto della fine di un “amore clandestino” – così lo definì il verdiniano Vincenzo D’Anna – e di una vicinanza politica, ormai è certo, “di convenienza”: quei tre seggi uninominali per i nativi toscani di Ala è solo l’ultimo indizio. Il tradimento è consumato. Il simbolo dell’edera, riesumato in onore dell’antico Partito Repubblicano e presentato nei giorni scorsi in pompa magna, mentre mancava ancora un approdo, non servirà più.  

Fonte Tiscali news

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