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Nardella corre ai ripari. Si è accorto di aver bistrattato i fiorentini con una città invivibile, caotica anarchica per incuria di Palazzo Vecchio. Basterà la promessa di incontri a cena?

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di Umberto Cecchi

Il sindaco di Firenze Dario Nardella, negli ultimi tempi si è lasciato prendere dalla vocazione del candidato, in vista delle prossime elezioni amministrative. Si è guardato intorno – quasi fosse la prima volta – e si è accorto che qualcosa, nella sua città non andava, come ad esempio una sorta di turismo cialtrone e incontrollato, che  qualcosa era di troppo, tipo l’ammucchiata dei lavori in corso, tutti affastellati assieme che l’ha resa invivibile, intransitabile e brutta , e infine che qualcosa mancava: un minimo di ordine sia nella viabilità che nella vita quotidiana impegnata espellere i residenti, e di pari passo mancavano i soliti vigili urbani, assenti congeniti dalle strade del centro e ancora più della periferia.

Non solo, ma tendendo finalmente l’orecchio ai rumors cittadini, ha sentito che lo scontento era arrivato al massimo quando è stato accusato di svendere la città ai peggiori offerenti. Insomma, anche i fiorentini, pur se sempre distratti nei confronti dell’ambiente in cui vivono – a meno che non ci sia qualche fatto personale a ridestarli -, si sono accorti che a Firenze di fiorentino c’è n’è sempre di meno. Una sciocchezza: l’ultima ad andarsene è stata Villa Donatello, una volta di Fondiaria ex istituzione fiorentina, adesso Unipol, che è stata trasferita a Sesto a villa Ragionieri. Poco male, direte. Vero ma è solo l’ultima di una serie di istituzioni che se ne vanno, e presto se ne andrà anche un’ importante azienda che a suo tempo un altro sindaco aveva salvato, grazie a Enrico Mattei. E non è poco quando si parla della Generel Eletric

Ciò detto Nardella ‘s’è desto’, come l’Italia di Mameli, e ha fatto una promessa dell’impossibilità, a dir poco risibile anche se certo benintenzionata: parlerà con tutti i fiorentini, uno per uno, spiegherà, illustrerà il suo sindaco pensiero. Se necessario andrà porta a porta, di più: andrà tavola a tavola, a pranzo nelle case – ribollitina e peposo- . In tutte le case. Il che è un pericoloso non solo per Firenze, mobilitata per cene e pranzi, ma anche per la salute di Nardella. Il quale, sia detto fra noi, ascolta troppo tardi la sua gente: invece di andare a parlare ora, con tutti, avrebbe dovuto farlo prima: cercare di capire e se necessario spiegare la Firenze di domani, prima di metter mano a picconi e scavatrici, di aprire voragini nel cuore della città, di non aver risolto il problema dell’aeroporto, dello stadio, dell’alta velocità con i suoi annessi e connesi e aver piantato strani alberi neri , che i georgofili hanno catalogato come ‘niger niger horridus’. Una pianta ottenuta non da ibridazioni nell’Orto delle Bizzarrie, ma da accoppiamenti mentali fra burocrati distratti e incapaci di accorgersi delle brutture. Chi ha permesso di drizzare pali neri, tipo recinto da corral, dovrebbe seriamente pensare a dimettersi. Giovanni Spadolini pensò di istituire il Ministero dei Beni Culturali, a salvaguardia delle bellezze italiche, e invece…La giunta Nardella propone la bruttezza istituzionale e le istituzioni la vidimano. E’ l’era della non politica saggia e della burocrazia padrona.

 

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