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Alla scoperta dei vini di Terre del Bruno e del territorio storico di Pogni

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di Elisabetta Failla

La casa padronale
La casa padronale

Tra Barberino Val d’Elsa Certaldo, vicino a paese di Marcialla, si trova l’antico borgo di Pogni. Questa area tra Siena e Firenze fu descritta da Boccaccio del Decameron dove già allora si produceva un vino migliore che mai si bevve.

La menzione più antica del Castello di Pogni risale al 1059. Il nome deriva dal vocabolo latino “Pugna” ed evoca le battaglie che in questa zona si sono svolte per il dominio di una contrada geograficamente importante che nel tempo divenne feudo del Conte Alberto Degli Alberti, Signore anche di Certaldo e della mitica Semifonte.

Ma Pogni s’inimicò la potente Repubblica Fiorentina che vedeva di malocchio l’arroganza del Conte Alberti e dei suoi vassalli tanto che, prendendo come pretesto l’Editto del 1107 del Comune di Firenze che permetteva di far guerra ai Castelli che non avessero obbedito al potere centrale, una notte del Giugno 1184 i fiorentini assediarono il Castello di Pogni conquistandolo. Il Conte Alberti fu condotto in ostaggio a Firenze e fu liberato solo a condizione che distruggesse il Castello di Pogni senza mai più riedificarlo, di atterrare le Torri di Certaldo e di radere al suolo il Castello di Semifonte.

Una delle sale interne
Una delle sale interne

Oggi in questa località si trova la Fattoria Pogni con annesso agriturismo che appartiene alla famiglia Diddi dal 1966. A quell’epoca la fattoria comprendeva vigne e terreni e una piccola produzione vinicola. Fu solo 46 anni fa, grazie al matrimonio fra Massimo Diddi e Lorella Bonechi, che la fattoria si ingrandì quando le due proprietà confinanti. Quella della famiglia Diddi e quella della famiglia Bonechi, si unirono. Nel 2003 i figli della coppia Gianmarco e Andrea decisero di unificare le terre a produzione vitivinicola in Fattoria Pogni.

Da allora i due fratelli insieme alla mamma Lorella e ai loro collaboratori si occupano della produzione di vini che da quest’anno sono riuniti sotto il marchio Terre del Bruno, in onore del nonno materno Bruno che ha iniziato la produzione vinicola alla fattoria Bonechi, e dell’agriturismo. Sia la casa padronale che gli edifici dedicati all’ospitalità sono molto curati e, dopo una lunga ristrutturazione, mostrano una valorizzazione delle strutture tipicamente toscane, arredate senza alterare il fascino delle case di campagna ma con un tocco di design che la rende più contemporanea.

Negli spazi esterni, caratterizzati da prati ed olivi, ci sono un campo da calcetto, un campo da tennis ed una grande piscina con vista mozzafiato sulla vallata e sulle colline circostanti, spazi relax, un antico pozzo in pietra ancora funzionante, ed antichi attrezzi agricoli lungo vialetti delimitati da piante aromatiche tipiche toscane. Fattoria Pogni è uno dei pochissimi agriturismi che possono fregiarsi a pieno titolo di essere 100% eco-compatibili ed energeticamente autosufficienti.

Gianmarco Diddi
Gianmarco Diddi

La famiglia insieme all’enologo Nicola Berti producono vini interessanti frutto della coltivazione di vitigni toscani e internazionali che risentono del loro terroir. Sangiovese, Trebbiano, Malvasia Toscana, Colorino e Canaiolo dove il terreno è più ricco di galestro e alberese, Merlot e Cabernet Sauvignon vengono allevati dove il terreno è più ghiaioso e ben drenato. Sebbene la forma di allevamento scelta per le viti sia il cordone speronato l’azienda sta pensando per i nuovi impianti di passare a guyiot che meglio si confà alle loro esigenze.

Dopo la vendemmia è in cantina che si ‘creano’ i vini de Le Terre del Bruno. Una struttura affascinante che, anche in questo caso abbina la parte più antica a quella più moderna. I vini raccontano la storia delle terre intorno a Marcialla e Pogni ma anche la storia di questa famiglia. Tra tanti rossi anche un bianco: Albòre Bianco Toscano I.G.T. prodotto con 8%Vermentino e 20% Trebbiano raccolti manualmente. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli con sentori di fiori bianchi, di frutta esotica e di pesca con una buona acidità e sapidità. Un vino fresco, profumato e piacevole al palato.

Ma sono i vini rossi ovviamente a fare la parte del leone. Come Auròra Rosato Toscano I.G.T. proveniente esclusivamente da uve di Sangiovese. Abbiamo degustato l’annata 2016. Nessun passaggio sulle bucce ma, dopo un breve passaggio in legno, viene creato il blend tra barrique e vasca d’acciaio. Di colore rosso leggero,floreale e fruttato si riconoscono i sentori di ciliegia, frutti di bosco come fragoline di bosco e lamponi ma anche note erbacee di sottobosco e, naturalmente, un leggero boisé con un tocco di mineralità e sapidità.

Il Chianti D.O.C.G. è prodotto con l’85% di Sangiovese abbinato a Canaiolo (10%) e Colorino (5%). L’annata 2017 mostra un bel colore rosso rubino, aromi floreali di viola e mammola e di frutti di bosco. Il vino è ben strutturato, armonico e leggermente tannico.

I vini Terre del Bruno in degustazione
I vini Terre del Bruno in degustazione

Il Poggio ai Falchi Chianti Riserva D.O.C.G (annata 2013) è prodotto con Sangivese in purezza. Dopo quattro mesi in acciaio inox, il vino viene affinato 13 mesi in tonneaux di rovere francese che regala un tannino morbido ed elegante e sentori speziati di chiodi di garofano e cannella. Di colore rosso rubino intenso, si sentono sentori floreali di viola e fruttati di mora matura, agrumi canditi ma anche note erbacee.

Si prosegue con Gorgoli Rosso Toscano I.G.T, composto da 70% Sangiovese e  30% Cabernet Sauvignon. Di colore rosso rubino scuro, profuma di frutti di bosco con lievi sentori di vaniglia. Ḕ un vino ben strutturato, ha un sapore caldo, elegante e leggermente tannico.

Interessante anche Le More Nere Rosso Toscano I.G.T. (annata 2013), un vino strutturalmente intenso, complesso ed equilibrato prodotto con Merlot in purezza Si sentono sentori di ciliegia matura, di frutti di bosco, in particolare di mora, note balsamiche e di sottobosco. Non mancano le note speziate come la cannella e i chiodi di garofano e leggere note tanniche e boisé dovuto all’affinamento per 18 mesi in barrique nuove di rovere francese.

Infine terminiamo con Nappolaio Rosso Toscano I.G.T (annata 2013) un sangiovese in purezza che ha fatto l’affinamento in legni di primo o secondo passaggio. Il colore è un rosso rubino intenso, si riconoscono sentori di frutti di bosco, con lievi sentori di spezie e vaniglia. Ḕ un vino di buona struttura, caldo, elegante, con finale leggermente tannico. Vini affascinanti e che meritano di essere degustati con attenzione perché riservano sorprese piacevoli, anche in base all’annata, abbinati ad i piatti della tradizione toscana. Ma non solo.

 

La piscina
La piscina

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