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La scomparsa di Fulvio Janovitz, imprenditore lungimirante e uno dei primi tecnici pubblicitari professionisti della Toscana.

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di Elisabetta Failla

Il 18 luglio scorso è scomparso Fulvio Janovitz. Imprenditore fiorentino titolare della M&F Janovitz Pubblicità fondata dal padre Marcello nel 1949 dove iniziò a collaborare nel 1951. Oggi possiamo dire che fu colui che per la prima volta introdusse in modo continuativo ed organizzato, quelle che oggi si chiamerebbero “interruzioni pubblicitarie”, sul grande schermo e nelle emittenti locali in Toscana e Umbria. Note le sue collaborazioni con le televisioni e le radio libere, come quella, a metà degli anni ’70, con Mauro Montagni che gli affido la concessione della pubblicità su Canale 48.

Sposato con Rosi nel 1958 e padre di cinque figli, Paola, Francesca, Marco, Marcello e Luca (i primi quattro alla guida della concessionaria pubblicitaria e l’ultimo impegnato come creativo per un’importante azienda fiorentina), è proprio quest’ultimo che oggi vuol tracciarne un ritratto, ricordando l’uomo, l’imprenditore ma soprattutto il padre.

“Sono nato a metà degli anni 70’ – racconta Luca Janovitz – e come tanti bambini e ragazzi di allora, sono cresciuto guardando i cartoni animati che al tempo venivano trasmessi dalle emittenti televisive regionali, all’epoca molto seguite dal pubblico. Ricordo bene che, senza capirne veramente il motivo, tra uno stacco pubblicitario e l’altro vedevo apparire sullo schermo il mio cognome accompagnato da un caratteristico jingle musicale. Chi più grande di me invece, probabilmente ricorda che, negli anni 60’, la stessa immagine di quel nome anticipava la proiezione delle diapositive pubblicitarie nei cinema durante gli intervalli di sala. Quando, molto piccolo, chiedevo a mio padre che lavoro facesse e mi veniva spiegato che ‘vendeva spazi pubblicitari’, facevo fatica a comprendere il vero significato di quell’attività che a quei tempi mi sembrava così sfuggevole ed astratta. Gli anni passavano e col tempo capii finalmente a pieno il lavoro che mio padre Fulvio svolgeva con tanta passione e dedizione. Oggi, che di anni ne ho quasi 45, vivo nella consapevolezza di quanto sia profonda la traccia professionale che mio padre ha lasciato nel panorama pubblicitario fiorentino e toscano, e di quanto sia ancora più grande e significativa la sua figura umana che lo ha visto protagonista nella vita associativa del mondo Scout, negli ambiti filosofici, con i suoi studi su Benedetto Croce, e infine testimone indissolubile della follia delle leggi razziali, che lo colpirono durante la seconda guerra mondiale”.

Ed è proprio per onorare la sua volontà che Luca Janovitz fa cenno anche al libro scritto da Fulvio e tenuto per tanti anni nel cassetto. “Si intitola La pietra di identificazione (Edizioni La Giuntina ndr) – dice – e fu pubblicato soltanto lo scorso anno. Nelle sue pagine è contenuta la risposta a quell’interrogativo che, dalla fine dell’incubo della persecuzione razziale nazi-fascista, mio padre si è sempre posto: ‘perché sono sopravvissuto?’. Per tutta la vita ha cercato di dare una risposta a questo quesito. Posso dire anche io, come figlio, che la risposta da lui cercata l’ho vissuta giorno per giorno sulla mia pelle, con la fortuna di avere avuto accanto un padre e uomo meraviglioso, che mi ha insegnato che la cosa più importante è lasciare questo mondo un po’ migliore di quanto non lo abbiamo trovato. Lui ci è sicuramente riuscito”.

Presidente emerito dell’Apicom – Associazione Profesionisti Italiani della Comunicazione – Fulvio Janovitz lasciò l’attività ai figli nel 2010 quando, a causa di un ictus, fu costretto a concludere la sua lunga vita professionale.

 

 

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